Visto che non so bene chi votare alle europee, ho fatto questo test online per vedere dove mi situo.
Viene fuori che in Italia sto più o meno nei paraggi di Sinistra e Libertà, vedo in lontanaza il PD e c'è Rifondazione che mi scruta all'orizzonte.
In compenso ho scoperto che sarei l'elettrice ideale di uno sconosciuto (a me) partito sloveno.
Tocca cambiare paese.
Al Centre Pompidou abbiamo visto un film: Calder che fa il circo con le sue creature di fil di ferro e panno.
Io sono rimasta lì incantata. Visto che l'ho trovato su youtube ve lo faccio vedere, così rimanete incantati anche voi:
Il mio preferito è il mangiatore di spade, a 2:15 della seconda parte.
Considerando che:
- siamo partiti da Torino che pioveva a dirotto;
- siamo arrivati a Parigi che pioveva a dirotto e faceva un freddo da congelare i passeri sui rami;
- siamo ripartiti da Parigi che soffiava il vento e urlava la bufera;
- siamo arrivati a Torino che c'erano 32 inspiegabili gradi e una parcentuale di umidità che di solito si associa a una vasca da bagno piena;
ne deduco che l'aereo ha volato non solo attraverso lo spazio, ma anche attraverso il tempo, è luglio e nessuno ha cuore di avvisarci.
Quest'anno mi perdo il Salone del Libro - e c'è pure Paolo Conte!
E mi perdo anche il radunone di Anobii proprio a due passi da casa.
E mi perdo anche il compleanno di BiblioPiccola (scusa BP!).
E, sapete?
Non me ne frega una cippa (tranne che per BP, ma tanto facciamo la festa dopo) perché
io
e il Comansardante
dopodomani
anzi domani che è l'una
prendiamo un aereo
e voliamo
a
PARIGI!
E quindi dopodomani anzi domani io sarò a spasso per il Quartiere Latino mano nella mano col Comansardante mio, e vaffanculo il Salone del Libro.
Tiè!
Oggi, al telefono col proprietario di una scuola di deltaplano (si, faccio un lavoro bizzarro).
Io: Mi dà la sua mail?
Lui: Hotelalfayankeebravoindia chiocciola...
Io: Ma tutto attaccato, così senza un punto?
Lui: ...
Io: ...
Lui: ...
Io: AAAAH! Era lo spelling!
Lui: ...
Io: Me lo ripete mica da capo?
Ci ero stata più di dieci anni fa, prima dei restauri. Si arrivava con l'autobus di linea in una piazza desolata e scrostata, ancorché imponente. La biglietteria era un tavolino piantato in mezzo alla ghiaia, davanti alla Reggia - che era scrostata e sporca come la piazza, ancorché pure lei imponente. La visita guidata era obbligatoria: non che ci fosse tanta gente, ma si veniva radunati uso pecore da un vecchietto sbrigativo, un volontario che aveva deciso di dedicare il resto della sua vita a incazzarsi per lo scempio della Venaria.
Pigliava il gruppo e lo guidava a passo di marcia fra le sale, raccontando la storia dolorosa degli abusi subiti dall'edificio che ha ispirato Versailles (cioè, la storia è questa: i francesi vengono qui, vedono la reggia e pensano figata, ne vogliamo una così!). Con marcatissimo accento sabaudo, contenendo i bòjafaus a stento, il vecchietto raccontava di come fosse stata trasformata in caserma (e mostrava i rimasugli di affresco nelle grandi sale abbandonate, con le scritte W LA FIGA incise fra i putti e gli stucchi, i controsoffitti in cemento, le plafoniere avvitate in mezzo ai muri), di come le statue fossero state rubate un po' da tutti e alcune si potessero ammirare nello studio del Presidente della Repubblica in persona (diceva il nonnetto, non so se è vero), indicava i prati fangosi di fuori e ci chiedeva di immaginare la vastità dei giardini.
Poi portava tutti nella celebre Galleria di Diana, che in mezzo alla desolazione spiccava candida e intatta.
"Bella, neh?" diceva, "L'han fatta tutta in cartongesso, sentite qui!" e batteva il pugno sul muro, che suonava vuoto.
Ci siamo tornati, dicevo, domenica, stavolta in macchina. Caspita, è cambiato tutto: c'è la biglietteria enorme e moderna con la coda a serpente fuori, la via turistica tutta fiorita di gelaterie e yogurterie e ristoranti (che si chiamano tutti Reale, Corona, Plateau Royal), c'è l'ingresso con l'audioguida e il guardaroba. Il vecchietto non l'ho visto da nessuna parte.
L'allestimento del piano basso (cucine e così via) è affascinante, anche se dopo un po' della storia di casa Savoia uno ne ha piene le balle - per fortuna che poi c'è il piano nobile, con le stanzone immense, i resti degli affreschi restaurati, un duo che suona oboe e clavicembalo, un altro che suona Bach con la marimba, la porta che dà sui giardini grandi e bellissimi - che sotto il sole sono verdi e scintillano di luce.
Insomma, hanno fatto un lavoro stupendo.
E poi c'è ancora la Galleria di Diana, ovviamente, e non ho resistito a vedere se era ancora in cartongesso: il muro stavolta suonava pieno. Vabbe', è una ricostruzione, ma è credibile.
Poi siamo usciti, abbiamo mangiato una crèpe e pure il gelato, abbiamo guardato i turisti sentendoci turisti pure noi (a Torino non è così comune, i turisti sono sempre una novità) e siamo tornati a casa felici.
A me però mancava il vecchietto.