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giovedì, 26 febbraio 2009
Verdure e passione - Laguna Verde

Patata, la nostra eroina, era triste e frustrata. Viveva nel frigo insieme alle sue compagne, in una triste reticella con l'etichetta pendula. Come le altre, anche lei vestiva la divisa delle patate, beige e impolverata. Le altre la schernivano perché era grassottella. Infatti pesava tre etti, quasi quattro, che per una patata è parecchio.
Un giorno, nel frigo arrivò Porro. Era bellissimo, alto, snello, bianco di culo e verde di chioma, odoroso e slanciato. Patata se ne innamorò immediatamente, e Porro la ricambiò.
I due fuggirono dal frigo, all'ora di cena, mentre il resto delle verdure era assopito.
Finalmente liberi! Patata si denudò, Porro - la chioma fremente - si tolse di dosso quelle foglie dure che nascondevano il suo cuore candido. Si lavarono insieme sotto la cascata del rubinetto, come in un remake vegetale di Laguna Blu. Senza neppure asciugarsi, bagnati e lucenti, rotolarono sul tagliere e lì lasciarono che l'amore li facesse a tocchetti, a rondelle, come una lama d'acciaio.
La passione accese il fuoco sotto la loro pentola. Si abbracciarono stretti nel burro sfrigolante del desiderio. Ogni pezzo di Patata si coloriva, le rondelle di Porro si scioglievano,  l'ardore del loro abbraccio li rimescolava come un cucchiaio di legno mosso da forza divina.
E come una doccia di brodo caldissimo (mezzo litro) giunse l'estasi, la commistione perfetta - un coperchio di oscurità calò sul loro liquido bollore (per trenta minuti).
Quando tornò la luce, era ormai impossibile distinguere Porro da Patata, uniti e legati in modo indissolubile.
Scese dall'alto il Ministro delle unioni vegetali, il Gran Maestro Minipimer, e bianco, con voce imperiosa di tuono, li frullò per sempre insieme. Un cucchiaio di Panna candida, un pizzico di Sale e una spolverata di Pepe testimoniarono della loro indissolubile unione, e furono dichiarati, in nome della cena, Crema Parmentier, finché digestione non li divida.

Peccato, alla cerimonia non intervennero i Crostini, nessuno si era ricordato di invitarli. Le altre patate si struggono di invidia, le stronzette.

(Il Comansardante e io l'abbiamo cucinata insieme due giorni fa. Che cosa romantica, vero? E la stiamo ancora digerendo.)

PS: Il libro finito stasera è questo qua:
Immagine di Stelle cadenti

Parola di ViperaVenerea alle 21:40 precise | link | commenti (12) |
ai fornelli, anobii

lunedì, 23 febbraio 2009
Iné!

Intanto, un doveroso aggiornamento: il Comansardante, avendo temporaneamente recuperato le funzioni vitali, alle 20 e 10 di sabato ha detto "Dai, andiamo" - forse, e sottolineo forse, hanno influito il risotto ai porcini e lo sguardo da cocker con cui gliel'ho scodellato nel piatto - e così non abbiamo buttato via i biglietti e ci siamo divertiti parecchio (niente cena a lume di candela con Travaglio che mastica a bocca aperta sullo sfondo, ma amen. Per ExCollega Piccola: comunque Lui In Persona c'era, eh? In quinta fila, col cappotto beige).

Poi: v'ho detto che ho iniziato a fare tai-chi? Ma parliamone, di questo tai-chi. Intanto, la palestra dove vado a farlo non si chiama palestra, bensì dojo, proprio come quello di Karate Kid. Il dojo in questione sta a quattro passi da casa, ossia nel bronx. Io mi cago in mano ad andarci da sola, e quindi se Bibliotelepata, che di questa faccenda del tai-chi è una veterana scafatissima perché lo fa da ottobre, per qualche motivo deve saltare la lezione, coraggiosamente resto a casa. In caso contrario vado con lei, facendo finta di ignorare lo smercio di sostanze illecite, il lampeggiare dei coltelli e i colpi di mitra che riecheggiano tutto intorno.
Chi riesce a varcare vivo la soglia del dojo si imbatte, in primo luogo, nel giardinetto zen, che è una cosa che la vedessero i miei gatti penserebbero "Ma che bell'angolino mistico" e ci farebbero la cacca. Ma lì non ci sono gatti e qualcuno ci ha ammucchiato dei sassetti. Anche dopo aver capito che i monticelli di pietre rappresentano la forza, la temperanza e altre virtù, continua a sembrarmi una lettiera.
Le pareti del dojo sono tutte tappezzate di cartelli incoraggianti: "La goccia buca la roccia", "Tutti i fiumi scorrono al mare", "Rosso di sera bel tempo si spera", cose così.
Lo spogliatoio niente, è solo uno spogliatoio pieno di donne in vario stato di denudamento.
Lì tutti hanno il kimono, ma quando ho scoperto che è una sorta di pigiama blu-infermiere, di cotone, e costa trentacinque euro, ho deciso di fare l'alternativa e continuo a sfoggiare la mia tuta da ginnastica nera, in puro acrilico.
Ma veniamo al tai-chi: per ora ho imparato a fare le forme base, che già quelle sono complicatissime, e dire che sarebbero una sorta di riscaldamento per la roba seria che viene dopo. Hanno dei nomi interessanti, tipo "il serpente che riflette su sè stesso", "la gallina che scivola sul ghiaccio", "il guerriero che spinge la montagna", "il monaco che fa la cacca nel cespuglio", e richiedono coordinazione, concentrazione e memoria, tre doti che ahimè mi mancano completamente. Col maestro, durante la prima lezione, abbiamo stabilito che, quando avrò imparato a distinguere la destra dalla sinistra, sarà un bel passo avanti. "Vedrai, prima o poi riuscirò a farti capire la differenza", mi ha detto, poggiandomi la mano sulla spalla, destra o sinistra che fosse, e gratificandomi con un sorriso da buddha pieno di pace, comprensione e infinita tolleranza. Poi si è allontanato pensando "Tutti a me gli scemi, ma porca...".
Durante l'esecuzione delle forme, è necessario, infatti, ricordare la sequenza dei movimenti e coordinare gli arti giusti per eseguirli nell'ordine corretto, e già è un casino, e poi:
- immaginare di avere un filo che parte della sommità della testa e la tiene sollevata;
- immaginare di avere una sfera fra le cosce che le tiene aperte (niente battute);
- immaginare di avere qualcuno che ti accarezza la nuca verso l'alto per mantenere il mento nella giusta posizione;
- spingere in avanti il coccige senza necessariamente stringere le chiappe (la prima volta che il maestro mi ha detto "tieni il coccige avanti" io ho prontamente cercato di arcuare il collo, perché credevo che fosse localizzato dalle parti della nuca. Poi ha aggiunto di non contrarre le natiche e allora ho capito che o stavo sbagliando qualcosa, oppure ho davvero la faccia da culo);
- immaginare di avere le spalle fatte d'acqua, qualunque cosa voglia dire;
- ricordare di tenere la lingua aderente al palato;
- respirare col naso
il tutto contemporaneamente.
E inoltre distinguere la destra dalla sinistra.
E' faticosissimo.

Comunque a qualcosa serve, perché mi è passato il mal di schiena cronico che avevo e ho iniziato a levitare tutte le mattine quando faccio pipì.

Ah, e poi non vi ho detto la parte migliore: alla fine della nostra lezione c'è la classe di capoeira, e sono tutti maschi.
E che maschi.


Ps. Ho appena finto questo libro qui. Per saperne di più cliccate sulla copertina:

      
Immagine di L'opera struggente di un formidabile genio

Parola di ViperaVenerea alle 15:47 precise | link | commenti (12) |
vita da vipera, anobii

sabato, 21 febbraio 2009
Fanculo

Abbiamo regolarmente acquistato due biglietti per Decameron di Luttazzi. Sono andata a ritirarli in biglietteria e sono riuscita a non perderli. Sono anche dei bei posti - in galleria, ma in prima fila.
Il Comansardante e io non siamo mai andati a teatro insieme da soli, e poi fra un mese è il nostro settimo anniversario, quindi pare anche una cosa bella e romantica andare a sentire Luttazzi che parla di merda e di sborra così, mano nella mano.
Inoltre non abbiamo fatto nulla a san valentino, quindi è anche un festeggiamento posticipato - gli ho anche comprato un regalino ma ancora non gliel'ho dato. E perché non in pizzeria, che davanti al teatro c'è questa pizzeria che fa la pizza buonissima e l'anno scorso ci abbiamo pure visto Travaglio?

E poi niente, oggi il Comansardante c'ha la febbre a 39.

Speriamo nel miracolo, intanto lo ingozzo di tachipirina che manco il gavage delle oche.

AGGIORNAMENTO: Il Comansardante si è svegliato e mi ha chiesto se gli scaldavo il purè - a mezzanotte e quaranta. Spero sia un buon segno.

Parola di ViperaVenerea alle 00:10 precise | link | commenti (4) |
depressione, il comansardante

lunedì, 16 febbraio 2009
La fine è vicina

Il Comansardante, nel pomeriggio, prima di andare al lavoro: "Non so cosa portrami da mangiare... Mi prepari un po' di seitan?"
Già quello fa presagire oscuri cambiamenti nei misteriosi cicli dell'universo.
Se ne parte col seitan saltato in padella e le carote al prezzemolo nel tupperware appannato di condensa.
Lo chiamo alle nove, prendendomi una pausa dalla lettura di Revolutionary Road (iniziato alle 18.00 e finito mezz'ora fa, sticazzi - ho scritto una breve recensione su Anobii, se interessa).
"Ah, buono il seitan!"
"Davvero?"
"Si, mi è piaciuto. Potrei persino mangiarlo, qualche sera, al posto della carne"

Boh, era per avvertirvi: l'Armageddon è vicino e questi sono i Segni.

Parola di ViperaVenerea alle 00:15 precise | link | commenti (13) |
il comansardante