Stanotte il piccolo Harold, bastarda palla di pelo senza coglioni, ha sboccato, due volte. L'ho sentito distintamente e ho immaginato che fosse sotto il letto - o sul mio cuscino, magari; ma al momento non me ne importava nulla e ho ripreso a dormire.
Stamattina ho ricordato quei suoni inquietanti e sono scesa con circospezione dal mio caldo giaciglio. La nostra camera da letto è molto piccola e il letto la occupa praticamente per intero. Mentre lo circumnavigavo verso la porta camminavo sulle punte, quatta quatta, cercando di individuare i vomitini. Nulla.
Per terra abbiamo il linoleum. C'era già al nostro arrivo ed è veramente brutto: grigio a macchiette gialline, sembra il pavimento di un garage dopo che qualcuno ha dato il bianco ai muri. Quando cade qualcosa per terra si mimetizza immediatamente, crocchette semidigerite e palle di pelo incluse. Ci sono voluti dieci minuti buoni di analisi circostanziata del pavimento, a quattro zampe, gli occhi cisposi e semichiusi, per trovare almeno uno dei corpi del reato: eccolo, sotto il letto, esattamente al centro, dove solo la polvere osa arrivare e giammai braccio umano si spinse. Ma porcamerdadiunavacca, dico soavemente mentre prendo la carta igienica e il disinfettante in bagno.
Mi inginocchio e mi protendo verso la poltiglia. Remigo con la sinistra mentre, ventre a terra, striscio verso la meta.
E, proprio mentre non lo stavo cercando, lo trovo: il secondo vomito è lì, quasi quasi ancora tiepido, dolcemente vischioso, sotto la mia mano. Serendipity, la chiamano gli anglofoni.
Ma loro sono molto più fini di me.
Stanotte in chat con Cravan e Pois stiamo guardando una serie di video schifosi, a base di cacca, cavalli e uccelli mutilati. Ma il peggiore resta lui:
Oggi il tempo è proprio primaverile: fin dal mattino il cielo è stato grigio, nel primo pomeriggio si è messo a piovere seriamente, verso le sei sembrava una giornata da cani di novembre. Pioggia torrenziale e vento gelido e freddo porco.
E il tram non arrivava, e tutte le macchine giocavano a chi schizza più passanti in un colpo solo.
Ma io sono un'ottimista. Frustrata e sadica, ma ottimista: mi sentivo meglio a vedere quelli che, sprovvisti di finestra ma non di calendario, avevano letto 18 aprile ed erano usciti tutti primaverili, col giubbotto leggero, la gonnellina fru-fru, le scarpe aperte, i pantaloni di tela e niente ombrello, e ora gelavano e imprecavano bagnati fradici.
Io la finestra ce l'ho e credo al vecchio adagio piove governo ladro: visto il cielo e visti i risultati delle elezioni sono uscita con maglione cappotto e anfibi e ombrello, soprattutto ombrello.
Mi permetto di linkare l'ultimo post di Leonardo, spero non se ne avrà a male. Come sempre riesce a essere lucido, profondo, a farmi riflettere e persino a farmi ridere, anche se in tutto questo non c'è niente di divertente.
Non è successo niente di eclatante, nessun elettore ha mangiato la scheda per protesta, nessuno ha fatto foto, nessuno è morto nel seggio nonostante l'età media degli elettori giocasse a favore dell'ultima eventualità.
Uno si è lamentato perché le liste della sezione sono divise in uomini e donne e non si può votare con la biro, una vecchietta ha piegato insieme le due schede e sosteneva che gliene avevamo data solo una e siamo stati costretti a ripescarle dall'urna e rispedirla in cabina a votare anche l'altra.
Sarà sempre per la questione anagrafica, ma ho notato che per la maggioranza delle persone era molto difficile capire con l'intuito il concetto scheda rosa in urna rosa - scheda gialla in urna gialla, e quasi tutti cercavano di imbucarle entrambe nella stessa o chiedevano "Fa lo stesso qui o lì?" o ancora meglio "E adesso dove le infilo?". E non erano al primo voto, eh? Con tutti i timbri che avevano sulla tessera al supermercato avrebbero vinto una pirofila.
Il reparto scrutatori puzzava di destra fin dal primo minuto, e soprattutto una, bionda grassa e molto Mussolini(Alessandra)-style, feteva più degli altri. Difatti mi ha regalato questa perla: parlando con rappresentante di quella lista di merda che neanche nomino ha affermato che a) vorrebbe taaanto conoscere Fini, b) e anche la Santanchè, una donna cooosì determinata [l'opinione di Pois e mia sulla Santanchè: una che gli apri la testa e ci trovi merda, poi altra merda, poi un chip] e c) "Fini è un grande politico e Berlusconi un grande imprenditore, insieme formano una squadra vincente".
La vacca bionda c'è rimasta come la testa della Santanché (di merda) quando al seggio ha trionfato il PD.
In biblioteca, per Halloween, avevamo accarezzato l'idea di fare un laboratorio di origami, in cui insegnavamo ai deliziosi virgulti come trasformare la carta in zucche, pipistrelli e caccole di mostro. La cosa era finita in nulla quando ci eravamo scoperte incapaci di fare cose più complesse che gli aeroplanini di carta, o le migliori la barchetta. Nemmeno i tutorial di internet e i libri sul tema erano serviti, le nostre zucche continuavano a sembrare cubi storti e i pipistrelli farfalle schiacciate da un camion.
Ah, avessimo avuto questo video! Sai la soddisfazione per i giovani utenti? "E adesso vi insegnamo a fare i cazzetti di carta!"
Nina&Rita mi hanno coinvolta in una catena, quella in cui bisogna dire sei cosa di sé che nessun essere umano o animale conosce (e vorrebbe conoscere, aggiungo). Loro, povere stelle, non sapevano che avevo già partecipato non una ma due volte, qui e qui, solo che in questi casi le rivelazioni erano solo cinque. Man mano che passa il tempo si vede che aumentano, e fra sei mesi mi verrà richiesto di elencarne ventotto.
Il materiale, per quanto abbondante, inizia a scarseggiare. Insomma, siamo già a dieci cazzate rivelate, non so se ne trovo altre sei.
Proviamoci, via.
11) Credo di soffrire seriamente di acalculia: ho bisogno di contare sulle dita per risolvere le addizioni più semplici. Per quelle complesse, con più cifre di quante dita abbia io, o uso un abaco o chiamo la nasa.
12) Confondo da sempre la destra con la sinistra. Questa è una delle molte ragioni per cui non guido (le altre stanno tutte alla voci imbranata e cagona). Nel periodo d'oro del mio impegno politico, ossia quando andavo a tutte le manifestazioni che era anche un bel modo per fare sport, mi è capitato spesso di rischiare il linciaggio da parte di individui barbuti vestiti in tuta blu quando tutta la piazza alzava come un sol uomo il pugno sinistro e io facevo schizzare in alto il braccio destro. Cazzo.
13) Di notte a volte faccio un fastidiosissimo rumore di risucchio con le labbra, che non è proprio un russare, è tipo tsk tsk tsk. Almeno, credo. Io di notte dormo, me lo hanno detto. Una volta il Comansardante ha cercato di aprirmi le labbra per farmi smettere e io nel sonno gli ho morso forte il dito. Meno male che fra le labbra mi aveva infilato solo l'indice, se mi infilava qualcos'altro adesso lo chiamavamo Bobbit.
14) Mi gratto un sacco in generale, tant'è che il Comansardante mi chiede spesso se ho le pulci, soprattutto se cerca di guardare un film e l'audio è disturbato dal mio sgrat-sgrat. Nello specifico tento di grattarmi un punto fra le scapole ogni volta che sono nervosa o molto concentrata.
15) Mi sono fatta convincere da un'amica a partecipare a un video sul precariato. C'è una musica struggente di Satie, un muro di mattoni glabro e triste e io, con la mia faccetta da culo, che racconto di come sono sfigata, e di fianco compare la scritta *MIONOME*: PRECARIA. Imbarazzante. Ho il dvd ma non ho mai avuto il coraggio di rivederlo.
16) Una volta ho fatto una scorreggia in faccia a uno mentre stavamo trombando. E con questa credo di aver toccato il fondo.
Adesso spero di essere a posto per i prossimi sei mesi/un anno, tempo che impiegherò a fare cazzate o acquisire nuove abitudini disturbanti da potervi elencare alla bisogna.
Sui blog di Giavasan e Catepol c'era questo file da scaricare ma non riuscivo ad aprirlo: un cortometraggio di Johnny Kelly, che non farò finta di sapere chi è. L'ho trovato su youtube, e siccome procrastinare è uno sport che pratico volentieri e soprattutto spesso ve lo metto qui. E' bellissimo.
Procrastinate, gente, procrastinate.
E' domenica, fa caldo, cheddevofà? Faccio che gioco con una catena che ho trovato sui blog di Fayaway e Annabanana, e che mi pare divertente anche se non sono sicura di aver capito cosa devo fare.
REGOLE: Rispondete alle 16 domande senza usare le parole, ma usando la prima immagine che google images vi proporrà digitando la risposta.
Proviamo, neh?
1) La mia età al prossimo compleanno
Ringiovanisco a vista d'occhio, al mio prossimo compleanno vivrò in un utero e avrò 34 settimane. Non è male per risolvere la faccenda del precariato, ma implica che prima o poi dovrei rifare le versioni di greco e l'esame di maturità, quindi no, grazie.
2) Un posto che vorrei visitare: Vabbe', magari non si capisce ma è Lisbona.
3) Il mio posto preferito
Luogo di prese di coscienza e meditazioni, luogo di pace interiore e liberazione dal male, luogo di letture e solitudine. Un monastero buddista? No, questo:
4) Il mio oggetto preferito.
Ecco, magari lo preferisco scritto, ma comunque si capisce che è un libro.
5) Il mio cibo preferito:
E non c'è bisogno di spiegare nulla. 6) Il mio animale preferito: Ah, la lontra! Ma guardatela: galleggia beata a pancia in su e intanto mangia un pescetto o qualche altra roba acquatica che ha cacciato, e poi si mette a giocare a rincorrersi con le sue amiche. E ha anche un bel muso, e non ha problemi tipo depilarsi o comprarsi i pantaloni nuovi.
7) Il mio colore preferito: Ah ah, 'sto google è un simpaticone.
8) Il posto in cui sono nata:
E in cui ieri ha preso allegramente fuoco il castello (no, non sono nata nel castello).
9) Il posto in cui vivo:
Avete visto che profilo elegante ha? E ci vogliono costruire i grattacieli! Teste di cazzo.
10) Il nome di un animale domestico che ho avuto: Credevo che non ci fossero tanti gatti di nome Minina, e invece (a dire il vero vero la prima immagine è quella di una tipa con la ciornia al vento, ma ho barato perché non voglio che diventi un blog di ciornie-al-vento, ce ne sono già abbastanza in giro). 11) Il mio nickname sul blog: Hei, se scrivo viperavenerea esce la foto di Harold. Se scrivessi Harold uscirebbe la mia? Magari Harold ha un blog con la mia foto e sotto la scritta "distributore di crocchette" . Fra l'altro, come prima immagine esce Harold, ma la terza sono davvero io, da bambina. Che strano vedersi su Google.
12) Il mio vero nome Ma soprattutto il mio VERO aspetto:
13) Il nome della mia nonna materna:
Avevo paura uscisse la madonna, e invece con Maria esce fuori questa qui. Identica a mia nonna.
14) Il nome della mia nonna paterna: Le mie nonne si assomigliavano abbastanza. 15) Una mia brutta abitudine: Sarebbe stata meglio la foto di una ciminiera, ma comunque rende l'idea.
16) La mia vacanza preferita:
E questa è la spiaggia di Torre dei Corsari in Sardegna, dove vorrei tanto essere in questo momento alla faccia vostra.
Dai, dai, fate il giochino anche voi. E se lo fate ditemelo che sono curiosa di vedere cosa viene fuori.
Lo confesso, la biblioteca mi manca un po'.
Per consolarmi gioco con questo:
La Libreria - Lightning Librarian
Utenti rompiballe? Hai voglia! Questa nonnetta dovrà servirli tutti, e probabilmente è ancora precaria. Anzi, potrei essere io alla sua età. Per sentirvi anche voi biblioprecari utilizzate le FRECCE direzionali per muovervi tra gli scaffali della biblioteca e la SPACEBAR per prendere i libri e consegnarli agli studenti. Buon lavoro!
I calzini sono dei bastardi. Lo sa chiunque ne abbia avuto anche solo un paio e abbia provato a lavarli.
Non bisogna farsi ingannare da quell'aria così dimessa che hanno, quasi informi, col bordino slabbrato e il tallone liso che spenzola: sono cattivi e bugiardi e fanno scherzi da prete.
Si nascondono per non farsi lavare, oppure quando li hai lavati si nascondono nel tragitto fra la lavatrice e lo stendino. Si infilano nelle maniche dei maglioni, si fanno mangiare dai gatti, si vaporizzano. Ricompaiono un anno dopo, allegri e abbronzati, quando tu hai buttato il loro gemello spaiato che deperiva per la solitudine.
Stasera ho ritirato il bucato steso, ho piegato le magliette, piegato i maglioni e appallottolato le mutande, poi ho iniziato ad appaiare i calzini - migliaia, tutti di varie sfumature di nero, riconoscibili solo per quei piccoli dettagli che fanno tanto "aguzza la vista" - recitando un mantra pacificatore.
Quello a costine con quello a costine, quello corto con il corto, quello col bordino blu ed ecco l'altro, quelli con harrypotter sono rossi e si trovano subito (be', ho i calzini con harrypotter, allora?), eccoli qui, quelli col ghirigoro e quelli di spugna, gli ultimi sei, gli ultimi quattro, non ci posso credere, per una volta sono pari!
Prendo gli ultimi due e mentre sto per infilarli uno dentro l'altro (chissà, forse è questa prossimità quasi incestuosa a disturbarli) mi accorgo che sono entrambi neri, sono entrambi a coste, ma sono diversi. Uno ha le coste larghe e l'altro le ha strette, uno è corto e l'altro è lungo, uno è peloso e l'altro spugnoso.