Nei commenti sul blog di Nina&Rita si sta parlando di bestemmie, un argomento al mio cuor sì caro.
Bostoniano a sua volta posta un aneddoto toscano sul medesimo argomento.
Gli aneddoti sulle bestemmie sono come le ciliegie, uno tira l'altro e chi vuoi che non ne conosca almeno uno? Io ce l'ho, anche se di seconda mano.
Sapete certo - e se non lo sapevate adesso sapetelo - che dalle mie parti si usa molto quell'espressione che un anglosassone tradurrebbe come da titolo, ossia (posso? posso, il blog è mio) diofà.
Personaggi: Tale e Operaio Bestemmiatore.
Operaio Bestemmiatore bestemmia a tutte l'ore.
Tale: - Ma përché 't dise sèmpre diòfa? (Ma perché dici sempre diofà?)
OB: - Përché 'l diòfa a l'è 'l diòfa, diòfa. (Non necessita traduzione)
PS. I miei due ultimi post sono ispirati al blog di Bostoniano. Bostoniano, stai diventando indispensabile alla mia economia bloggara.
Sul blog di Bostoniano c'è un bel test di personalità.
La cosa migliore è il patchwork di colori che viene fuori come risultato:
Oh, per vantarvi in giro di essere grandi cuochi non c'è nulla come dire: "Be', stasera la pasta non mi andava e ho preparato due crèpes".
Stasera ho preparato due (non proprio, sette) crèpes solo per vantarmi qui.
In realtà fare le crèpes è facile, e se scrivo qui la ricetta (di mia creazione, non dubito ce ne siano di meglio) è solo per ricordarla a Bibliotopa. Gliel'ho detta a voce a Mantova, ma dubito mi ascoltasse, stava scarnificando uno stinco di un maiale innocente e ahilui morto (si, a Pasqua sono stata a Mantova col Comansardante e Bibliotopa e Minchiabbiblio, non ve l'avevo detto, pace).
Allora, la ricetta: prendiamo due uova e sbattiamole in una ciotola. Aggiungiamo tre o quattro o cinque cucchiai di farina e sbattiamo ancora finché i grumi non sono spariti con un gemito. Allunghiamo di latte, sempre mescolando. Tanto latte, fino a che la pasta non è diventata giallo pallidino e liquida.
A questo punto, pizzichino di sale che fa chic, mescolata, e poi facciamo dormire la bagna per un po', e intanto controlliamo la posta, facciamo la pipì e anche la cacca, magari ci portiamo un libro in bagno.
Passata mezz'ora o anche più, controlliamo la nostra creatura. Si sarà un po' ammappata, e in questo frangente occorre avere occhio clinico: se si è ammappata troppo e non ha la fluidità che sembra necessaria all'operazione aggiungiamo altro latte.
A questo punto dobbiamo fare le crèpes. Non è difficile. Basta trovare una padellina non troppo ampia (che poi è un casino girarle) e un mestolino. Si versa un po' d'olio nella padella prescelta, si fa scaldare,e quando è caldo e quindi fluido si spalma sul fondo della medesima usando uno scottex ripiegato abbastanza da non scottarsi le dita. Non buttiamo lo scottex unto, ci servirà.
Adesso riempiamo il nostro mestolino di tanta pastella quanta basta a ricoprire il fondo della padella di uno strato sottile sottile. Versiamo e mentre versiamo ruotiamo la padella in modo che la pastella si spanda. E' tutto un lavoro di polso, come nelle seghe, quindi agli uomini dovrebbe riuscire bene.
Oh bene, adesso rimettiamo al fuoco il padellino rotante e facciamo scaldare la nostra - sottilissima! -crèpe fino a che i bordi non si staccano dalla padella. Usando l'apposito palettozzo di plastica la solleviamo con delicatezza e la rigiriamo, e la facciamo cuocere per pochi secondi anche dall'altro lato.
Fatto? Ottimo, facciamola scivolare in un piatto piano, magari evitando di farla cascare sul pavimento come succede sempre a me.
Ora ne facciamo un'altra. E poi un'altra eccetera, fino a esaurimento della pastella. Se la padellina inizia a essere asciutta e fumigare, basta ungerla con lo scottex oliato che abbiamo conservato a portata di mano.
Ora che abbiamo le nostre belle frittatine pronte, così sottili che si vede Superga, le farciamo a nostro piacimento con verdure, formaggi, Nutella e i più cattivi fra noi (VOI!) affettati, poi magari le ripassiamo un momento nel padellino giusto perché il formaggio fonda e la Nutella squagli e via, buon appetito, correte a vantarvi anche voi che avete fatto le crèpes.
Capito, Bibliotopa?
Qualche tempo fa mi sono trovata a tentare di aprire, fra bestemmie creative e improperi esotici, una bottiglia di bronchenolo "a prova di bambino". E a prova di adulto - quasi - normodotato come la sottoscritta, evidentemente, visto che ci sono voluti minuti di pressioni-torsioni-giramenti di tappo-giramenti di palle per riuscire a versare l'ambrato liquido nel cucchiaino.
(Ex)Collega-Riccia ha una macchina con le chiusure delle portiere di dietro, e ridaje, a prova di bambino. Così ogni volta che devo scendere dalla sua auto è costretta ad aprirmi lei la portiera, dall'esterno, che fa molto maggiordomo e duchessa ma è innegabilmente una rottura di coglioni.
Un paio di settimane fa ho comprato un accendino bic arancione normale in tutto fuorché che sopra c'è un adesivo che dice che è "chid resistant". E difatti ha una rotellina durissima, e ogni volta che tento di usarlo mi sbuccio il pollice nei vani tentativi.
Ora: passi per le macchine che non mi interessano, passi per il bronchenolo che con l'aiuto di un uomo forzuto ce la posso fare, ma spero che gli accendini non diventino tutti così per qualche direttiva europea di 'stocazzo perché altrimenti sarei costretta a comprare i cerini e accenderne cinquanta prima di riuscire a fumare una sigaretta e rischierei ustioni molteplici, oppure sarei costretta a smettere di fumare, e sono entrambe opzioni non praticabili.
Prima il parrucchiere.
Poi, oggi, presa da un raptus, sono entrata in una profumeria sciccosissima e ho speso trentasei dico trentasei euro per una cipria, che è più di quanto abbia speso in cosmetici in tutta la mia vita, considerando che il mio unico rossetto l'ho comprato per il capodanno del 2001 ed è ancora bell'e nuovo. Sto lentamente trasformandomi in una donna ma non capisco se è la femminilità pulsante che è in me a volersi rivelare o se sto solo invecchiando.
Ma comunque.
Fra l'altro sono entrata in questo posto tutto specchi e commesse francesi, dove hanno anche un bancone tipo bar e una tipo barman che spruzza profumo in calici di carta e poi i clienti li degustano con le narici appollaiati sugli sgabelli, per dire il genere di posto, e mi sono subito fiondata ('Ngiorno" "Buongiorrrno, possiamo aiutarrrla?" "No no, faccio da me") all'espositore della cipria che volevo perché tanto me l'ero già studiata su internet. Ho capito dagli sguardi delle demoiselles che non si fa così, e dopo un attimo le ho avute tutte e due addosso che mi spalmavano di cosmetici il dorso delle mani e mi sussurravano nelle orecchie e tubavano come tortore. Quando ho detto che sono anosmica e quindi i profumi non mi interessano mancapoco svenivano. Quando poi tortora1 ha detto di non mettere la cipria che ho comprato se mi ammalo, perché altrimenti mi ingiallisce il colorito, e io le ho risposto che quando sono malata manco mi lavo, figuriamoci la cipria, entrambe hanno represso uno scoppio di risa temo di natura isterica.
Arrivata a casa mi sono piazzata davanti allo specchio per incipriarmi tutta e mi sono accorta che avevo anche un baffo di cioccolato sul labbro superiore. Mi consola che era un baffo di gelato di Grom, altrimenti sai che brutta figura?
Adesso posso dirlo (ma sempre sottovoce, che non ho ancora scritto il mio nome con svolazzi da nessuna parte): ho trovato un altro lavoro.
A progetto, senza troppo futuro e non so neanche bene che lavoro è. Di certo meno divertente della mia biblioteca e della mia sala ragazzi, ma a - udite udite - un quarto d'ora scarso da casa. Un quarto d'ora scarso a piedi: non devo nemmeno farmi l'abbonamento del tram.
Ho un po' paura, perché ho sempre paura quando inizio un lavoro nuovo, e mi mancherà la biblioteca.
Mi mancheranno le colleghe, ma loro se ne sono già andate quasi tutte. Le superstiti mi hanno fatto un biglietto bellissimo coi Beatles e Harry Potter (grazie, Collega Alta, sei la mia Collega Alta preferita), pieno di firme e - spero - di affetto, o magari era solo sollievo (eh eh eh). Mi mancheranno i colleghi del comune, e l'informatico che ha promesso che commenterà assiduamente il blog e mo' lo aspetto al varco.
Mi mancherà il fatto di saper fare bene un lavoro che mi piace, mi mancherà accovacciarmi per terra per chiacchierare con un bambino di due anni e poi leggergli Pino Pulcino e aiutarlo a schiacciare la pancina del pulcino per fargli fare pio pio.
Mi mancherà la piccola Annina coi capelli biondi e gli occhi azzurri che è arrivata in biblioteca a sei mesi e l'ho vista mentre muoveva i primi passi e imparava a camminare e poi a correre e poi a dire le prime parole (all'ultimo conteggio erano tre: qui, mamma e si), Annina che arrivava nel passeggino e già a metà corridoio spalancava bocca e braccia sorridendo con tutto il corpo, e poi si ficcava in bocca il badge che mi pendeva dal collo.
Mi mancheranno i Gemellini Testagrossa con le loro infinite sequenze di perchèèè? e e poiii? e i loro occhioni sognanti e la loro voglia di coccole.
Mi mancherà Occhiblu che mi sfiniva di domande su emule e youtube e myspace e mi raccontava della sua band e del suo corso di kung-fu e mi pigliava per il culo e io pigliavo per il culo lui e le sue foto col mocio vileda in testa.
Mi mancherà Bislacco che prendeva in prestito i libri sulla mafia e diceva un sacco di parolacce e stava lì a fissarmi mentre lavoravo e un giorno mi ha detto "Io ho undici anni, mica ventiquattro come te!" e per trenta secondi l'ho amato, poi gli ho confessato "Guarda che ne ho trentatrè" e lui mi ha risposto "Cazzo, ma allora sei vecchia!" e io volevo sospenderlo a vita dal prestito.
Mi mancherà la Burlucchina, che all'inizio manco salutava, poi non salutava ma stava lì in silenzio a orecchiare le nostre chiacchiere sottovoce, poi un giorno è arrivata con una torta per noi fatta con le sue mani e da allora era sempre lì, a chiacchierare e raccontare le sue cose e ridere, e voleva che la accompagnassi al concerto dei Tokyo Hotel (la mia risposta, per inciso, non è riportabile in quanto troppo scurrile).
E poi, ovvio, mi macherà Berrettino, che non sono riuscita a salutare perché era a Genova, che mi ha scritto una mail e io gli ho risposto e non riuscivo a scrivergli tutto il bene che gli voglio, e adesso mi tocca prendere il treno ancora una volta per tornare lì e abbracciarlo finché non diventa blu. Sto pensando seriamente di rapirlo e adottarlo.
Però ieri, che era l'ultimo giorno di lavoro, il treno aveva cinquanta minuti di ritardo, ho cenato con un'insalata disgustosa da McDonald, al freddo, sono arrivata a casa tardissimo, il Comansardante stava già preparandosi per andare al lavoro e ho pensato 'fanculo, era l'ultima volta e la malinconia ha iniziato a gocciolarmi via da tutti i pori.
A volte una telefonata ti risolleva la giornata e ti cambia l'umore.
Però per scaramanzia non dico nulla, sapete com'è. Sto qui coi miei alluci incrociati e basta.
[Dialogo con uno dei gemellini Testagrossa]
- E dove sei stata?
- Alla macchinetta a prendere un caffè, ma adesso sono tornata.
- E poi cosa fai?
- Sto qui e lavoro.
- E poi?
- E poi finisco di lavorare.
- E poi?
- E poi prendo il treno e vado a casa.
- E poi?
- E poi mangio cena.
- E poi?
- E poi faccio la nanna.
- E poi?
- E poi mi alzo e prendo il treno e torno qui, e adesso basta perché mi stai facendo deprimere.
L'infanticidio è sempre un reato, vero?
Questo è sempre stato un bel blogghino allegro (oddio, "bel" è una parola grossa) e mi riesce difficile aggiornarlo quando non sono allegra io per prima.
Se vi dovessi raccontare perché sono tanto giù ne uscirebbe una paginata fitta di lamentazioni sconclusionate su quanto sono brutti i nuovi orari del lavoro e sui colleghi che se ne sono andati e il sonno che ho a svegliarmi tutte le mattine alle sei e trenta e su quanto forte mi girano i coglioni per il nuovo contratto che è peggio del vecchio, e sono tutte cose di cui a voi, giustamente, non frega una cippa.
Potrei parlarvi ancora della mia nuova frangetta, ma direi che l'argomento è stato sviscerato quanto basta.
Potrei dirvi che ho insegnato a uno dei Gemellini Testagrossa a contare fino a dieci (e sono soddisfazioni, anche perché sua madre, detta Tour Eiffel in quanto francese, non ci è mai riuscita) ma mi chiedo quanto vi potrebbe interessare.
Potrei parlarvi di sabato sera, ma tanto sabato sera sono stata lì a lamentarmi con chiunque mi capitasse a tiro delle stesse cose per cui mi sto lamentando in questo post, e in più avevo la classica incoerenza degli ubriachi, per cui dev'essere stata una gioia, ascoltarmi.
Potrei, vedete, scrivere un sacco di cazzate. Invece niente, sto qui e gemo fra me e me. Vabbe', almeno oggi non piove.
La decisione improvvisa: "E se oggi andassi dal parrucchiere?"
L'attesa: il parrucchiere è da solo in negozio, con circa dieci donne, spettegolanti su sanremo, da pettinare. Io mi immergo nella lettura di "Follia" di Patrick McGrath e arrivo circa a metà prima che sia il mio turno. Per dire, quando mi alzo ormai ho le formiche al culo.
Il momento di dubbio: consigliatemi. Cosa avrei potuto rispondere al mio parrucchiere, che non vedevo da un anno, quando, lavandomi i capelli, mi ha confessato di avere le emorroidi? Non so cosa preveda il galateo in questi casi e ho risposto, letteralmente: "Eeeh!".
Il momento fatale: "Una spuntatina?"
"Magari fammi la frangia"
Non porto la frangia da quando avevo dodici anni, ma non sopporto più la mia faccia da maddalena pentita e con le occhiaie.
Il ritorno a casa: sto ancora cercando su wikipedia se in qualche cultura esistente o estinta una fragorosa risata da parte del proprio compagno significhi: "Amore mio, sei bellissima con la nuova pettinatura, e molto sexy". Inizio a pensare di aver fatto una cazzata.