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martedì, 23 dicembre 2008
Il calendario TOTALE

 

http://www.bubblecalendar.com/

Parola di ViperaVenerea alle 19:55 precise | link | commenti (5) |
cose a caso

Mi sono scottata la lingua (non mi viene un titolo migliore)

Ieri sera ho cucinato il risotto ai piselli. Ho assaggiato per sentire se era cotto - un mucchietto di bianchi chicchi sul cucchiaio di legno e in cima, in equilibro, l'atletico pisellino verde tondo e inoffensivo. Il riso era a posto, ma il pisello verde tondo e inoffensivo doveva avere, al suo interno, una sacca di vapore rovente o qualcosa del genere: appena entrato a contatto con la lingua è esploso, si è sentito un fshhht! e praticamente mi ha aperto un cratere fumante sull'organo del gusto. Ho perso così la sensibilità alla punta della lingua, e visto che le papille gustative pare ci mettano sette giorni circa a rigenerarsi, per una settimana mi sono fottuta il sapore dolce (punta della lingua=sapore dolce, se non lo sapete sapevatelo).
Oggi, a mezzogiorno, sono andata a fare pausa pranzo col Comansardante e abbiamo diretto i nostri passi verso il ristorante specializzato in zuppe che tanto ci piace. Quella del Comansardante era una roba strana thailandese a base di latte di cocco, gamberi, pollo, funghi e una quantità di altre cose che emergevano a sorpresa dal brodo candido. La mia era una più banale passata di carote, mela e spezie, di cui ignoro il sapore perché, per ragioni che non mi sono chiare ma rientrano sicuramente sotto la categoria "sfiga", ha mantenuto, per tutti i trenta minuti che abbiamo impiegato a consumare il pasto, una temperatura sufficiente a deformare il cucchiaio.
Stoicamente l'ho ingurgitata, sentendola scendere invariabilmente bollente lungo la trachea. Adesso sta probabilmente fondendo l'intestino, mentre si avvia a trasformarsi in merdina arancione e caldissima.

Risultato del mio eroismo: adesso tutta la lingua è scottata, quindi mi sono fottuta, oltre al sapore dolce, anche il salato, l'acido e l'amaro.

Mi godrò un casino il cenone di Natale, sicuro.

PS. Siccome non mi viene un titolo per questo, paraltro irrilevante, post, se qualcuno di voi me ne suggerisce uno intelligente vince una papilla gustativa usata della sottoscritta.

Parola di ViperaVenerea alle 17:21 precise | link | commenti (1) |
vita da vipera

lunedì, 22 dicembre 2008
Per fortuna ho finito

L'aspetto peggiore di andare per negozi a comprare i regali di natale non è il caos.
Nemmeno le code alla cassa.
O non trovare quello che si cerca.
Neppure la spesa.

La cosa peggiore è subire in filodiffusione Giorgia, la Pausini, Tiziano Ferro e gli amici loro che ragliano a squarciagola da tutte le parti.

Ho mal di testa.

Parola di ViperaVenerea alle 23:41 precise | link | commenti (7) |
vita da vipera

martedì, 16 dicembre 2008
Pasta alle carote - ossia Come cucinare col frigo vuoto

Avete fame e il frigo mezzo vuoto? Fate come me: ficcate in pentola roba a caso.
Mettete a bollire l'acqua, sempre che non vi abbiano tagliato il gas. No? Bene! L'acqua che bolle fa tanto cucina, anche se la pentola è vuota.
Mentre aspettate che bolla frugate nel frigo, se è vuoto farete in fretta. Avete una cipolla e due carote? Benissimo. Vi serve anche un foglio di giornale e un coltello. Il coltello per raschiare le carote, il foglio di giornale per appoggiarvici sopra. Dopo vi troverete con trucioli di carota anche nei capelli, ma tanto erano da lavare. Anche le carote sono da lavare. Fatelo, poi, tutte belle bagnaticce e lucide come sono, grattugiatele con la grattugia a buchi larghi per farle a julienne, fini fini.  Carote ovunque. Tritate la cipolla con la mezzaluna. Non provate a farlo con la grattugia, date retta a me che ho fatto l'esperimento: schizzi di cipolla fino al soffitto, fiumi di lacrime, non funziona.
In un padellone mettete a scaldare l'olio con mezzo cucchiaino di curry e non di più. Non avete il curry? Andate in India a comprarlo, vi aspetto qui. Intanto metto a rosolare la cipolla.
Tornati? Ottimo. Mettete le carote nella padella e fatele saltare per un minuto, il tempo di controllare se avete la pasta. Siamo in Italia, certo che ce l'avete. Le farfalle vano benissimo, e infatti io avevo le farfalle.
Buttate la pasta. Ooops, vi è scivolato il sacchetto e ne avete messo in pentola mezzo chilo. Pazienza, domani ve la porterete al lavoro e la farete scaldare sul termosifone, poi la rimangerete domani sera e costringerete anche il Comansardante a mangiarla. Dovete procurarvene uno: i Comansardanti sono utilissimi se avete fatto troppa pasta.
Bene bene, a che punto eravamo? Oh, si, le carote. Aggiungete in padella mezzo bicchiere d'acqua, salate e fatele cuocere a fuoco medio: l'acqua si asciugherà e loro diventeranno morbide.
Le farfalle nel frattempo sono cotte, lo saprete perché avete puntato la sveglia sul cellulare, fosse mai che la vista delle carote vi distraesse.
Versate la pasta nella padella, alzate un po' la fiamma e aggiungete vari rimasugli pescati in frigo, ossia: philadelphia - mescolate - prezzemolo tritato - mescolate - parmigiano a strafottere - mescolate.
Infine una macinata di pepe.
Adesso togliete dal fuoco e pregate che sia buona perché ne avete fatta veramente tanta e non potete buttarla via.
Sedetevi al tavolo, recitate un mantra propiziatorio e assaggiate: com'è?

Parola di ViperaVenerea alle 22:59 precise | link | commenti (14) |
ai fornelli

mercoledì, 10 dicembre 2008
Colpa dei mulini a vento

I fratelli di mia madre non sono proprio delle cime.

Prendiamo il più vecchio. Sposatosi ennemila anni fa con una donna la cui permanente, a forma di fungo di Hiroshima, ha sempre avuto un peso specifico maggiore dell'ipotetico cervello che ci stava sotto, insieme hanno costituito davanti al Signore un bell'accrocchio di neuroni in corto circuito.

Quando era nel pieno del vigore, mio zio era noto per fare viaggi organizzati, con sua moglie Permanente Atomica, in giro per il mondo. Si, quei viaggi: quelli dell'Animazione Serale, le Foto di Gruppo col Cameriere Esotico e il Cammello Depresso, la spaghettata nel deserto e, ovviamente, il Giro Guidato nel Mercatino Tipico a caccia del Souvenir Caratteristico. Per cui, al ritorno, ci recava in dono sombreri di plastica, zoccoli salvadanaio, presepi di conchiglie e altro trashume, per non dire monnezza, che in confronto la bomboniera della vostra cuginetta che si è cresimata, giuro, pare una saliera del Cellini. Il dono più memorabile è stato un mulino a vento in plastica maròn, con finestrelle delicatamente pressofuse e pale rotanti a molla, che caricate giravano emettendo una simpatica musichetta da carrillon, altezza cm. 30. Visto che ai parenti portava pensierini in tono minore e per sè acquistava i pezzi forti, casa sua era ed è il mausoleo del kitsch, il Louvre della puttanata, il Prado della cazzata in plastica: il nostro sombrerino in plastica sfigurava di fronte a quello, col diametro di una ruota da carro, appeso alla parete del suo soggiorno. E che dire del suo mulino a vento, praticamente in scala 1:1, il plastica maròn anch'esso, ma elettrico e con le finestrelle che si accendevano e le pale che giravano suonando finché non veniva staccata la spina? Inutile dire che la spina non veniva staccata mai e il suo gaio suono scandiva ogni momento della vostra gioiosa permanenza in quella casa. Il culmine dello chic era, comunque, costituito da un inarrivabile telefono di alabastro verde con finiture in similoro, la cornetta lavorata in stile dorico pesante diciotto chili, il filo elettrico sobriamente racchiuso in una guaina di broccatino a ricami, una delizia. Funzionante, eh? Nessuno osava fare una telefonata in casa loro, quell'aggeggio avrebbe intimorito anche un arcivescovo.

Mio zio era altresì noto per le sue battute a effetto durante le riunioni di famiglia. Ricordo ancora quel giorno in cui tutti i commensali, presente esclusa, mangiavano cozze, e lui esclamò: "Sapete perché mi piacciono tanto le cozze? Perché sanno di donna!", e via a raccontare come l'inebriante sugo del mitile avesse l'identico sapore dell'altrettanto inebriante sugo di un'altra cosa, mentre i commensali posavano con una smorfia i gusci nel piatto e mia sorella mi sussurrava "Natale prossimo a zia regaliamo un detergente intimo, eh?".
Raggiunto il giusto livello d'alcool, quando cioè il sangue si raccoglieva tutto nella punta del naso e il resto del corpo stava in infusione a 40°, lo zio iniziava lo spettacolo. Intanto, si metteva a parlare in molte lingue diverse, nessuna delle quali comprensibile, nonché a tradurre simultaneamente se stesso dal piemontese all'italiano e ritorno. Poi riempiva il suo bicchiere e quello dei vicini di tavola con vari livelli di liquido, intingeva in tutti l'indice e iniziava a far stridere i polpastrelli sui vari bordi di cristallo, creando così una bella cacofonia di ultrasuoni che incrinavano le finestre e decapitavano le pecorelle nel presepe. Quando gli veniva cortesemente urlato di piantarla un sufficente numero di volte, si produceva nel sempre affascinante numero della moneta che sta attaccata alla fronte tramite sputazzo. Infine, quando la moneta insalivata ricadeva con un tonfo nel vitel tonnato, iniziava con le barzellette spinte d'anteguerra, i canti alpini e i ricordi d'infanzia, poi si metteva a piangere e s'addormentava.   

Ora, vuoi l'alcol, vuoi l'età, vuoi l'incessante sottofondo musicale del mulino a vento con pale rotanti, mio zio, che va verso gli ottanta, si è rincoglionito definitivamente.
E, se Permanente Atomica (anche lei un po' sgonfia) si gira un attimo, lui sparisce e si perde. Fa chilometri, eh?
La prima volta è stato un giorno di qualche anno fa, in cui sparì di primo pomeriggio e solo a tarda sera, quando ormai le forze dell'ordine di ogni tipo erano state allertate e sciami di volanti erano in procinto di partire per un'epica Caccia al Vecchietto, ebbe l'illuminazione di chiamare casa da un telefono a gettoni, che sorgeva variamente vandalizzato in una periferia remota della città. Recuperato, fu portato a casa e gli fu raccomandato di Non uscire. Mai. Da solo.
Oggi, verso mezzogiorno, mia zia l'ha mollato davanti al portone di casa dopo averlo portato dal dottore, gli ha slegato il guinzaglio e gli ha detto: "Sali le scale. Apparecchia la tavola. Niente giochini coi bicchieri. Torno subito.".
Mio zio ha fatto sì sì con la testa e di lui si sono perse le tracce.
Verso le 19 una coppia in auto, che transitava in una zona desolata ai limiti della civiltà, ha visto un anziano signore zigzagare a piedi a bordo strada. Ha accostato, l'ha convinto a salire in auto, gli ha chiesto due o tre volte l'indirizzo e lo ha riconsegnato un'ora dopo a Permanente Atomica, che stava già cucendo la veletta a lutto sul cappellino, e ai miei parenti sani di mente che intanto prendevano contatti con l'esercito.

Interrogato, mio zio ha detto: "Ma niente, ero in macchina, stavo guidando verso casa, poi quel signore mi ha detto di accostare, era gentile e ha insistito per guidare lui. Mi ha portato qui e mi ha detto di mettere la macchina in garage".

Quando i due si sposarono e non ebbero figli, i parenti si rallegrarono: l'idea che quei due fondessero i loro patrimoni genetici per dare vita a un essere che sarebbe stato la summa di entrambi era, come dire, preoccupante.
Ora la questione si pone in termini diversi, che almeno avessero un figlio potrebbe legarli entrambi al termosifone e impedire le fughe su auto immaginarie in aree popolate essenzialmente da rifiuti, tossici e donne di malaffare.
Ipotizziamo di cucirgli al polso almeno una targhetta identificativa coi dati, o impiantargli un chip nell'orecchio, o tatuargli l'indirizzo in fronte.

E non vi ho ancora parlato di suo fratello, quello che da giovane ha fatto un frontale con un camion.

Parola di ViperaVenerea alle 01:33 precise | link | commenti (13) |
parentado

venerdì, 05 dicembre 2008
La favola di oggi

E per la serie "Natale è sempre più vicino  - e io continuo a non aver volgia di fare una minchia, di venerdì meno ancora", care lettrici, cari lettori, sedetevi qui attorno a me che vi racconto una favola.
E la favola è quella di...

Albie, il Drago Razzista




[grazie ai Flight of the Conchords]
[canzoncina]
Nella foresta di marmellata,
in mezzo agli alberi verosimili,
in una casetta di fiocchi di latte,
vive Albie
Albie
Albie il Drago Razzista
[fine canzoncina]

Sesta parte

...E così tutti gli abitanti del villaggio cacciarono Albie, il Drago Razzista, in una caverna, molto fredda e molto spaventosa.
Era così fredda e così spaventosa che Albie si mise a piangere lacrime di drago, che come tutti sanno si trasformano in... gelatine!
Proprio in quel momento sentì una piccola mano sulla coda, si voltò e... chi altro poteva esserci, se non il ragazzino albanese, malamente ustionato dal giorno prima?
"Che stai facendo? Pensavo di averti ucciso, ieri!" borbottò Albie, in modo piuttosto razzista.
"No, no Albie, non mi hai ucciso con la tua fiammata di drago. Ho strisciato verso la salvezza, ma sono rimasto sfigurato in modo molto grave!" rise il ragazzo. "Perché stai piangendo, Albie?"
"Be', tutti i contadini mi hanno cacciato in questa terrificante caverna. Penso che sia perché sono cooosì razzista! Togli la mano dalla mia coda, me la sporchi".
"Non ti hanno costretto qui per il tuo razzismo" [disse il ragazzino] "Hanno cacciato qui anche me quando sono stato sfigurato in questo modo. Loro non ci amano perché... perché siamo diversi".
E, sentendo queste parole, Albie pianse una singola lacrima, che si trasformò in una gelatina con tutti i colori dell'arcobaleno!
E improvvisamente Albie... non fu più razzista!

[canzoncina]
Così sedettero nella caverna
e mangiarono torta di gomma da masticare - GNAM!
Albie il drago razzista...
... be', non più!
[fine canzoncina]

Piaciuta?

Parola di ViperaVenerea alle 16:41 precise | link | commenti (4) |
video

mercoledì, 03 dicembre 2008
Tutti in coro!

Oggi mi sento molto invernale, molto natalizia e soprattutto molto propensa a trovare qualsiasi attività alternativa al banale lavoro.

Su, fate i coretti con me:


E comunque, povero Michael, chiunque sia:

I was following the pack
all swallowed in their coats
with scarves of red tied ’round their throats
to keep their little heads
from fallin’ in the snow
And I turned ’round and there you go
And, Michael, you would fall
and turn the white snow red as strawberries
in the summertime...

Parola di ViperaVenerea alle 17:38 precise | link | commenti (8) |
video