La settimana è iniziata così:
Sveglia alle 5:30
Treno alle 7.20
Si inizia a lavorare alle nove. La biblioteca chiude alle 20.
Siccome qui ci si dà troppo alla pazza gioia è stata abolita la pausa pranzo, per la gioia dell'unico utente presente nell'edificio. Costui, fra l'altro, credo abbia in mente di scriversi la tesi a scrocco sul pc della biblioteca, perché ha occupato una postazione tutto il giorno, scrivendo incessantemente.
Ho piantato un'urlata a dei bambini che strillavano e si prendevano a cuscinate sotto lo sguardo perfettamente neutro delle madri. Ecco, già lo so che diventerò una di quelle bibliotecarie acide e odiose dei film. Quelle che dicono sempre shhht!
E appunto: oggi ho appeso ovunque cartelli con su scritto: "Shhht! Siamo in biblioteca, parla sottovoce!".
Fra l'altro gli abitanti di *** non hanno mai visto una biblioteca prima, e si aggirano fra gli scaffali con la spensieratezza di uno in visita allo zoo. Durante l'apertura di domenica, 650 utenti contro quattro bibliotecari e due ragazze che non sapevano assolutamente dove si trovavano. Durata del match: quattro ore. Hanno vinto gli utenti. Noi, è un miracolo se siamo riusciti almeno a evitare morti e feriti gravi.
Ma torniamo a oggi.
Il treno ha 15 minuti di ritardo.
Arrivo a casa alle 22:30.
Ingurgito dei cavolfiori e mezza pagnotta mentre il comansardante si prepara ad andare al lavoro.
Poi mi spalmo sul divano a leggere un libro sui Beatles.
Questo per dire che se non scrivo c'è un perché.
Abbiamo fatto sterilizzare la piccola Molly. Sta benone, si è ripresa alla grande, solo ogni tanto si lecca la pancina ancora rasata e ferita con una perplessità che mi addolora.
Nella sala dedicata ai bambini in età prescolare c'è un piccolo anfiteatro di gommapiuma dove i piccoli possono sedersi a leggere o giocare. Per evitare che ci si arrampichino con le scarpe ai piedi ho composto questi versi ispirati:
Vuoi salire sui gradini?
Togli le scarpe
ma tieni i calzini!
Purtroppo la chiosa proposta da una collega, "anche i bambini nel loro piccolo puzzano", è stata giudicata sconveniente ed eliminata.
Per convincere i più grandi a non disseminare libri ovunque a cazzo sugli scaffali come sempre fanno ma riporli tutti insieme acciocchè noi li si possa ricollocare a modino ho riempito la sala ragazzi di minacce:
Hai finito il libro?
Era bello?
Mettilo nel carrello!
Per chi pensasse che parlo solo di lavoro: vero, ma non faccio altro.
Oggi avevo il treno alle 12.20 ma non si è dormito lo stesso.
Ieri sera mia madre mi aveva comunicato che una mia zia buttava via tre armadi vecchi e ce li potevamo prendere gratis pagando solo il trasloco che loro avavano già peraltro fissato per l'indomani all'alba. Così, senza pigliar fiato.
Alle 8, stamattina, sono stata sbalzata via dalle coltri da una scampanellata inumana. Solo gli ottanta chili e l'indice da battilastra di mio padre possono fare quel casino.
Ed eccoli: mio padre, mia madre, mio zio casinista e due traslocatori. Io sono in pigiama, ho i capelli sporchi, non mi sono lavata e non capisco nulla. Mi trovo a fare caffè per estranei prima di poter pisciare.
Mi portano in casa due armadi bassi, montati, e una serie di pali e cassetti che compongono un qualche Oggetto Misterioso. I miei sono lanciatissimi e pianificano di spostare le due librerie nel ripostiglio e sostituirle con gli armadi, in modo che il corridoio si trasformi in un budello di ante. Di colpo sono sveglissima e mi oppongo con veemenza. Al mattino stacco le teste a morsi, soprattutto se non posso accedere al bagno. Alla fine vinco io e le librerie restano al loro posto.
Resta l'Oggetto Misterioso: cosa diavolo è? I miei, usciti i traslocatori, mi svelano l'arcano. Iniziano a montare con scienza misteriosa quei pezzi e compongono una forma compiuta, effetto sorpresina kinder: i cazzilli di plastica che diventano uno pterodattilo a rotelle.
Non è uno pterodattilo a rotelle, l'oggetto che ora ingombra fastosamente la stanza da letto, ma siamo lì: si tratta di una specie di mobile-divisorio con gli armadietti tipo pensili che formano una griglia, marrone scuro, sembra enorme. Uno degli armadietti è un porta-lp. Il Comansardante ci ha messo gli lp. Ci ha anche appeso il poster di taxi driver. E' veramente un oggetto buffo e I gatti non fanno che annusarlo.
Questo mobile brutto e vecchio si intona parecchio con il resto della stanza. Nello specifico è coevo alla lampada da pavimento, un grosso e dondolante doppio bulbo di vetro bianco che fa una luce molto d'atmosfera e sembra un po' il fantasma di un barbapapà. Anche la lampada viene da un trasloco, cambiano solo gli zii.
Lo so che non ve ne frega un cazzo, ma adesso quella camera ha una sua estetica.
Il comansardante, pover'uomo, aveva fatto la notte. Così alle dieci è uscito barcollante dalla stanza dopo aver dormito tre ore e adesso sta dormendo come un angelo sul divano. Io sono tornata da un paio d'ore e fra un po' vado a letto, che domani mi sveglio alle sei.
Ho saputo che la biblioteca ha una superficie complessiva di 4000mq. Sono convinta, oggi, di averli percorsi almeno dieci volte. Però mi ammazzo dalle risate, credetemi.
Aaaaah! - abbiamo detto in coro, le colleghe ed io, sedendoci al bar della stazione, in attesa del treno per Torino.
Per due giorni siamo state in piedi e sorridenti a pattugliare le sale, tutte in tiro col badge e i tacchi alti (il badge è un imbarazzante cartoncino che spenzola da un lunghissimo guinzaglio rosso). Notoriamente la bibliotecaria è donna da scarpe comode e basse e stasera zoppicavamo camminando ingobbite come tre quasimodi.
In questi due giorni penso di aver visto tutti gli abitanti di *** almeno due volte. Ci avevano detto che sarebbe stata una cosa grossa, ma non pensavamo tanto grossa.
Ieri c'erano i fiori, tutte le personalità incluso il vescovo, un'arpista, il tappeto rosso, Eco, la telavisione e milleduecento persone circa che affollavano l'edificio chiedendo le cose più strane. Un signore mi ha chiesto se poteva prendere in prestito una quattrocentina rilegata in cartapecora e portarsela a casa. Quando gli ho detto di no ci è rimasto male.
C'era sciopero dei treni, il nostro aveva un ritardo di 90 minuti, altri avevano un ritardo (cit. testuale dai monitor della stazione) "indefinito". Siamo riuscite ad acchiappare un intercity e abbiamo fatto il viaggio di ritorno pensando a come affrontare il controllore per non pagare la multa in quanto prive del supplemento.
Il controllore si è prudentemente tenuto lontano: il piano prevedeva di immobilizzarlo, chiudere le porte dello scompartmento e lanciarlo dal treno in corsa via finestrino.
Oggi stessa cosa, ma senza Eco, senza vescovo e con un'orchestrina jazz al posto dell'arpista. Spettacoli teatrali e letture per i bambini. Qualcuno ha cambiato la sintonia dei tre schermi al plasma della cupola in vetro che ospita la sala tv: dalla CNN a rete4, ahimè. Per fortuna l'onnipresente tuttofare ha riparato il danno. Nella piazza un gazebo con due forni a legna distribuisce teglie di farinata calda calda e unta unta: alla porta i ragazzi del servizio civile respingono i possessori della sporchevole vivanda e non possono neppure assaggiarla.
All'uscita riusciamo a scroccarne un paio di pezzi, meravigliosa, bella calda.
Parenti e amici avvisano di aver visto un servizio al tg regionale, ce lo facciamo raccontare.
Mi ero ripromessa di andare difilato in un qualsiasi posto pieno di alcol e senza scaffali, ma verso le cinque del pomeriggio il dubbio si è insinuato e alle nove, col ciondolio del treno, il pigiama e le pantofole si sono fatti certezza.
Ma lo sapete? Alla fine Eco non l'ho mica visto!
Non che non ci fosse, ma non l'ho visto.
E dire che non è magro.
Ho ridotto di due terzi le mie ore di sonno medie a notte: a gennaio dodici, adesso quattro.
C'ho una certa età e il metabolismo ci mette un po' a metabolizzare - appunto.
Al mattino l'intrusione odiosa della sveglia provoca un'immediata scarica di adrenalina da oddio perdo il treno che mi fa arrivare in stazione con una mezz'ora di anticipo (il trauma del Primo giorno è servito a qualcosa).
Lì trovo metà delle colleghe. Sistemateci a sedere l'inizio di conversazione è stroncato per catalessi generale da trasporto su rotaia. Fuori c'è sempre la nebbia e l'unica cosa che si vede è la linea retta della scarpata dei binari. A volte il fantasma di un albero.
La catalessi perdura nel tragitto stazione-biblioteca. C'è ancora la nebbia. Le case hanno le facciate tutte colorate ma non si vede. Non si vedono neppure i banchi del mercato in mezzo alla piazza. Ci riaddormentiamo camminando.
Ci svegliamo del tutto solo inciampandoci nelle transenne che delimitano il cantiere.
Non vi dico come torniamo la sera. Apriamo la bocca solo per sbadigliare.
Durante il giorno parliamo un sacco, però.
Stasera sono tornata da sola e mi sono addormentata. Mi ha svegliato il controllore toccandomi la mano. Ho fatto un salto e credo di averlo guardato in modo tanto stralunato perché mi ha chiesto, paterno: "Hai l'abbonamento?".
Ho farfugliato di si mentre frugavo nello zaino, con il lettore mp3 che mi sbraitava nelle orecchie e gli occhi mezzi chiusi.
"Va bene, va bene, non importa, dormi pure"
Detto fatto.
Meno male che scendo all'ultima stazione.
Domani, mi ripeto, incontrerò Umberto Eco e sono emozionata.
In un certo senso me lo ha fatto scoprire, col tempo, il Comansardante. Lui ha studiato semiotica e ovviamente lo legge un sacco.
Di Eco avevo letto qualcosa - Il nome della rosa, Diario minimo, Il pendolo di Foucault.
I primi due mi erano piaciuti, soprattutto il Diario minimo, ma il terzo libro lo avevo trovato fastidiosissimo. Non mi ricordo più perché, sono passati quasi vent'anni. Probabilmente ero troppo piccola per leggere un libro così complesso e non mi è piaciuto perché non l'ho capito, ma i miei non mi hanno mai proibito nessun libro e quindi mettevo le mani su qualunque cosa. Il che era ottimo, anche se procurava qualche incubo.
Dopo il Pendolo di Foucault il mio interesse per Eco è scemato rapidamente e negli anni successivi mi è stato antipatico, per principio.
Poi ho conosciuto il Comansardante e lui mi ha spiegato un sacco di cose sulla semiotica , incuriosendomi. Così ho preso in mano, perplessa, Sei passeggiate nei boschi narrativi e me lo sono bevuto d'un fiato. In queste sei lezioni sulla lettura e sulla struttura della narrazione Eco spiega così bene da rendere tutto comprensibilissimo anche ai tuberi come me, ed è anche divertente - sono un tubero che si annoia in fretta.
Tutta ringalluzzita dall'esperienza e sentendomi in pectore questo nuovo entusiasmo per la semiotica mi sono buttata a pesce su L'opera aperta, alla terza pagina ho constatato che non ci stavo capendo una mazza e ho ridimensionato le mie ambizioni.
Poi tre anni fa siamo andati in Olanda e il Comansardante si è portato il Secondo diario minimo. Lo ha letto un po' all'andata e un po' al ritorno - abbiamo perso la lucidità dopo diciotto minuti che eravamo ad Amsterdam e l'abbiamo riacquistata più o meno all'aeroporto di Bruxelles.
Forse sarà stata l'eccitazione del viaggio ma il Comansardante, sull'aereo dell'andata, leggendo ghignava come lo stregatto e non resisteva alla tentazione di fornirmi lunghi estratti ad alta voce.
Io andavo in aereo per la prima volta ed ero completamente rapita dall'esperienza, con gli occhi sgranati e il naso schiacciato contro il finestrino. Avevo anche la lingua penzoloni come i cani. Intanto ridevo pure io come una matta per le declamazioni estemporanee del mio compagno di viaggio e distoglievo lo sguardo dalle nuvole abbaglianti e il cielo e il nostro pianeta che rotolava sotto l'ala per cercare di rubargli il libro dalle mani e barattarlo col Diario di Anna Frank che mi giaceva chiuso e inerte in grembo.
Insomma, un gran bel viaggio.
Da allora ho riletto quel libro un sacco di volte. Col tempo ho imparato a non portarmelo sul tram perché ridere da soli alla fermata provoca una salva di sguardi perplessi da parte di vecchie signore e tossicodipendenti mattinieri - che non ridono, ciondolano. Così è diventata la mia lettura da cesso preferita, soprattutto le istruzioni per l'uso. "Come sostituire una patente rubata" è la cosa più esilarante che si può leggere sul water, anche se pregiudica la riuscita della cagata.
Domani, mi ripeto di nuovo, incontro Umberto Eco e sono emozionata. Un po' perché incontro una persona importante con una cultura spaventosa e mi farò di sicuro qualche figura di merda (mi chiederà un libro antico e io lo sfilerò dallo scaffale e mi resterà la copertina in mano e lo scaffale mi crollerà in testa e la direttrice della biblioteca urlerà il mio cognome con la stessa intonazione del sovraintendete Chalmers quando urla "Skinner!"), un po' perché ormai i suoi libri sono legati a un sacco di ricordi romantici. Non so se avete notato quante volte ricorre la parola Comansardante in questo post (sette, le ho contate).
Mi sto chiedendo cosa dirgli. Pensavo a "Professor Eco, è un grande onore, lei è la mia lettura da cesso preferita".
Sarebbe bello se mi rispondesse: "Non pregiudica la riuscita della cagata?"
Domani la biblioteca apre alle palpitanti folle di *** e all'incedere regale del professor Eco, in onore del quale oggi Collega col Cane ed io abbiamo passato ore a riparare col filmoplast le coste di ennemila libri antichi - la maggior parte dei quali avevano la tendenza a sbriciolarsi al minimo contatto.
Ora come ora sono integralmente lurida.
Inoltre Collega col Cane mi ha invitato a casa sua, dove ho fatto conoscenza intima col suo labrador dorato di quattro mesi. L'emozione è stata forte sia per me che per lui. Solo che lui mi ha pisciato sul piede mentre io sono riuscita a trattenermi. Collega col Cane continuava a scusarsi ma non ho sentito una parola: capirete, ero a quattro zampe impegnata in un discorso faccia-a-muso col peloso, i cui concetti salienti erano i miei mugolii e la sua saliva.
La biblioteca è diventata spettacolare. Nella sala per i bambini da 0 a 6 anni hanno montato un volo di uccelli rossi e gialli sul soffitto, nella sala dedicata alla musica gli stereo aspettano con le cuffie tutte belle allineate, la sala cinema è gremita di dvd e libri a tema, le novità editoriali sono state sistemate con grande buon gusto nella sala degli adulti e il legno delle stanze dei libri antichi è tirato a lucido come il culo di una pentola.
Domani devo mettermi tutta in tiro: Collega col Cane va addirittura dal parrucchiere. Passerò la notte con la testa nell'armadio per trovare una gonna o qualcosa di simile.
Ovviamente domani c'è sciopero dei treni e secondo i meteorologi a *** pioverà che dio la manda.
Poi vi faccio sapere com'è andata
Oggi abbiamo scoperto (tutti e nove i colleghi) che il nostro prossimo giorno di riposo sarà domenica 18 febbraio.
La vedo dura per il blog, ma intanto io venerdì incontro Umberto Eco.
Tzè.
Non ci sono più le mezze stagioni, signora mia.
E questo è un bel casino: si sciolgono i ghiacciai, l'ozono è un groviera e a gennaio finisci col prendere il fresco in maniche corte sul balcone, la sera.
E che ci possiamo fare, noi?
Boh, forse niente, forse qualcosa, dipende da quanto crediamo all'idea che l'oceano è fatto di singole gocce.
Catepol mi lancia questa iniziativa e io la rimpallo a voi:
Chi ha voglia di aderire il 16 febbraio dovrebbe provare a consumare un po' meno. Spegnere i led che restano accesi a blinkare nel buio, spegnere il pc quando non lo usa, andare al lavoro con i mezzi pubblici e cenare a lume di candela.
Io andrò al lavoro in treno, spegnerò il pc invece di lasciarlo acceso notte e dì a farsi le sue cose, sul lume di candela a cena non garantisco ma ci provo.
Spegniamoci tutti, dai.
Oh come odio il Primo Giorno.
Quello dove non conosci nessuno e chiami Anna Simona e Simona Giulia. Quello dove non sai dove mettere le mani e devi chiedere anche per trovare i bagni.
Questo Primo Giorno in particolare è stato denso.
La giornata è iniziata con l'urlo del Comansardante: "Svegliatisvegliatisvegliatisonoleotto!"
Considerando che il treno partiva alle 7.20, devo dire che sono partita nel modo migliore.
Sono riuscita a acchiapparne un altro alle 9. Fra l'altro era un intercity, l'abbonamento del treno non lo prevede, avrei dovuto pagare una multa o qualcosa di simile ma in stazione mi sono defilata silenziosamente mentre la controllora (controllore donna) era impegnata con due ragazzini senza biglietto.
Ho preso un autobus abbastanza a caso e mi sono fatta faticosamente spiegare la strada da una vecchietta autoctona
- Scusi, signora, sa dove devo scendere per andare in piazza ***?
- Piazza ***? Si si, lo so.
- Ok, dove?
- Più in là.
- Quanto più in là?
- Eh?
La vecchia non voleva cantare, ma sono riuscita ad estorcerle l'informazione vitale appena in tempo e sono riuscita a raggiungere l'edificio, tutto circondato da un fitto cantiere - pare prevedano di piantare panchine ovunque.
Capa e colleghe non mi hanno linciato con i centosei volumi della patrologia, per fortuna.
La biblioteca è un gioiellino, nuova di pacca, labirintica all'inverosimile. Mi sono persa immediatamente. Credo che ci vorranno anni prima che riesca a cavarmela senza una cartina.
Quando sono rientrata a casa avevo, come dice mia mamma, lo stomaco sotto le ginocchia, che traducendo dal maternese significa che in tutta la giornata non avevo nemanco bevuto il caffè.
Il Comansardante andava a farsi un giro a Eataly e mi sono aggregata i corsa prevedendo di riuscire a mangiare. Pagando, se indispensabile.
Eataly (che nome di merda, posso dirlo?) è una specie di supermercato del cibo di alta qualità benedetto dall'alto da Slowfood. Una meraviglia, anche se organizzato un po' maluccio (ma hanno appena aperto, e in previsione dei prossimi giorni e dei casini che farò al lavoro non posso che schierarmi dalla loro parte).
Purtroppo scopriamo che i numerosi ristorantini interni iniziano a lavorare solo alle 19 - non si mangia.
A passeggiare in mezzo a quelle infilate di formaggi raffinati, birre di pregio e verdurine biologiche lo stomaco m'è sceso dalle ginocchia alle caviglie. Davanti all'espositore dei caprini ho iniziato a salivare come un lama.
Abbiamo comprato un po' di cosette (due raffinate birre artigianali, un paio di formaggi coi controcazzi, succo di mela, il capocollo per il comansardante e delle lingue di suocera perché non avevamo il pane in casa) e siamo usciti prima di dilapidare tutti i nostri averi.
Al ritorno, vuoi il fatto che stanotte ho dormito niente (salvo poi crollare e non sentire la sveglia), vuoi che c'era traffico, vuoi che avevo l'apparato digestivo prolassato sotto i talloni, m'è salita un po' di nausea. E a casa, festosamente, ho sboccato.
Nel lavandino.
Della cucina.
Dopo ho capito perché la mamma dice sempre: "Non lasciare il lavandino pieno di piatti".
Inutile aggiungere che a) ho dovuto rigovernare con urgenza e b) la cenetta coi pregevoli prodotti gastronomici di recente acquisizione non è stata apprezzata quanto avrebbe meritato.
Domani a quanto pare saremmo solo d'ingombro e ci hanno detto di starcene a casa.
Chiudo col notizione che Molly è in calore e miagola ininterrottamente da quarantotto ore. Harold, non avendo modo di aiutarla, ogni tanto le lecca la testa. Tzè, i maschi.