Da domani ho di nuovo un lavoro.
A un'ora di treno da qui, in una città che chiameremo *** come nei romanzi d'una volta, c'è una biblioteca chiusa da otto anni. Domani mattina alle nove ci metterò piede per la prima volta, con un po' tanta trepidazione.
Adesso cerco di capire come funziona il lettore mp3 del Comansardante.
Storiella edificante numero 1:
Amica Sposata, mentre mangiamo un panino al tavolo pulcioso d'un bar pulcioso persino per gli standard di pulcioso di Torino nord, mi racconta che la figlia del fratello di suo marito, dodicenne, viene tenuta alla fame dai genitori.
- Non le danno da mangiare - mi dice - quando viene a cena da noi si ingozza, poverina.
- Perché, è diventata obesa? - chiedo. Al loro matrimonio me la ricordavo come una bambina minuta vestita col più orrido cattivo gusto da una malvestitissima madre.
- No no - mi dice - è che dicono che se non dimagrisce non può fare la ballerina e andare in tv.
E mi racconta che questa ragazzina è stata iscritta a due corsi di danza e viene regolarmente affamata perché i genitori, separati legalmente ma perseguendo ciascuno per conto suo lo stesso scopo, vogliono fare di lei una troietta televisiva, di quelle che sculettano col tanga di brillantini su rai1.
Fra l'altro la bambina assomiglia tragicamente a entrambi i genitori, per cui non ha speranze.
Storiella edificante numero 2:
Tre dei ragazzi vogliono andare a vivere insieme e stanno cercando casa in affitto. Culo vuole che ne trovino una ottima, con tre stanze da letto, termoautonoma e tutto quanto, a un prezzo basso in quanto locata in una zona squallidissima della città, ossia la nostra.
Vanno a vederla e il tizio che li accoglie si perplime:
- Siete voi tre che verrete ad abitare qui?
Si, dicono loro.
- Niente donne?
No, dicono loro.
- E chi le fa le pulizie? - chiede il tizio sgranando gli occhi.
Se il tizio in questione sta leggendo questo blog: quei tre lì sono molto meglio a pulire di me, si fidi, e guardi che io sono donna.
Sto abusando della vostra pazienza con questi giochini? No, ditemelo, mandatemi a cagare, vi capisco.
Però Bostoniano ha appena lanciato un gioco dolcissimo sul suo blog e la cosa mi interessa perché l'idea gli è balenata grazie a un mio commento particolarmente sgrammaticato.
Il dolcegioco è questo: se voi foste un dolce, che dolce sareste?
Io sarei un enorme cono gelato, alle creme, con la cialdina, di quelli così grossi che, per quanto tu ci dia giù di lingua con impegno, iniziano a squagliarsi , colano sui polsi e ti imbrattano di torroncino fino al gomito.
Si, proprio uno di quei grossi gelati rompicoglioni che ti incasinano la vita e ti rendono impresentabile, ti fanno i baffi di gianduja e non c'è mai una fontanella per sciacquarsi le mani.
Se fate anche voi questo giochino sul vostro blog ditecelo che Bostoniano e io corriamo a vedere.
Stasera c'erano qui i ragazzi per un briefing ad alto livello riguardo all'operazione: "Portogallo in marzo", ossia il viaggio di dieci giorni a Lisbona e dintorni che progettiamo per la primavera, a bissare quello dell'anno scorso in Andalusia.
La mia situazione lavorativa è ancora avvolta in una fitta nebbia paralizzante e non so se potrò andarci, così evito di entusiasmarmi troppo.
La prima incognita del viaggio è quindi il numero dei partecipanti, minimo sette massimo nove.
Durante la riunione si sono affrontate svariate questioni legate ai trasporti, all'itinerario, ai pernottamenti e in generale all'incasinata questione di essere tre coppie e tre single che si spostano in massa.
Qualche estratto dal verbale:
"E se noleggiassimo un furgone?"
"No, dai, un tir!"
"Si va tutti in ostello in una bella camerata unica"
"E per trombare?"
"Ci sono i cessi dei pub"
"Pensione" in portoghese si dice "pensao". Nonostante questo sembra che non esista una sola Pensao Meravigliao in tutto il Portogallo.
"E se facessimo Madrid-Lisbona in treno?"
"No, minchia, ci vogliono dieci ore. Vedi, il treno sale fino a Valladolid e poi scende di nuovo, non va dritto."
"In mezzo ci saranno montagne, cose, tutto un troiaio."
Zio Gabriel fornisce puntuale tutta la sua riserva di Ansa sul Portogallo: temperatura minima e massima delle città pricipali, monumenti degni di nota, breve cronistoria del paese, moneta, situazione politica, informazioni sull'andamento del campionato di calcio locale, usi e costumi e varie ed eventuali.
Inoltre declama la guida facendo le vocine. Io rido tanto che ho mal di stomaco.
Al termine del briefing, che coincide più o meno con il prosciugamento delle riserve alcoliche, concludiamo il verbale:
"E quindi cosa abbiamo deciso?"
"Boh."
Catepol, il bracco della rete, ha scovato e proposto là da lei un bellissimo giochino che si chiama Quotablog.
Si tratta, cito dal post originario di Strelnik, di un "esperimento di falsificazione blogcentrica aperto a tutti in cui per partecipare basta prendere una citazione (più o meno famosa) e sostituire al soggetto della frase in questione la parola blog."
I risultati sono divertentissimi (vi avverto che ho fumato, quindi mi pare divertente un po' tutto, anche la forma delle mie ciabatte).
Tipo:
In principio era il Blog (be', le tecnologie avanzano)
Bloggo anch'io? No tu no! (che altrimenta diventa un bloggare di massa e non è più chic)
Bloggar non nuoce (...speriamo)
Blogger di tutto il mondo, unitevi! (si! sindacalizziamoci!)
Chi non blogga si rivede (e chi blogga sta sempre al pc)
Il blog nuoce gravemente alla salute (troppa vita sedentaria)
Nel mezzo del blog di nostra vita... (blog longevi)
La vita è un blog o i blog aiutano a vivere meglio? (questioni filosofiche)
Sempre caro mi fu quest'ermo blog (blog, l'estremo rifugio)
Apriti, Blog! (questo da dire quando Splinder è lento)
Hey Jude don’t make it bad,
Take a sad song and make it better,
Remember, to let her into your blog,
Then you can start to make it better (potere terapeutico del blog)
Su, giocate con me. Chi dorme non piglia accessi.
Bello! Aggiorno:
Keep on bloggin' - Bostoniano
un blog vi seppellira' !- Terrytop e Selune/Dulcamara/Pescetta che è una e trina ;)
Chi di blog ferisce, di blog perisce - Alkanette
Io che non bloggo più di un'ora senza te...come posso stare una vita senza blog...
Un blog è un apostrofo rosa tra le parole auto e referenziale - Catepol
Bloggare è umano, ribloggare è diabolico - Alidipanna
Vu le vu blogghè avec mua se suar?
Chi va col blogger impara a bloggare.
Tanto andò l'utente anonimo al blog che ci lasciò lo zampino - Freesia
Non c'è peggior blogger di chi non vuol postare - me
Non è tutto blog quello che luccica.
Blogito ergo sum - Akanishi
A volte ho il sospetto che i gatti mi chiedano da mangiare solo per ridere sotto i baffi quando rovescio i croccantini fuori dalla ciotola.
Dopo che ho finito di raccoglierli ad uno ad uno, infatti, fanno spallucce, si girano e se ne vanno con la coda alzata a mostrarmi il culo.
Vagolando per la rete in cerca di un modo per far arrivare l'alba - l'attesa di un lavoro da ben due cooperative e la conseguente inattività forzata e l'altrettanto conseguente vita da casalinga e l'ulteriore conseguente simbiosi col cellulare che non squilla mi stanno deprimendo parecchio, per cui trascorro notti nervose ed insonni a leggere cose che mai mi sarei sognata su blog di sconosciuti - ho scoperto in ritardo che il 13 (il 13? non sono sicura) gennaio era il de-lurking day.
Voi siete parecchio più avanti di me, ne sono sicura, e quindi sapete cos'è. Io ve lo dico solo per farvi vedere che ho studiato.
Il delurking day è una giornata dedicata ai lurker, i lettori silenziosi, quelli che non hanno mai cliccato su commenta in vita loro.
I motivi per cui un lurker lurka non mi interessano più di tanto. Io lurko un sacco.
Comunque, anche se in ritardo, non posso sottrami a questo rituale. Le cazzate della rete hanno su di me un potere attrattivo che neanche un magnete.
Per cui, lurker, delurkatevi. Se volete, ovviamente.
Se non volete pazienza, vi voglio bene lo stesso.
Cucinare, per me, è sempre un'operazione rischiosa. Non solo per i pastrocchi che tiro fuori, proprio per la salute psicofisica mia e di chi mi circonda.
Quando il Comansardante fa il turno 18-24 mangiamo cena in due tempi. Io quando ho fame, da sola, lui quando torna dal lavoro. Ieri sera era una di quelle serate, così intorno alle otto ho messo una padella sul fuoco, ho raschiato il fondo del frigo e ho scovato tredici cipolle ammuffite e due involtini ripieni di tofu. Ho buttato le cipolle e tenuto gli involtini. Nel frattempo l'olio era diventato bello caldo. Bello bello caldo. Così caldo che, quando ho vuotato con nonchalanche la vaschetta coi due affari nella padella, ho prodotto una fiammata che ha lambito il soffitto. Fortunatamente si è estinta da sola prima di annerirlo, ma m'è preso un colpo. E mica solo a me. Molly, seduta sul lavandino a bere l'acqua stagnante sui piatti sporchi (il lavaggio piatti, in mansarda, è un'operazione semestrale), si è smaterializzata ed è ricomparsa come per magia dall'altra parte della stanza - con un muso che diceva, chiaramente, ma che cazzo fai?
Arriva la mezzanotte e il Comansardante torna dal lavoro, con la cravatta storta e un appetito feroce. Io, da brava comansardina, ho messo a bollire l'acqua e appena varca la soglia inizio a preparargli il sugo.
Ora, il pentolino che usiamo per il sugo ha un'anomalia caratteriale: sembra un pentolino qualunque, ma posto sul fuoco, soprattutto se acceso, si intimorisce e cerca di buttarsi di sotto. Di solito basta un po' d'olio sul fondo per fargli ritrovare la serenità necessaria a svolgere il suo compito - che, diciamolo, non è piacevole: vorrei vedere voi se vi riempissero di polpa di pomodoro e vi arrostissero a fuoco lento il culo.
Probabilmente ieri il pentolino ha avuto una giornata pesante. Forse, nell'armadio delle pentole, lo scolapasta gli ha raccontato che meditiamo di comprare un nuovo pentolino più accomodante. Fatto sta che il nostro amico metallico, posto sul fornello accesso col filino d'olio e tutto, ha deciso che era il momento buono per farla finita. Basta, vita crudele, ha pensato, e lentamente ma in modo inesorabile ha iniziato a strisciare verso il bordo. Io stavo affettando la cipolla (l'unica soppravvissuta alla muffa), ignara.
Mi sono voltata proprio quando il pentolino ha spiccato il balzo e si è capottato al suolo. Non si è fatto niente, non preoccupatevi.
Accorro a raccoglierlo, bestemmiando sommessamente fra me il dio del teflon, e non penso all'olio.
Ovviamente ci scivolo su.
Ovviamente casco di culo, slitto e vado a sbattere contro il fornello (incredibile quanta porzione di pavimento si riesca a ricoprire con un cucchiaio di extravergine d'oliva).
Mentre lavo il pavimento il Comansardante ridacchia.
Sono una santa: nonostante questo dopo gli ho anche preparato il caffè. Senza incidenti.
Poi sono andata in camera a prendermi una coperta dal letto - sul divano fa dannatamente freddo - e ci ho trovato sopra una bella torta di merda, grossa più o meno come l'incazzatura che mi è salita. I gatti avevano entrambi l'aria innocente. Nel dubbio li abbiamo menati tutti e due. Il loro era un gesto di protesta radicale contro la sabbietta sporca, lo so, ma proprio non era serata da rivendicazione, mi dispiace.
Onirika, che come me gironzola sul forum delle saponette, mi ha ripassato la catena di Santo Splinder, quella delle cinque rivelazioni imbarazzanti.
Siccome di rivelazioni imbarazzanti ne ho un casino vado ad elencarvi:
6 Non so guidare, non so andare sui pattini, non so andare in motorino e non so nemmeno andare in bicicletta. Inoltre spesso casco da ferma.
7 Da bambina ero convinta che Che Guevara fosse mio cugino.
8 Ho sempre provato un'attrazione erotica mica da ridere per Chewbacca, quello di Guerre stellari.
9 Traumatizzata da Psycho ho paura a fare la doccia quando sono sola in casa.
10 Leggo le riviste partendo dal fondo, non so perché.
Dai dai dai, adesso tocca a voi. Stavolta faccio le nominesciòn per bene e passo la palla a
Alkanette (credevi di scamparla, eh?)
Airine (così ha un motivo per aggiornare il blog)
Freesia (così la smette di ridacchiare per le mie rivelazioni e posso ridacchiare io per le sue)
Pois (magari guarisce dalla sua anoressia bloggara)
Davizz (sono curiosa di vedere cosa ne tira fuori)
Ispirati dalla visione di Friends, settima serie, "The one with Chandler doesn't like dogs", il Comansardante ed io ci siamo sfidati a scrivere il nome di quanti più stati degli USA ci riuscisse di ricordare. Abbiamo concluso con 24 parimerito - meno di 24, perché alcuni sono risultati essere nomi di città o immaginari.
Qui c'è l'elenco completo, se voleste provare anche voi.
Abbiamo abbassato il tiro riprovandoci con le regioni italiane.
Il comansardante ha dimenticato Umbria e Marche, io Liguria e Calabria.
Ci sentiamo un po' due merde.
Volevo segnalarvi la bellissima canzone per Ustica che stefanopz ha appena postato sul suo nobile blog.
Manca la musica, quella mettetecela con le vostre teste, sono sicura che verrà benissimo
Stasera è stata una bella serata. Ho mangiato la polenta, ho giocato a calcetto, ho giocato a biliardo e sono riuscita a farmi offrire due mirto e una birra. Le cene di tesseramento del nostro circolo arci di fiducia prevedono polenta e salsiccia per gli onnivori e polenta e formaggio per i vegetariani, vino, pane, e se si è in tanti anche il dessert, ossia due vassoioni di fette di panettone ricoperte di crema al cioccolato.
Stasera eravamo a tavola in trenta, pochi dei quali conosciuti. Mi sono ritrovata a servire panettone a quindici persone e sono riuscita a cascare addosso a un tale e rompermi il menisco.
Comunque ho sentito una frase che può rientrare a pieno titolo nella Classifica delle Battute Più Di Merda su Vegetarianesimo e Affini:
"Ma i vegani cosa mangiano, pezzi di luna?"
Io una stronzata così non l'avevo ancora mai sentita. Mi sono voltata a guardare il tizio con uno sguardo così perplesso che il poveretto, imbarazzato, si è scusato per la sua uscita poco felice.
Comunque volevo solo dirvi che la prossima volta che scrivo un post intitolato Contrappasso potete mandarmi a fare in culo.
Oggi pomeriggio sono andata a trovare i miei.
Per il primo quarto d'ora abbiamo fatto finta che fosse tutto normale, poi mi è caduto l'occhio nell'angolo dove di solito erano allineate le ciotole della gatta: ovviamente non c'erano più. Ho guardato mia mamma, lei ha guardato me e abbiamo iniziato a piangere.
Quella casa adesso è paurosamente vuota.
Stamattina mi sveglia la mamma al telefono.
Appena il comansardante me la passa lei scoppia a piangere e mi annuncia che la gatta è morta.
Sono scoppiata a piangere anche io e siamo rimaste per un po' a singhiozzarci nelle orecchie a vicenda.
Lo so, lo so, aveva quasi ventidue anni, per un gatto sono tantissimi, ma non cambia niente, era la mia gattina.
Nel pomeriggio mio padre andrà a seppellirla nel giardino di un amico, rischiando una multa. Non ci si pensa nemmeno a farla incenerire da quelli dei rifiuti.
Io continuo a pensare al giorno in cui è arrivata, avvolta nella giacca di mia sorella. Un robino di tre mesi con gli occhi da stronza e un miagolio potentissimo.
Mio padre - che non voleva gatti, non voleva cani e ne aveva le palle piene anche dei criceti - chiese a mia sorella, con voce più che burbera: - E quello cosa sarebbe, un gatto?
Mia sorella, sollevando la bestiola tutta grigia che miagolava a perdifiato e guardandola con occhio clinico: - No, no, non è un gatto, è un topo che ha studiato le lingue.
- Quella bestia in casa non la voglio, disse mio padre.
- Tranquillo, due giorni e trovo qualcuno che la voglia adottare.
- Quella bestia in casa non la voglio, ribadì lui.
Stamattina piangeva pure lui come una vite tagliata.
Oggi ho fatto un colloquio di lavoro che è andato molto bene, ho comprato a venti euro una giacca che due mesi fa ne costava ottanta e il Comansardante mi ha regalato una nuova raccolta di racconti di Ring Lardner.
Tutta questa fortuna mi spaventa, domani prevedo di rompermi il cranio scivolando nella vasca.
Qualche giorno fa sono andata dal dottore per vedere come farmi passare la tosse. Il dottore era in ferie, lo scioperato, e m'è toccata la sostituta. Niente di male, senonchè la dottoressa ha l'aspetto di una dodicenne. Probabilmente ha l'inchiostro ancora fresco sulla laurea.
Io sono afona e mi esprimo squittendo.
La dottoressa mi visita, poi dedice di prescrivermi il Fluimucil.
- Allergica!, squittisco.
La dottoressa entra un po' nel panico e tira fuori un librone. Inizia a consultarlo rapidamente scuotendo la testa, poi mi guarda lapidaria: - Non c'è niente al posto del Fluimucil.
Perbacco, non sapevo fosse così insostituibile. Probabilmente gli allergici a questa sostanza miracolosa muoiono tutti soffocati dal loro catarro.
La dottoressa deve pensarla proprio così perché inizia con audacia una manovra di aggiramento del problema.
- Ma è sicura di essere allergica?, mi domanda, tentante.
Annuisco con convinzione.
- Cosa le succederebbe se lo prendesse?, ci riprova.
Evidentemente ci tiene proprio tanto.
- Bolle, febbre, soffoco, riassumo io. "Muoio", aggiungo mentalmente, memore dell'unica volta che ho preso quella stupidissima medicina. In un'ora avevo le dimensioni del pupazzo della Michelin e la gola chiusa e congestionata. Era il giorno della mia cresima, tra l'altro, il che dimostra che se io non voglio dio lui decisamente non vuole me.
La dottoressa si rassegna a malincuore.
- Eh, allora non posso proprio prescriveglielo...
Scarabocchia una ricetta sostitutiva, alzando le spalle, rassegnata alle anomalie della natura, per quanto mostruose.
Alla fine mi ha prescritto una medicina contro l'asma. Non mi sta facendo niente, ma ha una confezione viola bellissima a forma di disco volante.
Se non altro quella dottoressa ha buon gusto.
Oggi Paolo Conte compie settant'anni.
Io nel mio piccolo gli faccio tutti gli auguri possibili, perché voglio vederlo in concerto ancora mille volte e voglio sentire mille nuove canzoni da lui. E voglio leccargli i baffi.
Auguri, avvocato, tieni duro
In queste giornate così piene di impegni (dormire, tossire, giocare coi gatti, tossire, leggere, tossire, fare la cacca, soffiare il naso, mangiare, tossire) mi sono ritagliata a stento due minuti per sottoporvi questo fighissimo
TEST
mirato a valutare la vostra conoscenza di un argomento su cui sono preparatissima: me medesima.
Mettetevi alla prova!
O mandatemi a cagare, anche questa è una possibiltà.
L'idea del test l'ho presa dal blog di Albicocca Bionda, che ringrazio.
L'urlo del titolo è solo perché mi è tornata la voce. Non abbastanza da cantare lo yodel, come sono solita fare, seduta sul bordo det tetto, nelle gelide albe invernali, ma comunque a sufficienza per rompere le balle parlando a vanvera. Ho ancora la tosse, ma la sto curando con regolari assunzioni di Benson blu dopo i pasti, e prima dei pasti, e quando capita durante i pasti, quindi sto a posto.
Non ho altro da raccontare, che vi credete? Sono chiusa in casa dal 31 - se non consideriamo che ieri sono andata a fare spesa. Io non lo considero.
Vi bacio tutti e vi offro un pezzo di polmone, aspettate che lo stacco dal monitor.
Come vi ho accennato nell'altro post, l'ultimo dell'anno l'abbiamo passato da Bibliopiccola.
Fra i coinquilini sono presenti solo la Leader e la Ragazzina, oltre all'Abusivo che dove vuoi che vada. Poi tutti i Bibliobastardi, gli zii (quelli del cazzo a manovella), parecchi sconosciuti e una guest star - ta-dàh! - ossia Davizz, che insieme al comansardante è l'autore di Pall Mall e Robespr.
Davizz è un ragazzo molto gentile, che prende il mestiere di blogger dannatamente sul serio. Assomiglia a Floris e ci ha portato cioccolatini e champagne.
Noi ci siamo guardati per un momento al di sopra della bottiglia e si è svolto il seguente dialogo telepatico fra le nostre pupille:
"La portiamo?"
"Scherzerai"
"Appunto"
E ce la siamo tenuta noi.
Momenti topici della serata:
- Io mi sento poco bene e non riesco a mangiare nulla, in compenso bevo tutto quello che mi passa davanti. Dopo mezz'ora perdo completamente la voce e inizio a esprimermi a squittii.
- Subito dopo mezzanotte la Leader casca di faccia sul tavolo. Il lago di sangue in cui era immersa è risultato essere vino e non si alzava perché rideva troppo, ma mi è preso lo stesso un colpo.
- Tale di nome Gerri: "Tu sei Bjork!"
Io: "Io?"
Bibliotopa: "Lui è bravissimo a trovare le somiglianze"
Io: "Ah si, e lui a chi assomiglia?" (indicando il Comansardante che si avvicina ignaro).
Gerri: "Non lo conosco, ma assomiglia a uno che passerà tutto l'anno a letto con donne bellissime"
Io: "No, non hai capito, lui ha la faccia di uno che passerà l'anno a letto con Bjork!"
Poco più tardi Gerri passando mi pesta anche un piede. Dopodiché mi guarda e mi chiede: "Tu vuoi che ti stia lontano, vero?"
A una cert'ora mi faccio riportare a casa e lascio i giovani a divertirsi: io ho la febbre e mi infilo a letto.
A tutt'ora sono sempre senza voce, però ho la tosse.