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Mi sono svegliata in tempo. O meglio: mi sono svegliata ogni trenta minuti circa, pensando oddio saranno le sette e non ho sentito la sveglia, poi arrancavo al tatto alla ricerca del cellulare, lo guardavo ed erano le tre di notte. L'ultima volta, alle 4.30 circa, mi è caduto per terra e si è aperto, così mi sono messa a trafficare al buio per rimontarlo. Alle cinque in punto ha fatto piripì piripì ed è stato un sollievo.
La fiera era bella, grande, con un sacco di espositori. Al mattino abbiamo gironzolato fra gli italiani, intascando cataloghi e osservando i volumi con piglio molto professionale. Verso le tre, quando ci siamo mosse nell'area stranieri, un po' per la stanchezza un po' perché è primavera, ci siamo interessate di più alle qualità meramente fisiche degli standisti. Vincono parimerito Svezia e Brasile.
Allo stand del Brasile Collega Riccia si lancia in una serie di apprezzamenti molto coloriti e a voce alta nei confronti dei due giovanotti, ciascuno uscito di peso da una di quelle pubblicità porno-soft di profumi. Si avvicina l'unica ragazza dello stand, e sorridendo ci chiede, in perfetto italiano: "Posso aiutarvi?".
L'esperienza rende sagge: allo stand della Svezia, di fronte a due metri di biondo con gli occhi blu e i boccoli, ci limitiamo a gemere, frustrate.
Concludiamo nel padiglione degli illustratori, dove ci sono tavole bellissime, delicati acquerelli, tempere dense e carboncini sfumati, maghi streghe orsetti casette mostri e città.
"C'è qualcosa che vogliamo approfondire?" ci chiediamo avviandoci all'uscita. "La Svezia!" ci rispondiamo in coro, ma con un sospiro usciamo comunque.
Al ritorno, in treno, finisco Harry Potter. All'ultima riga dell'ultima pagina dell'ultimo libro della serie rialzo gli occhi col magone, ma ingoio la lacrimuccia poco dignitosa e cerco di darmi un contegno addormentandomi immediatamente. Mi risveglio che ho la bocca aperta, un filino di bava e siamo più o meno ad Asti. A quel punto il capotreno decide che è ora per tutti di fare nanna e ci spegne la luce.
A proposito di cartelli, pensando ai miei amati Cravan e Bostoniano i nuovi cartelli della sala ragazzi, quelli per la musica e i fumetti, li ho fatti utilizzando Calvin e Hobbes.
Ovviamente nessuno se li fila, ma io li trovo bellissimi.

Il signor Z. è un uomo sui quarantacinque, con barba, capelli lunghi e sporchi, camicia bianca e sandali tipo gesùcristo. E' anche un gran rompicoglioni. Arriva in biblioteca ogni giovedì mattina, quando io sono in accoglienza. Si lamenta per tutto a gran voce. Rimpiange il tempo in cui la biblioteca di *** era un luogo triste e polveroso, da cui i libri non uscivano e i lettori venivano scoraggiati ad entrare da acidi comunali con tre teste e sei occhi roteanti e iniettati di sangue. I pochi eletti che potevano varcare il sacro soglio, corredati di lettere di presentazione, lasciapassare, visti e bolli fin sulla fronte, dopo aver compilato infiniti moduli potevano, talora, consultare qualche volume in una grande sala che immagino fosse gelida, monocromatica e scarsamente illuminata. Se poi volevano prendere in prestito qualche cosa dovevano sottoporsi a pratiche inumane e degradanti che partivano dal riportare infiniti dati su infiniti moduli in infinite copie e proseguivano, immagino, con il lasciare impronte digitali, campioni di sangue e forse una libbra di carne, quella intorno al cuore.
Ecco, il signor Z. rimpiange fortemente la biblioteca com'era, e disprezza la biblioteca com'è: accessibile a tutti, colorata, ariosa, dove il prestito viene concesso e addirittura incoraggiato, piena di servizi come internet o la tv e i dvd.
"Prima ci venivano gli studiosi" inveisce "e adesso cos'è diventata? Una biblioteca per le casalinghe!"
Comunque, diosolosaperché, il signor Z. m'ha, forse, preso un po' in simpatia. Oggi arriva e mi dice: "Venga con me, che le faccio vedere una cosa che non ha mai visto prima, forse".
Titubante lo seguo in guardaroba.
L'immagine del signor Z. che si cala le braghe e mi ruota il bigolo davanti agli occhi mi attraversa la mente, ma fortunatamente lui vuole solo mostrarmi un libro di disegni di Escher.
Si è pure stupito che sia la collega sia io lo conoscessimo, non solo, avessimo visto anche i suoi disegni. Quando poi, di fronte agli schizzi delle maioliche dell'Alhambra, gli ho detto di esserci stata e averle viste dal vivo, si è pure sentito una cacca. Lui, ha confessato, non sapeva nemmeno dove fosse.
Tzè.
...ha prodotto il seguente cartello, attaccato allo scaffale dei libri di Harry Potter:
Vuoi vedere i film di Harry Potter?
Non fare il Babbano, vola in sala verde!
Il tutto utilizzando il font originale della copertina (o comunque una valida imitazione).
Che dite, me lo guadagno o no lo stipendio?
Sto leggendo La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo. Mi mancano trentadue pagine alla fine e non ho il coraggio di andare avanti, perché un libro così bello non dovrebbe finire mai, cazzo.
Qui al piano terra, nella cosiddetta accoglienza (un incrocio fra una portineria e un'area cazzeggio), è pieno di formichine di quelle minute minute. Ma pieno pieno. Mentre scrivo mi sento pruriti ovunque, persino ai lobi delle orecchie, e nello stesso tempo tento di restare immobile perché sono così piccine e graziose che mi spiace schiacciarle.
Mi duole confessare che è solo colpa nostra se si sono radunate tutte qui: sono due giorni che mangiamo i taralli della collega from Bisceglie, ai quali nessuno, insettini inclusi, sa resistere.
Ci hanno chiesto di compilare un elenco di libri da acquistare per la biblioteca.
Io ho un po' il vuoto in testa: mi succede sempre quando devo sforzarmi di pensare a un elenco. Tipo nomi cose città, avete presente? Il gioco delle colonnine. Regolarmente appena scatta il tempo il mio cosiddetto cervello si ingolfa e lascio tutte le categorie in bianco, non faccio manco un punticino e perdo.
Aiutatemi voi che siete giovani, forti e soprattutto pensanti: se ne avete voglia consigliateci un po' di robetta da far leggere a 'sta gente di ***. Soprattutto fumetti e libri per ragazzi, che dovrebbero essere le aree di mia competenza.
Nel caso li avessimo già possiamo sempre esporli fra quelli speciali consigliati dai bibliotecari (no, furbini, non posso fare uno scaffale dei libri "consigliati dagli amici blogger di una delle bibliotecarie", quindi li metto a nome mio, accontentatevi e gloriatevi di luce riflessa - tanto qui nessuno prende mai in prestito una fava).
Tenchiù!
Ho lo stomaco che borbotta dalla fame e ringhia come un cagnolino arrabbiato e manca più di un'ora alla pausa panino. C'è nel cassetto un sacchetto di taralli ai semi di finocchio che sussurrano tentanti facci tuoi e fallo ora.
E' una lotta titanica fra il culo tonico e il carboidrato insidioso, fra la ragione e il sentimento, fra il bene e il male.
E si sa che il bene non vince quasi mai...
Leggiucchiavo or ora un librino di poesie per bambini e m'è caduto l'occhio su questi versi ispirati, m'è scappata una risata dal naso e sono accorsa a ricopiarveli in fretta e furia:
Quiz
Si strozz
lo struzz
se ingozz
la pizz?
Ora che ho capito come si fa continuerò a postare per ore tutte le cazzate che trovo su YouTube.
Nello specifico, qui avete alcuni fulgidi esempi di Hiro che alza le braccia al cielo e dice Yatta!, che spero apprezzerete quanto meritano.