Oggi Berrettino non ha mollato Collega Riccia e me nemmeno un minuto, il che è anche stato utile, perché ci ha aiutato a ritagliare le decorazioni di carnevale (uno dice, il natale è passato e fino a pasqua sto a posto: col cazzo, mi ero dimenticata il carnevale).
A un certo punto ho fatto una cazzata (non ricordo cosa) e lui mi ha beccato: da quel momento ha iniziato a chiamarmi principiante. Io sono stata al gioco e ho iniziato a rivolgermi a lui solo come Maestro.
Dopo un pomeriggio così stasera la sua autostima lo aveva fatto crescere di parecchi centimetri.
Ho appena fatto una figura di cacca e ci tenevo a dirvelo.
Arriva una mamma con una bambina minuscola, venti mesi.
Io: - Oh, ma è un amore, come si chiama?
Mamma: - Greta.
Io, chinandomi verso la bimbetta: - Ciao, piccola Gretina!
Il sabato, di solito, a parte lavorare non ho mai niente da fare. Quindi è segno di una certa sfiga molesta che Alkanette e Freesia siano venute a trovarmi proprio nell'unico sabato in cui avevo programmato un pomeriggio con le bibliocolleghe e una cena con i bibliobastardi (ci sono momenti in cui mi chiedo se sia rimasto qualcuno, al mondo, che non fa il bibliotecario).
Comunque siamo riuscite a vederci, anche se un po' di sguincio.
Si sono unite alle bibliocolleghe in una piccola, raccolta, eccellente e costosissima sala da thè del centro, nella quale sono state consumate molte chiacchiere e introiettate molte calorie. Ho scoperto che Freesia non ha la corolla e i petali, come pensavo, ma gli occhiali. Lei probabilmente si sarà stupita per l'assenza di squame sulla mia persona (le ho, ma sono sottocutanee).
Poi ci sono stati saluti e bacetti e ciascuna ha preso un tram diverso e io sono rimbalzata a casa, non mi sono cambiata, ho acchiappato il Comansardante che ha acchiappato la bottiglia di brachetto comprata apposta e siamo andati tutti a cena da Bibliofra.
La cena l'aveva cucinata sua madre, con ampio contributo di Bibliofra medesimo, che ha aperto il sacchetto delle patatine. E' stata una cosa imponente di circa settecento portate, al termine della quale eravamo tutti ubriachi e così satolli che abbiamo faticato a mangiare i pasticcini.
Dopo molte ore siamo riusciti ad alzare i culi dalle sedie e, mentre Bibliotopa e Minchiabbiblio andavano a svenire nel loro letto (l'indomani avevano un pranzo di compleanno, e non li invidio), noi quattro superstiti siamo andati a recuperare le due bloggherine lombarde che cenavano a casa del Verbo. Poi anche Bibliofra ha ceduto ed è tornato a casa, per cui noi sette eroi siamo finiti nel solito posto, con la solita musica e due amici molto ubriachi che ci aspettavano, e come al solito abbiamo passato gran parte del tempo col cappotto, fuori, a fumare e rabbrividire avvolti da una densissima nebbia (da lì la proposta di giocare a palle di nebbia. Purtroppo il gioco è inattuabile, quale che sia la percentuale di alcol in circolo al momento).
So di aver promesso il falso dicendo ad Alka e Freesia che le avrei raggiunte il giorno dopo per pranzo, e so di aver ballato, e poi siamo tornati a casa con una visibilità di diciotto centimetri che erano ormai le cinque e passa del mattino e stavo per raggiungere le ventiquattr'ore filate di veglia.
Ovviamente ieri, domenica, col cazzo che mi sono alzata, e così non ho potuto salutare le due ospiti come meritavano e me ne dispiace. Però posso farla passare per una raffinata strategia per farle tornare. Tornate che vi saluto meglio!
Oggi è ricominciata la settimana in biblioteca (quella lavorativa è ricominciata ieri).
Solito martedì traumatico: sveglia alle sei e trenta, fuori casa alle sette e trenta, autobus, treno, a *** piove, alle dieci apriamo e ci sono già quaranta bambini fra i tre e i cinque anni con scorta armata di quattro suore rompicazzo a cui far fare la visita guidata della mostra e della sala dei piccoli, raccontare storie e intrattenere variamente. Pausa pranzo virtuale di trenta minuti con pasto freddo ingurgitato di corsa, caffè della macchinetta e mezza sigaretta fumata in tre boccate. Pomeriggio in compagnia di tutti gli adolescenti e infanti della città, a consigliare libri, spiegare giochini sul pc, trovare materiale per ricerche scolastiche ("Scusi signora, devo fare una ricerca su Mascevàl per la scuola" "Su chi?" "Mi pare che ha detto Mascevàl, è un pittore" "Marc Chagall!" "Eh, sarà lui..."), contenere esuberanze sonore e zittire genitori e telefonini.
Alle venti si chiude. Il treno ha i suoi soliti quaranta minuti di ritardo, sul binario si gela, ceno con un pacchetto di cracker.
Quindi, in treno mi addormento, con la mia borsetta stretta al petto come un orsacchiotto rettangolare.
Come tutte le sere Collega Piccola scende alla stazione prima della mia. Io sto ronfando, apro un occhio, le borbotto uno sgrunf, che lei che ha studiato avrà correttamente interpretato come un Ciao, a domani, buona serata, e, me tapina, nel dormiveglia appoggio la borsetta di fianco a me. Dopo altri cinque minuti di incoscienza mi risveglio: il treno sta rallentando, stiamo arrivando in stazione e la mia borsetta è sparita.
Ci metto qualche secondo a recuperare i fili del pensiero razionale, vado verso la testa del treno e mi rivolgo a un giovanotto con l'aria molto FS. Gli sbadiglio il mio guaio in faccia con occhi cisposi e lui mi consiglia un giro di perlustrazione dei vagoni, casomai il ladro l'avesse gettata via. Ho anche l'occasione di pronunciare una frase da Ispettore Poirot: "Il ladro è ancora a bordo del treno, perché all'ultima fermata avevo la borsa". Intanto le porte si aprono, i viaggiatori defluiscono e io faccio l'inventario mentale di quello che ho perduto (e intanto controllo di non avere per caso la borsetta a tracolla o infilata nel borsone del cibo, conoscendomi è possibilissimo): portafoglio - oh be', avevo solo cinque euro; cellulare - bah, tanto era mezzo andato, funziona a manovella e ha un'autonomia di cinque minuti, dopodichè mostra il medio e muore; documenti e bancomat - nooo, foto, code all'anagrafe, telefonate al numero verde, merda; postepay - uffa, coda in posta, per fortuna non c'è una lira sopra; abbonamento del treno - porcapuzzola sono cento euro; IL BOLLO DELLA MACCHINA DI MIO PADRE!!! (che per ragioni complicate è nel mio portafoglio) - merda, devo rifarglielo; IL LETTORE MP3 CHE MI HA REGALATO IL COMANSARDANTE A NATALE!!!!!
Mentre raggiungo la folgorante consapevolezza di quello che mi han ciulato e sto sbirciando sotto i sedili del treno deserto, aspettandomi peraltro Jack lo Squartatore che sbuca da un cesso, un tale bussa al vetro e mi urla signorina l'hanno preso, era quel tizio di fianco a noi, aveva la borsa sotto la giacca!
L'avventura finisce con me che faccio denuncia alla polizia ferroviaria e riottengo la borsa intatta, un poliziotto molto zelante che mi chiede di identificare un accendino Bic rosso (le appartiene? il ladro l'aveva in tasca) e il coinquilino del rapinatore che protesta perché l'arrestato ha le chiavi di casa e se lo mettono dentro lui resta chiuso fuori.
Me ne vado con la mia copia della denuncia e la consapevolezza che mi sono persa tutte le scene d'azione, il furto perché dormivo e la cattura perché stavo sbirciando sotto i sedili della prima classe.
Ho imparato la lezione: da adesso, se mi verrà da abbioccarmi in treno, metterò la borsa sotto il culo.
...ho già finito il libro. Settecento pagine sono troppo poche.
Una buona notizia: stavolta sono riuscita a non piangere, mica come l'altra volta che ero da sola in treno e mi sono vergognata parecchio.
Dopo ore di attesa e una ressa da stadio, con un ginocchio che va gonfiandosi per le botte e la sensazione di essere stata passata al tritacarne, ho finalmente la mia copia del libro (col timbro esclusivo della Feltrinelli, sticazzi).
Ve lo dico: Bibliopiccola ed io abbiamo rischiato la vita, ma ne valeva la pena. Oh, si, lo so che sono cazzate, e che avrei potuto comprarlo domani, o non comprarlo affatto che tanto l'ho già letto e con la traduzione di sicuro non migliora, ma volete mettere il divertimento? Io mi sono divertita parecchio. E poi, tutta questa gente riunita insieme per un libro non so se la rivedrò mai più, per cui, tutto sommato, ne è valsa la pena.
E adesso, pardon, vado a leggere.
Non c'è bisogno che vi dica dove sarò stanotte a mezzanotte, vero?

Mi rendo conto che è il due di gennaio e non vi ho ancora fatto gli auguri di buon anno. Be',mi servivano un paio di giorni per riprendermi.
L'ultimo dell'anno siamo andati a casa di Bibliopiccola, per l'occasione trasformatasi nell'unico locale aperto della zona. A un certo punto della serata mi sono resa conto che c'era tutta Torino e provincia ammassata in due stanze. Io avevo sonno e sono stata musona tutta la sera, ma non è niente, è solo il capodanno.
Quello, e il fatto che ho passato il pomeriggio a confezionare vol-au-vent ripieni di gorgonzola, ricotta* e noci, che alla fine facevano schifo, e inoltre erano misteriosamente azzurri. In forno sono diventati blu, e hanno passato la notte intatti e schifati da tutti, assumendo sfumature sempre più minacciose e radioattive. Quando qualcuno mi chiedeva cosa ci fosse dentro, rispondevo "Puffi morti".
La prossima volta compro due chili di focaccia dal panettiere e vaffanculo.
Oh, buon anno.
*si, lo so che ci voleva la robiola e non la ricotta, ma al supermercato era finita.