Come da oggetto.
Io sono tutta coperta di pasta sfoglia - fabbricazione intensiva di torte e salatini. Adesso me la stacco di dosso e poi si va da Bibliopiccola. Prevedo di addormentarmi sul divano intorno alle 11.
Vi auguro tutto il meglio di tutto per stasera e per l'anno nuovo e vi copro tutti di baci. Ho l'influenza, cazzi vostri.
Raccolgo da catepol l'invito urbi et orbi a partecipare a questa catena di santo Splinder e vi svelo cinque cose di me che forse non sapevate.
1 - Se sono in casa non riesco a fare colazione senza leggere. Qualche volta ci ho provato e mi è andato per traverso il thè per lo sforzo. Va bene qualunque cosa, da topolino al primo libro disponibile al volantino delle offerte dell'ipercoop. Se sto messa male leggo gli ingredienti sulla scatola dei biscotti.
2 - Sono allergica a un sacco di medicine.
3 - La mia prima gatta, che è entrata a casa nostra da trovatella nell'85, è ancora viva, è completamente rincoglionita e sta tutto il giorno coricata nel bidè a casa dei miei genitori.
4 - Faccio spessissimo la cacca.
5 - Le prime sigarette che ho fumato in vita mia sono state le Nazionali. Senza filtro.
Ora che vi ho arricchito immensamente con queste cinque perle della mia esistenza vado in bagno.
Voi, che siete lettori sagaci, avete già capito perché.
Uh, mi ero dimenticata di dirvi che ovviamente passo la palla a tutti quelli che la acchiappano.
Tutto sommato non è poi così male ammalarsi in coppia.
I parenti vengono portando offerte di cibo e medicine. Mio padre pure due bottiglie di vino, che secondo lui altro che tachipirina, un bicchierone di barbera e passa tutto.
Nel frattempo i degenti, abbozzolati nelle coperte di pile, guardano film sorseggiando cebion.
Ieri sera abbiamo integrato la terapia col porto e una canna, giusto per testare gli effetti analgesici della marijuana. Oh, funziona. A me è sparito il mal di gola.
Però se penso che a quest'ora potevo essere lì che mi strofinavo contro il comansardante su Ponte Vecchio, coi giapponesi che ci fotografavano, mi sale una carognona formato Godzilla qui sulla spalla che non ne avete idea.
Il 26 il comansardante ed io iniziamo a sentirci poco in forma, ma sordi e ciechi ai sintomi facciamo ugualmente la valigia per Firenze. Poi andiamo a letto e passiamo una notte bruttissima di insonnia e brividi.
Verso le quattro del mattino il comansardante, che sta rantolando per una crisi d'asma, decide di cedere ai suggerimenti del suo corpo e misurarsi la febbre. 38.
Mentre ci sono la misuro anch'io, tanto per, ah ah, io sto benissimo. 39.
Ieri, mentre ci trascinavamo dal letto al divano, ogni tanto guardavamo l'ora e ci dicevamo: "A quest'ora saremmo stati là"
"Si, ma probabilmente l'albergo era una fogna"
"E poi a Firenze probabilmente piove, ecco"
Telefona Bibliotelepata che è andata a Firenze pure lei.
"No, a Firenze non piove, anzi dice che fa caldo"
"E dov'era?"
"In coda per entrare nel Duomo"
"Vedi, avremmo passato tre giorni a fare code"
E' stata dura all'ora di cena. Davanti a un piatto di riso bollito il comansardante si è turbato al pensiero della fiorentina alta quattro dita che lo aspettava invano, e neanche i richiami alla mucca pazza e al prezzo lo hanno consolato del tutto.
L'ho già detto che una delle cose migliori del natale è il fatto che tutti ti offrono cose? Ieri siamo stati alla cena prenataliazia del nostro circolo arci di fiducia. Riso ai funghi, polenta, carciofi, patate al forno, torta, tutto gratis, e fra quello le birre il porto gli amari le canne sono andata a letto alle sei del mattino con dei problemi di identità.
Ora: devo ancora comprare non uno, non due, ma sei regali di natale, è il ventiquattro, sono le 16, devo lavarmi i capelli e accendere la mietitrebbia per depilarmi, nel lavandino ci sono i piatti di tre giorni fa e devo impacchettare dozzine di oggetti di ogni forma e dimensione (il mio armadio è stipato di sacchetti). Secondo voi è meglio che mi dia una mossa o che rimanga qui a cazzeggiare in internet?
(era una domanda retorica, si)
Vabbe', vado, buone feste a tutti e ci si risente non so quando.
Sono indietro sulla tabella di marcia per la faccenda dei regali. Giro per i negozi non sapendo cosa comprare a nessuno. Contemporaneamente noto un sacco di cose che piacerebbero un casino a me, ma assai poco al destinatario o destinataria. Oggi pomeriggio ho dedicato decisamente troppo tempo a guardare delle deliziose borsette di lana cotta decorate con palline e fiori. Non conosco nessuno fuorchè me a cui potrebbero piacere, per cui stavo pensando seriamente che potevo farmene dono. Poi mi sono tornati in mente i cinque o sei regali che devo ancora fare e ho rimosso l'idea.
E non riesco a trovare il tempo per farli.
Oggi sono stata più di un'ora in biblioteca a chiacchierare con la mia adorata bibliotecaria che voleva leccare i baffi a conte. Questa donna, fra l'altro, ha un bambino magnifico. Sembra quelli delle pubblicità - è divertentissimo. Io adoro sentire tutti quegli aneddoti da mamma tipo cos'ha fatto il bimbo la prima volta che è uscito di casa con l'ombrello. La ascolterei all'infinito, immaginandomi il piccolino con l'iimpermeabile giallo e l'ombrello con le orecchie, che saltella coi suoi primi stivali nella sua prima pozzanghera, e poi ci casca dentro e si bagna tutto.
Così mi sono ritrovata a fare compere solo quando era già quasi buio.
Oggi ho mangiato gratis, che è sempre una bella soddisfazione. A pranzo siamo andati dalla mamma del comansardante, che mi ha fatto la crema di carciofi. Lei non lo sa, ma è un genio. Credo che da adesso in poi mangerò minestra dopo ogni eccesso alcolico, cioè spesso. E' miracolosa.
A cena sono stata all'inaugurazione del nuovo kebab da asporto del grande Younas.
Stasera gli ho sinceramente augurato di aprire un kebabbaro nuovo al giorno. Trecentosessantacinque cene di inaugurazione l'anno. Perché Younas non si limita a un vassoio di tartine e una bottiglia di aranciata, a tutti i clienti serve ad libitum piatti di riso, kebab, samosa e verdure. In breve fuori si era radunata mezza porta palazzo. Il kebabbaro di fianco (hanno le vetrine accostate) un po' si è incazzato perché i suoi clienti migravano allegramente dall'altra parte e lui non stava più vendendo niente.
Faceva un freddo porco, così abbiamo fatto un po' di conversazione saltellante per evitare di congelarci i piedi, e siamo tornati tutti a casa.
Ho sentito il comansardante che invece è ancora al lavoro. Non si sa come ha perso il bancomat, ma era meno depresso del dovuto perché c'era una festa del quartiere e gli hanno dato gratis dolcetti e vin brulè.
Da quando sono disoccupata non ho più un momento libero.
Ieri sera c'è stata la festa prenatalizia a casa di bibliopiccola, dove chiunque poteva invitare chiunque. Erano presenti quasi tutti i coinquilini, ciascuno di loro aveva invitato tutti quelli che conosceva e molti degli invitati avevano a loro volta portato dentro qualcun'altro: immaginatevi le condizioni di quella casa verso le tre del mattino.
Il pavimento era in quella condizione appiccicaticcia che si riscontra da Giancarlo intorno alla stessa ora. Una patina zuccherina di birra, coca cola, rum, vino bianco e vino rosso copriva ogni metro quadro calpestabile dell'abitazione. Tavolo incluso.
L'attrazione della serata era la ragazzina che, succintamente abbigliata, si lanciava nelle braccia di tutti gli uomini presenti. A un certo punto mi è crollata addormentata addosso, e per qualche minuto l'ho protetta da tutte quelle mani rapaci. Un po' fa anche tenerezza.
Se la sera crollo addormentata come una pera prima ancora di mezzanotte è possibile che il mattino dopo mi ritrovi sveglia, alle 7.33, a scrivere sul blog, assolutamente incapace di riprendere sonno.
Questo ha un senso e una logica.
Che debba accadermi di domenica, e in una domenica di vacanza, e dopo che ho lottato contro il sonno durante tutti i maledetti giorni feriali della mia vita invece è solo sfiga.
Quando ho conosciuto il responsabile della catalogazione, in cooperativa, era gennaio e ci salutavamo molto solennemente.
"Buongiorno, dottor M."
"Buongiorno, dottoressa Venerea"
"Non sono dottoressa"
"Per i nostri clienti, si"
(Nell'ultimo anno ho finto di essere laureata e sapere il tedesco, chissà se è un reato)
Durante i dodici mesi successivi, il nostro rapporto è diventato sempre meno formale.
Giovedì, l'ultima volta che l'ho visto, è arrivato trafelato da Bibliopiccola e me che fumavamo fuori dalla biblioteca e ci ha salutato dicendo: "Avete mica dietro dell'erba? Ho voglia di farmi una canna. Cristo, che lavoro di merda".
Sono abbastanza contenta di lavorare con lui, da gennaio. Magari ci mettiamo a coltivare con le lampade nei depositi della biblioteca nazionale.
Oggi grande giornata: Bibliopiccola ed io abbiamo finito, non ci posso credere, oddio, i libri.
Ne abbiamo persino fatto uno in più: l'addizione è stata ripetuta n volte e ha dato sempre 5001. Non c'era dubbio alcuno possibile e umano sul risultato, ma siamo così ossessionate dal numero dei libri (numero di libri catalogati all'ora, al giorno, al mese, due pile eterne che crescono e decrescono ai due lati della scrivania) che abbiamo riguardato affascinate la cifra magica prima sul foglio di carta, poi sulla calcolatrice del pc, poi sul cellulare. Il suo e il mio.
Abbiamo pure saltato il pranzo, decise a riuscire a finirli oggi.
Cazzo, mi sembra quasi un gesto eroico.
Mi è dispiaciuto ammucchiare i miei manuali e buttare via i foglietti sui quali ogni giorno segnavo numeri (numeri di inventario, numero dei libri, le millemila password numeriche di sbn, i codici alfanumerici di libro e autore, e potrei continuare per dieci righe): c'erano mesi di lavoro su quei foglietti, scaffali e scaffali uno dietro l'altro. Ma io non faccio che ammucchiare cartaccia, sono troppo sentimentale. Conservo persino il foglio segnapunti di certe partite memorabili a scarabeo, per dire, o le agendine di cinque anni fa. Facendomi un po' di violenza ho appallottolato tutti quei numeri e li ho buttati nel cestino.
Mi è dispiaciuto salutare i bibliotecari, è strato strano pensare di non vederli più. E' una delle tante cose pessime del precariato - ti affezioni ai colleghi e devi già cambiare posto, ricominciare con altre persone e altre abitudini. Lunedì tornerò a trovarli per salutarli un po' meglio. Ho anche comprato un regalo alla bibliotecaria - che amo incondizionatamente da quando mi ha raccontato di aver urlato, a un concerto di Conte: "Paolo, ti leccherei i baffi!" . Dalle prime file, fra l'altro.
Mi mancherà.
Ehi, però sono in vacanza! Questo, in realtà, è un post allegro - anche se non pareva. Ora come ora sono perfettamente felice di essere in vacanza. Anche se catalogare ha il suo bello dopo un po' rincoglionisce.
Domani, intanto, il comansardante ed io si va all'Ikea - ricordatemi che devo prendere le misure di mezza casa*, e poi a spasso con le bibliobastarde.
Questo è il periodo dell'anno in cui farsi prendere dalla frenesia degli acquisti è un dovere sociale - insomma, devo ancora comprare tutti i regali di Natale. Non ho soldi e non ho idee, al solito, ma ci metterò l'entusiasmo. Si si.
E poi c'è Firenze e un capodanno da organizzare.
Dai, potrebbe andare peggio.
*giunto a questo punto della lettura, il Comansardante dirà ad alta voce: "Non è vero, erano solo tre mobili". Mi sembra quasi di sentirlo.
Un mese fa il responsabile della cooperativa per cui catalogo mi offre un lavoro - poco pagato, e con altri svantaggi non irrilevanti. Così, anzichè cadere commossa ai suoi piedi, gli dico francamente che preferisco pensarci su. Nel frattempo mando il mio curriculum a cani e porci.
Oggi - il mio ultimo giorno in questa biblioteca, con la disoccupazione che incombe nera e tempestosa - gli comunico che accetto.
- No, hai poi deciso di fare quel lavoro di merda? Mi dispiace! - è la sua risposta.
Ho appreso che il 26, al pranzo di santo stefano, ci sarà anche un mio zio che mi sta assai simpatico.
Qualche anno fa, la notte del 24 dicembre, radunò tutti i ragazzi del paese e delle borgate limitrofe e passò la notte a costruire con loro una decorazione natalizia memorabile, l'unica atta ad esprimere la sua opinione della più santa delle feste.
La mattina di Natale i cattolici abitanti del borgo, andando a messa, svoltarono la curva che porta alla chiesetta e videro ergersi, nel bel mezzo del sagrato, un cazzo di neve alto due metri.
Ho promesso che scrivevo un post sulla serata, ogni promessa è debito e lo faccio, ma siccome c'ho sonno non rompete le balle se poi non ci capite nulla. Vi ho avvertito, ecco.
Sono andata a cena a casa di Coppia di Amici di Bibliotopa (CAB), che abitano in una mansarda. A differenza della nostra, la loro è una casa vera e non si sbatte la testa contro il soffitto quando ci si alza di scatto. Il primo che mi ribadisce: "Si, ma casa tua è romantica" viene bannato da questo blog.
C'erano anche: Bibliotelepata, Bibliofra, Bibliopiccola e ovviamente Minchiabbiblio.
Bibliotopa e Minchiabbiblio presto andranno a vivere insieme, poi si sposeranno e poi faranno almeno tre figli. Questo è quanto ho giurato di dirvi su di loro.In realtà lo so da tempo, ma per un malinteso senso del rispetto della privacy non lo avevo divulgato. Stasera mi hanno fatto notare con stizza che non parlo mai dei cazzi loro e vualà, con l'accento sulla a, prontamente divulgo ai quattro venti. A una cert'ora Bibliotopa è crollata di faccia sul divano e Minchiabbiblio se l'è portata a casa. Certa gente ha tutte le fortune, dico io. Poi mi commuovo a vederli mentre si baciano. Anche Bibliopiccola si commuove, e ci guardiamo come due coglione con gli occhi lucidi. Bibliotelepata e Bibliofra invece fanno i duri e non lasciano trasparire i loro sentimenti. Dentro piangono pure loro, però, si vede.
Oltre ai bibliobastardi riuniti c'erano anche Coppia di Amici di Amici di Bibliotopa, detti anche CAAB, e infine l'Uomo che Disegna sui Mandarini. Gli date un mandarino e una biro e lui, zac, fa una faccina incazzata, una zucchetta di halloween o chissà. Dipende da quanti mandarini ci sono. L'Uomo che Disegna sui Mandarini ha un blog, questo qui. Io non l'ho ancora letto ma intanto lo invito caldamente a postare foto di agrumi con la faccia. L'Uomo che Disegna sui Mandarini lo chiamano anche Bullo, per ragioni che neppure lui, a quanto pare, conosce. Non vedo perché non dovremmo farlo anche noi. Salutate tutti in coro, "Ciao Bullo, com'è?"
Bibliofra aveva portato il cabaret di paste. Non vedevo un autentico cabaret di paste dall'ultima visita degli zii a casa dei miei. Non so perché, ma di solito quando si va a cena da qualcuno si finisce col portare da bere. Io avevo portato sei birre, per dire. Invece Bibliofra ha portato le paste. Tutti a litigarsi quelle con la panna. Bibliotopa ne ha mangiate tipo quindici ma è sempre magra. Io la affogherei, uffa.
Bibliotelepata e Bibliofra andranno a Firenze insieme, e secondo i miei personali auspici nascerà l'amore. Mi hanno già mandata a cagare una dozzina di volte, dicono che no, mai, questo matrimonio non s'ha da fare. Seeeh. Poi vi racconto gli sviluppi.
Anche il Comansardante ed io si va a Firenze, e non vediamo l'ora. Io c'ho tutto un piano che prevede lunghe passeggiate per i vicoli, lunghe cene a lume di candela, molto vino e trombate da tre-quattr'ore appallottolati sotto le coltri come un animale a due teste. Per inciso, il Comansardante stanotte lavora e non c'era, ma ci siamo fatti una telefonata lunga lunga e mi sa che fra una cosa e l'altra lo aspetto qui sveglia. Tanto fra due ore arriva.
Per passare il tempo potrei fornirvi degli aggiornamenti dal set del Bibliopiccola Rialiti Sciò, ma adesso proprio non ne ho voglia. Dai, ve lo racconto domani.
Ieri sera non sapevo come sprecare il tempo, così ho aggiunto i tag a tutti i post del blog.
Che bella frase, neh? I tag a tutti i post del blog.
Le categorie sono state scelte in modo assolutamente casuale e non rappresentativo di nulla, e attribuite ai singoli post in modo altrettanto aleatorio, anche perché di solito non mi ricordavo cosa ci fosse scritto nel post medesimo - nè avevo voglia di rileggere tutto quel mare di sciocchezze.
Comunque questo grande blogresso (progresso del blog) è stato tutto merito degli acuti insegnamenti di Freesia, perché io di mio non sapevo nemanco cosa fossero i tag. Grazie Freesia.
La povera bibliotecaria - una santa donna, un angelo, proprio carina - sta impazzendo. Deve catalogare dei dvd e ha il semestrale seduto al suo fianco uso cane, che o le parla senza sosta, o tace e la fissa.
Lo stress le fa fare una serie di errori nel lavoro, e ogni tanto mi rivolge uno sguardo da martire, levando al cielo le pupille.
Io di mio ho adottato la tecnica del grugnito. A qualunque domanda rispondo con un suono monosillabico: "Mh", "ah", "eeeeh", "già", oltre ai grandi classici "si" e "no".
Questo deprime il semestrale e gli fa perdere ogni afflato conversativo. Resta lì a fissare il vuoto con lo sguardo triste.
Ho quasi derogato alla mia tattica di sfinimento poco fa, quando, dopo un considerevole periodo di silenzio, mi ha rivolto a bruciapelo la seguente domanda:
"Ma a te piacciono le patate fritte?"
Avrei voluto chiedergli perché mai me lo stava domandando, ma il buonsenso ha prevalso e gli ho risposto "eh!" annuendo col capo.
"Specialmente se sono cotte bene, eheheh", ha aggiunto lui, concludendo il nostro discorso con una nota estetica e morale.
Adesso, disperato, sta parlottando da solo.
Ho appena trovato un nome meraviglioso. Una volta tanto non è indiano, ebraico o cinese, ma italianissimo.
Vermondo
Un chiaro caso di gravidanza non voluta.
Una macchina parcheggiata storta.
I proprietari disgraziatamente sono lì.
Un tasso alcolico elevato.
Boom, crash, ohmminchia.
Siamo rimasti fino ad ora a fare il cid.
Dettagli: la macchina è di mio padre. In settantadue anni di vita non ha mai preso una multa. Ci aprirà il culo? Probabile.
Saremo ufficialmente interdetti dal pranzo di natale? Possibile.
Non ci presterà mai più la macchina? Sicuro.
Però la guidatrice, che si stava facendo una canna e si appellava ai carabinieri ("vediamo se vi fanno il palloncino!"), era da uccidere.
Aggiornamenti sobri del risveglio: no, non ci siamo fatti niente. Semplicemente abbiamo dato una bottarella a questa macchina parcheggiata a cazzo mentre a nostra volta uscivamo dal parcheggio.
Saremmo volentieri fuggiti ma i proprietari dell'auto erano lì fuori che si rollavano una canna e ci hanno visti. Adesso ho avvisato i miei del misfatto, modificando appena alcuni dati: ho piazzato intorno alla macchina un fitto banco di nebbia strategico che impediva la visibilità per miglia e miglia, ho eliminato uno dei passeggeri (non ho detto che dietro eravamo ammassati in quattro) della nostra auto, ci ho resi sobri come giudici e ho reso grottescamente malvagi gli altri, avvinazzati e assetati di sangue. Ci hanno creduto.