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sabato, 31 marzo 2007
Bulimia libraria

Sto accumulando libri in modo vergognoso. Ormai, quando prendo in prestito qualcosa, il programmino per i prestiti geme e si lamenta.
"Vuoi forzare il prestito?" mi chiede. E sotto sotto dice no no, basta, pietà!
Ma la pietà non è nel mio vocabolario e forzo.
Prima o poi dovrò anche decidermi a leggerli.
Al momento ho: Harry Potter uno e due - letti, ma li devo prestare alla mamma, La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, Budapest, che ho preso solo perché è di Chico Buarque, nonchè una raccolta di saggi su Truffaut. Inoltre, per il fine settimana, ho riempito la sportina di tela di dvd e cd, salvo poi accorgermi in treno che avevo preso le custodie, vuote. I dischi erano rimasti in biblioteca. Be', che dire, sono delle belle custodie e le guarderò con interesse per tutta la domenica.

Parola di ViperaVenerea alle 20:01 precise | link | commenti (11) |
cose a caso, vita da vipera

Micropost celebrativo per l'informatico

Lavorare con un informatico  preparato, disponibile e iperattivo è una fortuna, soprattutto considerando che siamo tutte capre quando si tratta di pc.
Se poi l'informatico è anche simpatico e appassionato di serie americane come Lost e Heroes, meglio ancora.
Ma se arriva tutto saltellante alle tre del pomeriggio, dopo un inizio di giornata pessimo, e ti dice: "ho una sorpresa per te!" e poi ti infila in mano il dvd di The Village perché vuole assolutamente che tu lo veda, be', è un mito.

Parola di ViperaVenerea alle 00:22 precise | link | commenti (7) |
vipera precaria

martedì, 27 marzo 2007
Yatta!

Domani è il quinto anniversario di reciproca sopportazione fra il Comansardante e la Comansardina.
Tanto per festeggiare andremo a ritirare il nuovo pc e manderemo in pensione Colette. Nonostante i molti difetti di questo aggeggio ci sono affezionata e stasera ero un po' triste.
- Dovremo trovare un nome a quello nuovo, mi deprimevo poco fa.
Il Comansardante ha proposto Hiro, come il nostro personaggio preferito di Heroes: un giapponese piccolo, con la faccia tonda e gli occhiali, che riesce a teletrasportarsi con la forza del pensiero ed esprime entusiasmo pallando gli occhi e alzando le braccia al cielo. Crede ciecamente nei fumetti e va in cerca di una spada magica che gli permetterà di salvare il mondo. Niente male per un assemblato coreano da 600 e qualcosa euri, no?
E' bastato questo a farmi passare un po' di malinconia. Ah, il potere dei nomi.

E così, au revoir Colette, benvenuto giovane Hiro.

Save the cheerleader, save the world

Parola di ViperaVenerea alle 05:11 precise | link | commenti (17) |
in love, vita da vipera, il comansardante

domenica, 25 marzo 2007
Un brindisi.

Per la prima volta in vita mia mi godo le gioie della mutua. Ho la febbre, ok, ho mal di gola, ok, ho il naso che cola e pure la cagarella, ma mi pagano lo stesso e sono qui a casa che non faccio niente. Mi sembra un buon motivo per festeggiare con una tachipirina effervescente. Cin.
Fra l'altro oggi è domenica e avrei dovuto lavorare lo stesso. Cin cin.

Parola di ViperaVenerea alle 19:25 precise | link | commenti (17) |
vita da vipera, vipera precaria

Dopo mezzanotte è meglio non guardare Dopo mezzanotte

Ogni volta che decido di dare qualche possibilità a un film italiano me ne pento. Dovrei averlo imparato e invece no, ci ricasco.
E così è colpa mia, solo mia, se ieri sera il Comansardante (bloccato in casa dal fatto che sono tutti in Portogallo tranne noi) ed io (bloccata in casa dal fatto che ho l'influenza) abbiamo visto quella cazzata immane che si intitola Dopo mezzanotte. Il regista è Davide Ferrario. Regista è una parola grossa, ma comunque.
In rete si leggono buone recensioni. Per citarne una: "Dopo Mezzanotte non è solo un graziosissimo film, ma anche e soprattutto uno svergognato atto d'amore per il cinema in quanto tale". Concordo con la parola svergognato, tutto il resto mi trova in disaccordo. Già dire che è un film. A noi ci è parso uno spot parecchio lungo sul Museo del Cinema e sulle Luci d'Artista a Torino.
Vabbe' che siamo torinesi e al museo del cinema ci siamo stati svariate volte. E, devo dirlo, è un gran museo. Veramente. Una delle cose migliori che si possano fare a Torino è infilarsi nella Mole e perdersi  lì dentro. Forse i non-torinesi sono andati al cine e sono rimasti abbagliati dalla, come si dice, location e si sono distratti. Non lo so.

La storiella praticamente è questa: c'è una tizia che è antipatica ma fa vedere le tette, un omino che dovrebbe sembrare Buster Keaton e invece sembra scemo e un malavitoso della Falchera che sembra tutto fuorchè un malavitoso della Falchera. L'omino-keaton ospita l'antipatica nella Mole dove lui fa il guardiano di notte. Lui abita nella Mole e di notte si guarda i film e gira in bici e va su e giù con l'ascensore. Lei si nasconde perché ha tirato dell'olio bollente sulle palle del capo nel fast-food dove lavora. Si scopre che omino-keaton ama l'antipatica e la filma di nascosto. Lei ama il malavitoso che nel frattempo si scopa la di lei amica. Il malavitoso, nonostante tutto, ama un casino l'antipatica, e l'antipatica a un certo punto li ama tutti e due, e citano Jules et Jim senza motivo (povero Truffaut). Poi il regista non sapeva come uscirne e così un metronotte spara al malavitoso, lui muore, gli fanno il funerale dentro il museo e l'omino-keaton e l'antipatica se ne vanno trulli trulli, fine del film.

Un film dovrebbe sospendere l'incredulità, no? Non dovresti stare lì a chiederti come mai succedono certe cose che nella realtà non sono possibili, perché dovresti essere in un mondo parallelo dove cose così accadono. E invece. E invece con un film così vuoto hai tutto il tempo di domandarti:
- ma come mai un guardiano notturno vive dentro il Museo? Ma sarà sicuro? e può fare entrare gente di notte e tenerla lì per due o tre giorni? Sono preoccupata, se cani e porci possono entrare nella Mole prima o poi il pazzo che la fa saltare in aria lo si trova. Ma poi, 'sto guardiano che gira in bici, ma non c'è il rischio che caschi e rompa tutto? Nessuno lo sorveglia? Ma di giorno i visitatori dove sono? Il Museo del Cinema è il terzo museo italiano per affluenza di visitatori e quella sta lì due giorni e non vede anima viva?
- ma 'sti malavitosi della Falchera che si trovano nel baruccio e si mettono a cantare in coro le canzoni di Pappalardo a chi dovrebbero far paura? E poi, ma come cazzo parlano? E come sono vestiti? Sembrano usciti da West Side Story.
- ma il capo di lei ha il potere miracoloso dell'autoguarigione? No, perché lei gli tira una litrata d'olio bollente sui testicoli. Non è proprio come un pestone su un piede. Lui dovrebbe stare in ospedale. Operarsi. Non lo so, morire. E invece un cazzo, due giorni dopo è di nuovo lì.
- un funerale dentro il museo del cinema? No, dai, Ferrario, siamo seri.
- ma a che serve Silvio Orlando che fa la voce narrante? Ferrario aveva paura che ci perdessimo nella complessità della trama? Ben tre attori! Addirittura un triangolo amoroso! Lo spettatore si confonde, perdio! E quindi Orlando puntualizza ogni passaggio, ma sempre con l'aria di non volerlo fare, del tipo:
"Potrei dirvi che il personaggio è molto turbato, ma non c'è bisogno di farlo"
"Ora lei sente la mancanza di lui, ma non c'è bisogno di dirvelo"
No, infatti, non c'è bisogno. Perché lo fa?

Oh, potrei andare avanti ore.
Potrei, ma non lo farò.
Lo so che non è proprio un film appena uscito e che a voi di tutto questo ve ne può fregare il giusto, cioè niente. E' che prima e dopo il film abbiamo anche guardato qualche puntata di Heroes, che è una serie americana che ci ha consigliato Alkanette e ci sta piacendo un sacco. Ecco, Heroes è un telefilm. In cinque minuti di quel telefilm c'è più roba (dialoghi, sceneggiatura, intreccio, recitazione, storia) di quanta ce ne fosse in tutto quel film lì.
E non dite: eh, ma loro sono americani e hanno i soldi. Cazzate. Non servono i soldi per avere idee. Non servono i soldi per scrivere buoni dialoghi.
Il mio film preferito è I quattrocento colpi ed è un'opera prima fatta con due lire, eppure.

Io non è che voglio fare la snob a tutti i costi, ma ogni volta che vedo un film italiano recente mi cascano le palle (come sarebbe dovuto succedere all'ustionato del film). A voi non succede?

E mi chiedo soprattutto: che tipo di Italia vogliono rappresentare? Come mai non è possibile riconoscersi neanche per sbaglio in quei personaggi? Cosa vedono, questi registini, quando guardano? Perché un regista torinese non sa neanche creare un tamarro di periferia credibile? Forse non ne ha mai visto uno perché era troppo preso a fare gli aperitivi  dopo i corsi di cinema al DAMS? E allora perché non ha girato un film su una cosa che conosce, gli aperitivi? 

Parola di ViperaVenerea alle 19:08 precise | link | commenti (10) |
recensioni

domenica, 18 marzo 2007
Pazienza dipinge.

Per Bostoniano e gli altri fan di Pazienza, eccolo su YouTube mentre dipinge dal vivo e qui e qui mentre disegna (non so caricare i video per cui cliccate sui link e zitti).

Parola di ViperaVenerea alle 22:07 precise | link | commenti (11) |
cose a caso

mercoledì, 14 marzo 2007
Accorato appello

Il Comansardante (si, Profe, è Pois. C'ha l'identità segreta, come l'Uomo ragno) ha appena scritto sul suo blog un accorato appello a sua madre, al quale commossa mi unisco.
Noi non abbiamo la lavatrice, e la gentile signora, stufa di lavare i vestiti del figlio, stirarli e restituirglieli in cambio di biancheria sporca in contanti tutte le settimane, ha proposto di comprarne una dividendo le spese. Anche mia mamma sarebbe liberata dall'onere di lavarmi una parte dei vestiti e io da quello di portarli avanti e indietro in tram. Bello.
Noi continuiamo a rimandare l'acquisto e la mia specie di suocera si è incazzata e minaccia lo sciopero del bucato. Perché continuiamo a rimandare? Perché non affrontiamo subito questa piccola spesa così utile a tutti?

Allora, come voi sapete noi non abitiamo in un appartamento, ma in un sottotetto col soffitto bassissimo in compensato mezzomarcio. L'attacco per la lavatrice è nel ripostiglio. Per essere un ripostiglio è piuttosto grande, ma il soffitto è basso e la lavatrice taglierà a metà la stanza obbligandoci a contorsioni da acrobati cinesi per andare a pulire la cacca dei gatti. L'alternativa - spostare la lettiera in cucina o in bagno - non è praticabile a causa dell' esiguità degli spazi, del numero dei felini e delle pessime abitudini coproludiche dei medesimi.
L'attacco stesso, poi, forse funziona e forse no. Diciamo che secondo gli esperti - nella persona dello zio del Comansardante - potrebbe funzionare, ma noi siamo realisti e ci immaginiamo la casa allagata al primo risciacquo. Potremo stendere solo in cucina, e possiamo scegliere se mettere lo stendibiancheria in mezzo ai coglioni fra tavolo e fornelli o in mezzo ai coglioni fra divano e tv. In inverno ci piove in casa e i muri sono quasi umidi: asciugare le lenzuola e sentirsi Oliver Twist sarà tutt'uno.
Capite?

Mamma del Comansardante, lo so che non stai leggendo, ma nel caso, ripensaci. Recedi dalle tue dure posizioni. Leggi l' appello accorato di un figlio al tuo cuore di madre.
Ricomincia a lavare le mutande e i calzini di tuo figlio.
E già che ci sei ci faresti mica la spesa? Manca lo zucchero.

Parola di ViperaVenerea alle 23:59 precise | link | commenti (15) |
vita da vipera, il comansardante

martedì, 13 marzo 2007
I pennarelli di Pazienza

 Inedito (1977) – Andrea Pazienza



Amo.
Al di là ed oltre, è un mare di pennarelli,
ed il mio amore per i pennarelli è secondo solo
all'amore che nutro per me stesso.
Pennarello è bello, e se sai usarlo, se lo ami,
sa darti soddisfazioni,
diventa te, diventa il tuo istmo,
ne ricordo uno, enorme, bleu,
dopo tre anni cominciò ad avere la lingua
secca,
e presi a usarlo per le sfumature ghiaccio delle
mie nuvole, era un buon pennarello, e mi
dispiacque
quando morì, morì per l'aver perso il tappo.

[...]

 

Parola di ViperaVenerea alle 17:52 precise | link | commenti (6) |
cose a caso

domenica, 11 marzo 2007
Sorprese

La sera dell'8 marzo sono scesa dal treno e ho trovato Biliotopa e Bibliopiccola ad aspettarmi in fondo al binario. Volevano farmi una sorpresa. Avevano telefonato al Comansardante e gli avevano chiesto di chiamarmi per sapere con precisione l'ora di arrivo.
Quindi avevo ricevuto una chiamata molto strana che suonava più o meno così:

"Ciao amore! Che bello che mi hai chiamato, dimmi."
"Ciao, ehm, dove sei?"
"Sul treno"
"E a che ora precisamente arrivi?"
"Dieci e un quarto dieci e venti"
"No, a che ora arriva il treno in stazione"
"Ah, 21.40, perché?"
"Niente, ti ho fatto i piselli, ho poco credito, a dopo"

Che tenero, ho pensato io, mi fa questa telefonata inutile solo per sentirmi. A volte sono terribilmente tonta.

Vabbe', comunque, arrivata in fondo al binario le ho viste e ci siamo buttate tutte nelle braccia di tutte e abbiamo emesso strida che neanche negli Uccelli di Hitchcock. Le mie colleghe avevano l'aria perplitta mentre facevo le presentazioni tenendo le mie piccole bibliobastarde per mano.
Una delle colleghe mi ha chiesto se adesso saremmo uscite dalla stazione tutte e tre per manina saltellando, e allora ci siamo ricomposte.

Niente, era solo per dire che io le amo, quelle due.

Parola di ViperaVenerea alle 23:51 precise | link | commenti (10) |
in treno, bibliobastardi

giovedì, 08 marzo 2007
Perle

"Ecco il suo libro, signore. Si ricordi di passare a farlo smagnetizzare"
"D'accordo"
Un minuto dopo torna:
"Scusi, non ho capito dove devo andare per farlo smaterializzare"

"Avete mica un libro di Pirandello? Si intitola Il fu Matia Bazar"

Parola di ViperaVenerea alle 18:00 precise | link | commenti (8) |
vipera precaria

Quando la sfiga si accanisce

Oggi dovevo essere al lavoro un'ora prima, per una riunione. Alle undici e cinque, ormai a due fermate di autobus dalla stazione, mi arriva un messaggio: la riunione è saltata e si entra alla solita ora. In stazione trovo le mie colleghe - incazzate come belve, tutte quante. Arriviamo a *** un'ora prima e mangiamo un pranzo improvvisato - torta e gelato. Siamo comunque sempre incazzate nere.
La giornata è lunga e pesante, gli utenti tanti e bisogna allestire le varie sale per la festa della donna. I nostri tentativi di stampare i cartelli in A3 hanno desertificato un pezzo d'Amazzonia.
Usciamo in ritardo, arriviamo in stazione tutte affannate e la prima vorace occhiata al tabellone delle partenze ci fa rotolare i coglioni fino in Brasile, perché il treno ha un ritardo di cinquanta minuti.
La sala d'attesa è una splendida stanzetta gelida, con pareti soffitto e pavimento di varie sfumature di grigio e le sedie di metallo nere, assolutamente sporca e spoglia. Un barbone, seduto accanto a noi, si scaccola con perizia. Un toccasana per l'umore.
Delusa dal vivere, mi rifugio nei semplici piaceri del corpo - scoperchio con voluttà il contenitore di plastica ove al mattino ho scodellato l'insalata di grano. Il mio naso, lo sapete, non funziona tanto, quindi mi rendo conto che è avariata solo mentre mastico il primo boccone. Guardo bene: una giornata nell'armadietto della biblioteca e ha fatto la muffa. Dio che schifo.
Così ceno con cracker sbriciolati, purea di mela e cioccolato. Tipo giovane marmotta in campeggio.
Arrivo a casa e il comansardante sta uscendo per andare al lavoro, e riusciamo a malapena a dirci a vicenda: oh, che vita di merda!*
Mi rollo una canna e non tira.
Vaffanculo, adesso vado a dormire e che succede, crolla il soffitto?



*però mi fa trovare un piatto di pasta pronto. Grazzzie con tre zeta.

Parola di ViperaVenerea alle 00:35 precise | link | commenti (9) |

martedì, 06 marzo 2007
Gli ultimi giorni di Colette

No, non sono qui per parlarvi della fine di Sidonie-Gabrielle Colette, 1873-1954, scrittrice, giornalista e attrice di pantomima, bisessuale e insignita della Legion d'Onore, e stupirvi oltremodo con la mia vasta cultura.
Sono qui per parlarvi del mio computer che, ahimè, va in pensione.
L'ho acquistato nel 2000 - avevo appena scoperto la Colette scrittrice e così battezzai, per buon augurio, quell'odioso oggetto spigoloso e maschile che faceva per la prima volta ingresso nella mia vita. Non l'ho usato per scrivere il grande romanzo del nuovo millennio, come mi ero, assai modestamente, riproposta, ma è stato divertente lo stesso.

Mi mancherà la sua filosofica lentezza, che mi dà modo di riflettere sulle cose della vita mentre lui, senza ansia, si prende cinque minuti per aprire il notepad.
Mi mancherà la sua ventola fioccolosa di polvere, che ansima lamentosamente nel silenzio notturno.
Non mi mancherà invece il masterizzatore, dacchè questo che ho s'è rotto e quindi finalmente ne avrò uno.
Mi mancherà la tastiera, ingrommata di cenere e briciole, che ogni volta che la scuoti vien giù un mucchietto di roba.
Mi mancherà il mouse, che va a cazzi suoi e si impunta come un mulo rognoso.

Vabbe', a rifletterci non mi mancherà poi tanto.

Parola di ViperaVenerea alle 23:50 precise | link | commenti (14) |
vita da vipera