E' una settimana che latito perché:
mi alzo e vado al lavoro
torno a casa dal lavoro
leggo Infinite Jest
mi addormento col libro sulla pancia.
Capirete anche voi che la materia da post è, come dire, limitata.
Oggi vado alla fiera dell'ecobio con Bibliopiccola. Speriamo che atterrino gli alieni almeno ho qualcosa da scrivere.
Nel frattempo un po' di pubblicità progresso che non fa mai male:
Binary solo! Zero zero zero zero zero one, zero zero zero zero zero one one, zero zero zero zero zero one one one!
Leggo in rete svariate citazioni da Wallace che contengono le parole morte, morire, ammazzarsi e cappio al collo, come a dire Eh ma si capiva che sarebbe successo!
Come sostenere che Madame Bovary mangia il cianuro e siccome Flaubert ha detto Madame Bovary c'est moi allora pure lui doveva finire a ingollare topicida.
Invece preferisco riportare questa nota a margine di Una cosa divertente che non farò mai più (senza pensare alle implicazioni mortifere del titolo), in cui l'autore commenta il suo incontro col caviale (luogo: nave da crociera extralusso):
Il Fleet bar era anche il luogo dove si sarebbe tenuto, più tardi, il Tè in abito formale, durante il quale donne anziane sfoggiavano lunghi guanti bianchi da spogliarellista e mignoli tenuti alti sui manici, e dove a quanto pare fra le mie infrazioni all'etichetta del Tè in abito formale c'erano: a) aver immaginato che qualcuno si sarebbe divertito alla vista della mia maglietta con lo smoking disegnato sopra, dato che non avevo preso sul serio la raccomandazione della brochure Celebrity di portarsi lo smoking; b) di aver immaginato che le donne anziane al mio tavolo sarebbero rimaste affascinate dalle battute indecenti tipo Rorschach che facevo sulla forma - del resto, oscena - in cui i tovaglioli di lino erano piegati a mo' di origami sulla tavola; c) di aver immaginato che queste stesse signore potessero essere interessate ad apprendere a quali torture deve essere sottoposta un'oca per tutta la vita perché il suo fegato sia degno di diventare paté; d) di mettere circa un etto di quel che sembrava un pallettone lucido e nero su un grande cracker bianco e poi infilarmi tutto quanto in bocca; e) assumere un secondo dopo un'espressione della faccia che hanno definito, nella più caritatevole delle espressioni, poco elegante; f) cercare di rispondere con la bocca piena a una signora anziana seduta dall'altra parte del tavolo con pince-nez, guanti di camoscio e rossetto sull'incisivo superiore destro, che stava cercando di spiegarmi che quel che avevo preso era caviale di Beluga, con il risultato di f1) espellere diverse briciole e una cosa che aveva l'aspetto di un'enorme bolla nera, e f2) l'emissione distorta di una parola che, mi è stato poi riferito, l'intero tavolo ha recepito come un espletivo genitale; g) cercare poi di sputare tutta l'indescrivibile, nauseante poltiglia in un cedevole tovagliolo di carta invece che in uno dei numerosi e robusti tovaglioli di lino, con conseguenze la cui descrizione preferirei limitare a sfortunate, e h), quando un bambino seduto al mio fianco (con papillon e [giuro] pantaloncini da smoking) ha definito il caviale Beluga uno "schifo", assentire con un'espressione incontrollata e imprudente che stava inequivocabilmente per un espletivo genitale.
Mamma al telefono: - Come si mette la sveglia sul telefonino?
Figlia al telefono: - Non so, il tuo telefono è diverso dal mio. Cosa vedi sul display?
- C'è scritto sveglia.
- Cliccaci su e dimmi che succede.
- Che cos'è che devo fare? Aspetta che metto gli occhiali. Aspetta, neh?
- Sono qui, dove vuoi che vad... - Oddio è andato via tutto, nusgnur, che faccio?
- Andato via tutto che?
- Tutto, è tutto buio, aspetta, ecco no, c'è un triangolo...
- Un triangolo? Mamma, stai telefonando a Dio?
- ...no, è un rettangolo bianco, ecco, cosa faccio?
- Ma è la sveglia?
- ...si, credo di si...
- Scrivi l'ora in cui ti vuoi svegliare.
- Cinque, ho schiacciato cinque.
- No, zero cinque zero zero, ma'.
- Oddio, aspetta, ma cosa dice qui? Oddio, ho schiacciato una cosa...
- Cosa?
- Non lo so, c'era scritto chiama e ho chiamato.
- Hai chiamato cosa? Mamma ma che fai?
- Be', la sveglia chiama al mattino, no?, quindi gli ho detto chiama.
- Mamma...
- Dice ricorda deviazioni specifiche.
- Ma', non so come dirtelo ma stai tentando di telefonare al numero cinque.
- No no, ho messo proprio la sveglia.
- Va bene, facciamo che l'hai messa, tu per sicurezza domani mettine anche un'altra, quella con le lancette, d'accordo?
- Si, si, ne metto almeno due.
- Ok, bene, ci sentiamo doman...
- Senti! Un'altra cosa.
- Si, dimmi.
- E domani mattina come la spengo la sveglia?
Mannaggia a me che le ho regalato un cellulare. Tre anni fa, mica ieri.
Per mantenere solida la linea deprimente/di servizio che sto prendendo non so perché, ma anche e soprattutto per fare la mia parte nel diffondere la notizia il più possibile. Così magari chi abita a Assago o dintorni ci pensa due volte prima di lasciare i suoi soldi a un posto dove un bambino autistico viene pubblicamente maltrattato dal personale.
Qui la mail della mamma, a cui va tutta la mia solidarietà.
Secondo questo blog la candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti Sarah Palin, oltre a essere deprecabile per mille e una ragione (cacciatrice, amante delle armi, fanatica religiosa, che esibisce suo figlio down come un trofeo e la figlioletta incinta col fidanzatino come due muppets, repubblicana - che già di per sè e da solo è un ottimo motivo per odiarla), ha anche dei precedenti alla Fahrenheit 451 che non possono non preoccupare quelli che ci tengono alla libertà di espressione.
La Palin, come sindaco di Wasilla, paesino dell'Alaska di 4000 abitanti, ha tentato di bandire una serie di libri della biblioteca locale. La bibliotecaria, donna eroica alla quale va tutta la mia stima, si è rifiutata più volte. La Palin allora l'ha licenziata. Una sollevazione popolare ha poi costretto il sindaco a riassumerla.
L'autenticità della notizia è controversa ma sul blog si trovano testimonianze che la farebbero reputare vera.
Io per me inizio a mettere qui questo banner, tanto per chiarire la mia posizione:
Dicevano che oggi minimo minimo finiva il mondo e saremmo stati risucchiati tutti da un water spaziale con lo sciacquone appena sotto Ginevra.
Spero che nessuno ci sia cascato e ne abbia approfittato per invitare il suo capo ad avere rapporti zoofili con i cani di grossa taglia, magari in posizione passiva rispetto al cane, perché è l'una e il mondo è ancora qui.
Il radicchio: una verdura bizzarra.
Ne compri un paio di quelli tondi e sono piccoli e compatti e pensi che la ricetta dev'essere sbagliata, che ci fai con 'ste due pallette? Per fortuna l'esperienza insegna e sabato ne ho comprati solo due. A casa ci ho tagliato il culo e ho iniziato a sfogliarli, e mi sono trovata con una montagna di foglie rosse, enorme, non sapevo dove metterle. La ricetta diceva di farli a striscine sottili sottili e ho ubbidito. Devo dire che c'è voluto un bel po'. Poi ho messo al fuoco una bella pentola grande con un po' d'olio e due scalogni tritati fini e ho aspettato che diventassero trasparenti.
Ci ho versato il radicchio e ho iniziato a rimestare col cucchiaio di legno. Rimesta rimesta, si è ridotto piano piano di volume e dopo un paio di minuti occupava mezza pentola appena. Ve l'ho detto che il radicchio è strano.
A quel punto ho aggiunto un paio di cucchiai d'uvetta, che da mezz'ora se ne stavano a mollo in un bicchiere di vino bianco, e un cucchiaio di zucchero di canna. Gira gira gira. Mentre giravo ho tostato in un padellino due cucchiai di pinoli, senza nulla, e ce li ho aggiunti. E un cucchiaio abbondante d'aceto di mele. Gira gira gira. Sale e pepe. Gira gira.
Poi ho levato dal fuoco e ho lasciato lì.
Mentre il radicchio raffreddava ho tolto dal frigo la pasta sfoglia, due rotoli, e ho fatto fondere un pezzo di burro in un pentolino.
A questo punto, ovviamente, il primo disco di pasta l'ho usato per foderare una tortiera tonda. Ho messo il pastrocchio ben livellato, poi ho coperto con l'altra pasta, rimboccando ai bordi. Ho versato il burro, l'ho spalmato bene, ho salato la superficie e l'ho bucherellata bene con una forchetta. In forno già caldo a 190° finché non è gonfiata - poi per fortuna si è sgonfiata da sè.
Il giorno dopo, da Bibliopiccola, scaldata, non era niente male.
Dice Repubblica online che il termine preciso per definire il senso di frustrazione, nervosismo e ansia che (a quanto sostiene il solito autorevole sondaggio britannico) dovrebbe colpire una parte di coloro che non riescono a caricare un sito/accedere alla rete in genere è discombugogglamento. Che, sempre secondo l'articolo, sarebbe una fusione fra Google e scombussolamento. Non capisco da dove escail dis iniziale(scombussooglamento sarebbe altrettanto insensato ma più coerente), ma a parte questo: come cazzo si dovrebbe pronunciare? E declinare?
Scusate se il tanto atteso (da me) post sulle vacanze tarda ad arrivare, ma oggi ho ripreso il lavoro e lì, nell'ufficio deserto afoso e abbandonato, mentre fuori pioveva tristemente per rimarcare che sì si, è settembre, e le schede lasciate in beato disordine prevacanziero il 14 mi aspettavano ottuse e noiose dicendo completaci!, la Toscana mi è parsa infinitamente lontana. Prima mi ripiglio dalla depressione, poi si vede.