Non mi sono persa e non sono arrivata in ritardo. Due punti a mio favore, che non credo abbiano alcun peso sulla valutazione finale.
La lebbra non ha fatto secchi trentanove concorrenti me esclusa, come speravo, ma solo una quindicina.
Quindi ho una ragionevole speranza di arrivare venticinquesima, che è un ottimo risultato, basta non dire che c'erano venticinque persone nell'aula.
Le tipe della commissione erano tre.
Una la conoscevo di vista, perché è l'archivista di una biblioteca dove ho lavorato. Ha i capelli cortissimi e tutti grigi, pettinati come si pettinavano gli uomini negli anni Quaranta. Si veste da uomo e ha il vocione. L'unica differenza visibile fra lei e un uomo è l'assenza del pomo d'adamo. Se a lavorare in archivio si diventa così sono contenta che sia andata come è andata.
Un'altra, quella in centro, era materna e perfettamente sferica.
Della terza posso dire che indossava un maglione arancione e un colbacco (!) di pelo (!!) rosa (!!!).
Ribadisco: se a lavorare in archivio si diventa così eccetera.
Che culo, sono passata per terza.
Mi sono presentata con la carta d'identità già in mano, in modo che alla domanda: "Ha un documento con sè?" potessi rispondere "Si". Era l'unica possibilità che avevo di azzeccare una risposta.
Dopodichè la Mamma in centro mi ha chiesto sorridendo: "Da cosa vogliamo iniziare: archvio, informatica o inglese?"
E io: "Archivio che è la più brutta, via".
Scoppiano a ridere tutti.
"Ma noi ci lavoriamo, in archivio! Non dica che l'archvio è brutto!"
"Nooo, brutto nel senso di ostico, non nel senso di...vabbe'...niente...pesco la domanda?"
Ho letto la domanda ad alta voce ("Quali sono gli elementi essenziali di un coso di riversamento?" - non mi ricordo la parola al posto di coso), e ho risposto: "Oddio, non ne ho idea".
Poi ho provato a inventare una risposta cercando di completare le parole che mi suggerivano loro.
Io: "Allora, serve il numero di protocollo..."
Androgina fa no con la testa.
Io: "...nooo, non serve il numero di protocollo ma il numero del?..."
Mamma dice: "Del fff..."
Io: "...fascicolo..."
Mamma: "Non fascicolo, ffff..."
Io: "...faldone..."
Eccetera. Forse avrei dovuto comprare una vocale.
Informatica e inglese vabbe', sono andati.
L'unica cosa buona è che quando sono uscita dall'aula ridevano tutti.
A ripensarci non so se è una cosa tanto buona.
Un paio di settimane fa ho partecipato per sport alla preselezione per un concorso dell'Università. In premio, un singolo posto di lavoro in archivio. Trattandosi di uno scritto a crocette sullo statuto universitario, e avendo io crocettato a caso, il fatto di essere arrivata in finale mi riempie di stupore. Ma io, ahimè, non so una cippa di archivi. Ho l'orale dopodomani mattina.
Siamo una quarantina di persone e, a meno che la lebbra non ne colpisca trentanove privandole di lingua e dita entro le prossime 48 ore, non ho alcuna possibilità. Questo mi pone in uno stato d'animo piuttosto indifferente e assai poco agonistico. Comunque vada, sarà un insuccesso.
Però un orale è un orale. Un po' di ansia mi è venuta lo stesso.
Così ieri sera, al ritorno dalla cena a casa dei miei genitori, il comansardante si mette al pc e io dichiaro: "Studio".
"Ma và", fa lui.
"No no, sul serio", faccio io.
Prendo le fotocopie degli appunti universitari di archivistica che mi ha prestato Bibliopiccola, un evidenziatore giallo, una biro, un notes, le sigarette, l'accendino, il posacenere e un bicchiere d'acqua e mi infilo a letto, sotto il piumone, con due cuscini dietro la nuca e due gatti in mezzo ai coglioni.
Inizio a scorrere i fogli, sottolineando enfaticamente le parole che Bibliopiccola ha scritto in stampatello (se lo ha fatto un motivo ci sarà).
Per alcuni l'archivistica può essere una materia avvincente. Probabilmente per gli stessi che trovano avvincente sottoporsi a una gastroscopia con un idrante da pompiere.
Ho resistito una novantina di secondi.
Quando mi sono risvegliata erano le due di notte, la luce era ancora accesa e giacevo tutta scomposta sul letto, coperta di fotocopie. Tipo American beauty, solo che ero in pigiama e golf marrone macchiato di dentifricio sul davanti.
Ho quarantottore di tempo per prendermi il beri-beri e non essere costretta a farmi una figura di merda all'orale.
| Paese |
Visite |
% |
Trend % |
| Italia |
2221 |
92,00 % |
-0,6%  |
| Paesi Bassi |
52 |
2,15 % |
+3,7%  |
| Regno Unito |
34 |
1,41 % |
+67,7%  |
| Stati Uniti d'America |
33 |
1,37 % |
-6,3%  |
| Hong Kong |
29 |
1,20 % |
+35,9%  |
| Svizzera |
12 |
0,50 % |
+40,6%  |
| Polonia |
6 |
0,25 % |
-56,8%  |
| Giappone |
6 |
0,25 % |
+87,4%  |
| Australia |
6 |
0,25 % |
-53,2%  |
| Germania |
3 |
0,12 % |
+181,0%  |
|
| Paese |
Visite |
% |
Trend % |
| Francia |
3 |
0,12 % |
-59,9%  |
| Svezia |
2 |
0,08 % |
 |
| Turchia |
1 |
0,04 % |
 |
| Qatar |
1 |
0,04 % |
 |
| Israele |
1 |
0,04 % |
 |
| Spagna |
1 |
0,04 % |
-6,3%  |
| Danimarca |
1 |
0,04 % |
 |
| Brasile |
1 |
0,04 % |
-6,3%  |
| Bulgaria |
1 |
0,04 % |
 |
| |
|
Copyright 1995 - 2006 by Shiny srl - All rights reserved.

Dal momento che non so esattamente dove sia il Qatar mi sento internazionale. Hei, voi, esteri, chiunque siate, dico a voi, scrivetemi, lasciatemi due righe, voglio conoscervi.
Sul serio.
Stamattina il Comansardante era in vena di rimembrare memorie dei suoi verdi anni (se ve lo state domandando no, non siamo ancora andati a dormire e si, fra cinque ore dovrei essere a pranzo dai miei. Col cazzo, aggiungerei).
Immagino sia molto sleale appropriarsi dei ricordi dell'infanzia altrui per farci un post ma che vi devo dire, sono una persona spregevole.
Il comansardante aveva un compagno di classe che si contendeva il cuore della fanciulla a cui lui pure aspirava. Erano entrambi seienni, anno più anno meno, ma l'ignoto ragazzino brillava per spirito di iniziativa. Un giorno arrivò a scuola con una manciata di gioielli e li regalò alla bambina che gli aveva rapito il cuore e annodato le viscere.
Il giorno dopo in classe si presentò la madre del dongiovanni: i gioielli erano veri, erano i suoi, e quello stronzetto malcagato glieli aveva rubati per conquistare la sua bella.
Splinder si è trasferito da una piattaforma canadese a una italiana (immagino la piattaforma canadese come una zattera piena di castori che smanettano al pc, quella italiana non mi fornisce immagini altrettanto suggestive).
Nonostante le previsioni apocalittiche della profe, in virtù delle quali avevo salvato tutto il blog, siamo salvi e apparentemente funziona tutto.
God bless splinder. Vendo a modico prezzo copia di tutti i miei post su Word.
Non crediate che non sia più tornata sul set del rialitisciò, dal primo post a oggi. Certo che ci sono tornata, abbiamo fatto cene e bevuto vino e mangiato e detto cazzate, ma mi mancava lo scùp.
Ora ce l'ho e quindi:
GRANDE CONCORSO: INDOVINA CHI SI E' FATTO CHI
Dicono voci che qualcuno nella casa abbia trombato con qualcuno (secondo previsione).
Dovendo io rispettare la privacy degli abitanti (ho giurato a Bibliopiccola: niente sputtanamenti) lascio a voi immaginare il magico trio.
Ebbene si, lettori, amici, concittadini: due facevano e uno guardava.
Chi, fra il Fuhrer, la Leader, il Neutro, il Buono, la Montanara, la Ragazzina, l'Abusivo e Bibliopiccola stessa ha copulato con chi, e chi era il guardone sul materasso accanto?
Non vi suggerisco nulla ma passo agli aggiornamenti - quasi in diretta.
La casa sembra finalmente una casa: adesso hanno tappeti, candele, foto, un pc (niente internet) e un microonde.
A detta di Bibliopiccola (che non fa testo perché è troppo buona) sono tutti belli, simpatici e brave persone. A detta mia:
- la Leader è simpatica e pure piuttosto gnocca. E sa suonare la chitarra, mica balle;
- il Fuhrer è un egocentrico della madonna, anche se la prima impressione era peggiore. Se non avesse disseminato in casa una dozzina di foto sue in pose plastiche, e soprattutto se non si comportasse, tuttora, come se quella fosse la sua casa e gli altri i suoi inquilini, sarebbe quasi normale. Sottolineo il quasi;
- il Neutro non l'ho mai più visto, ma Bibliopiccola garantisce che è un gran bravo ragazzo, soprattutto perché le ha confessato di essere passato, da ragazzo di destra cresciuto in famiglia granosa di destra, a ragazzo di sinistra che fa il volontario in India;
- il Buono è il mio preferito, sorride sempre, è gentile con tutti ed è carino da morire. Sto cercando di persuadere Bibliopiccola a scivolare fra le sue lenzuola;
- non ho mai più visto nemmeno la Ragazzina, ma insomma, pare che sotto i boccoli rossi il contenuto scarseggi;
- l'Abusivo è sempre lì, sorride, beve, non sgancia un euro, ogni tanto lava i piatti discettando su Freud;
- la Montanara dorme nel suo letto una volta a settimana, per il resto nessuno la vede mai.
Abbiamo anche una new entry: l'Ospite psicotico. Chi lo ha portato in casa? Che domande! Il Fuhrer, mi pare ovvio. Questo ragazzo ha la passione di raccattare vecchi bizzarri per strada e ammassarli in corridoio.
L'Ospite psicotico ha una sessantina d'anni e stasera ci accoglie in pigiama, calze coi babbonatale e ciabatte a fiorellini, poi ci offre il fumo, poi ci insulta senza un perché, infine si mette ad ascoltare la musica mugolando in modo orgasmico, sotto gli occhi divertiti dell'Abusivo. A parte i due strampalati vecchietti e il Fuhrer con fidanzata copulanti in camera la casa è vuota.
Bibliotelepata, Bibliofra e io siamo divertiti e perplessi, Bibliopiccola preoccupata ci bisbiglia di non lasciarla sola con quei due. Ce ne andiamo al sopraggiungere del Buono, di ritorno dalla sua scuola di design.
Il momento delle nominescion: chi eliminereste dalla casa? Io eliminerei tutti tranne Bibliopiccola e il Buono e li lascerei lì a trombare, ma sono troppo di parte.
Per nuovi aggiornamenti aspetto il prossimo invito a cena.
Stasera ho cucinato una cosa elaborata (per i miei standard) e quindi ve la posto per vantarmi. E poi, eccheccazzo, non sono una cuoca brava come la profe o catepolla ma sto imparando, e voglio che tutti gioiate con me dei miei progressi.
IL TORTINO DI ZUCCHINE
Dovete prendere circa sette etti di zucchine. Io avevo in frigo certe zucchinone che, usate con violenza su un cranio, sono un'arma letale. Me ne sono bastate due. Le lavate per benino e le tagliate a fettine. La ricetta raccomanda: "non troppo sottili". Io le ho fatte di tutte le misure, dalla sfoglina trasparente alla fettazza da mezz'etto. Spero per voi che abbiate un po' più d'occhio.
Le infarinate tutte e le friggete nel padellone.
Qui mi fermo e chiedo alle cuoche che leggeranno: ma come cazzo si fa a friggere le zucchine infarinate senza che la farina si spanda nell'olio e si carbonizzi? Spiegatemelo, perché io le ultime le ho cotte in una specie di fango marrone. Poi ho buttato la padella nel lavandino e ha fatto certi sibili che la gatta - che seguiva tutto a distanza ravvicinata - è fuggita sotto un mobile miagolando: "Il demonio!".
Fritte che avrete le zucchine, accendete il forno a 175° e tirate fuori dal frigo la mozzarella. Tagliatela a fettine.
Prendete una pirofila, foderatela di carta da forno, fate un bello stratino di zucchine tutte visciducce, uno stratino di mozzarella, un'altro stratino di zucchine e ficcate in forno.
Puntate la sveglia del cellulare dieci minuti dopo e infilatevi con tutta la testa nel frigo cercando le uova. Rompetene tre o quattro in una ciotola e sbattetele come se fossero molto odiose.
A questo punto il cellulare farà piripì piripì. Estraete la pirofila dal forno e versateci su le uova. Salate, pepate e rificcate in forno fino a che la mappazza d'uova non si sarà più o meno addensata. Tipo quindici minuti.
Nel frattempo fate quello che vi pare. Io ho messo su un dvd dei simpson.
Quando vi sembra che il tutto sia cotto, prendete una tovaglietta all'americana dell'ikea, una bottiglia di Moretti, un bicchiere, un quadrato di scottex e le posate, apparecchiatevi il desco, ritagliatevi una porzione di tortino, settate il dvd su inglese - sottotitoli italiano, sedetevi, premete play e buon appetito.
Se siete curiosi, ho guardato la puntata in cui Homer viene ricoverato in un ospedale psichiatrico e incontra Michael Jackson.
Alla fine Bart e Jackson cantano a Lisa una canzone di buon compleanno che fa
Lisa is your birthday
God bless you this day
To give me the gift to the little sister
And I'm proud of you today
Lisa is your birthday
Happy birthday lisa
Lisa is your birthday
Happy birthday lisa
I wish you love and goodwill
I wish you please and joy
I wish you better than your heart desire
On your first kiss from a boy
Lisa is your birthday
Happy birthday lisa
Lisa is your birthday
Happy birthday lisa
Yeah!
Questo post è dedicato a chiunque oggi compia gli anni, toh.
Una cosa bella del lavoro a orientalistica sono le macchine parcheggiate fuori dalla biblioteca.
Anzichè avere il santantonio o la madonna con la scritta "Guida piano" sul cruscotto, hanno un bel Buddha tutto colorato appiccicato sul culo. La scritta c'è ma non la so leggere. Immagino che per coerenza dica: "Vai veloce quanto vuoi, mal che vada ti reincarni".
Una cosa brutta del lavoro a orientalistica è il nuovo semestrale, che è, non vorrei sembrare offensiva nei suoi confronti, un deficiente. Già solo per il fatto che ogni sera mi saluta dicendo: "Ci vediamo domani su questi schermi" e che ridacchia scioccamente alla fine di ogni frase mi viene voglia di prenderlo a calci nelle caviglie.
Definisce il mio lavoro "fare ticchiti-ticchiti" (sorriso ebete e movimento delle dita a simulare la dattilografia) e si stupisce che per fare ticchiti-ticchiti serva un corso di un anno.
Raggiunge vertici di incompetenza clamorosi nel contatto con gli utenti
"Mi scusi, avete dvd in ligua araba?"
"Mah, abbiamo della roba in indiano e qualcosa in musulmano, ma so mica io, eheheh."
Mi interrompe mentre lavoro per dirmi: "Domani forse piove, eheheh". Poi resta a fissarmi. Che risposta si aspetta? "Vorrà dire che prenderemo l'ombrello", e lui ridacchia incontrollabilmente. Oh, gli ho fatto il battutone del secolo. E' ipoumorista, secondo me si piscia addosso per le barzellette su Pierino.
Ma la cosa che veramente mi irrita di lui è il suo leccaculismo sfrenato nei confronti dei professori. Quando vede un professore diventa, istantaneamente, Fantozzi. Gli fa pure un piccolo inchino.
Proprio dieci minuti fa a un docente suona il cellulare, in sala lettura, bello forte. Senza nessun rispetto per il luogo in cui si trova, il tizio risponde a voce alta.
Si mette la giacca e prende le sue cose per uscire, e il telefono ricomincia a suonargli in tasca. Lui lo lascia suonare per un buon trenta secondi, poi risponde sonoramente e sbraitando se ne esce e se ne va affanculo. Coi salamelecchi del deficiente, che alzato a metà sulla sedia gli fa il solito inchino.
Poi, ridacchiando, mi dice "Hai visto, eheheh, che aveva il cellulare?"
"Ho visto e sentito, e avresti dovuto dirgli di togliere la suoneria. Io non ho l'autorità di farlo, ma tu si"
"Eh ma cosa vuoi, loro sono professoroni, sono delle cime, eheheh, cosa vuoi che ci dica, eheheh".
Eheheh un cazzo, se l'Italia è il paese di merda che è la colpa è anche di chi ragiona come te.
Post candidato al premio Palle girate nella categoria Acidità e disprezzo.
Alla fine è andato tutto bene. Il risottto se lo sono mangiato quasi tutto, e ne avevo fatto un wok pieno. Le torte sono piaciute. Bibliopiccola me ne ha chiesto un pezzo ai carciofi da portarsi a casa. Faccio finta di non sapere che lì sul set del rialiti vanno avanti a pasta in bianco e mi sento lusingata. Dopo cena abbiocco generale, chi dorme chi chatta chi lava i piatti (io) chi mette musica.
Adesso sono andati via tutti. Io indomita veglio ad aspettare il comansardante. Bevendo il dessert.
A proposito, ho scoperto l'album ideale per cucinare: The Kinks Are The Village Green Preservation Society (dei Kinks, se non si capisse). Oltre a essere un bellissimo disco è anche molto lungo, e basta per cucinare almeno tre pietanze. Però il risotto l'ho fatto ascoltando Novecento di Conte, eccheccazzo.
Vecchi cristalli tintinnano
nel trasandato hotel
luci sinistre han le musiche
non è il "Guglielmo Tell"
la radio situata nell'angolo
di semioscurità
sembra una pagoda mongola
dell'infelicità
Da-dam, da-dam, da-dam, ...
Viaggiatori di commercio
rifuggiatisi quassù
piccioni dalle ali bagnate
la pioggia scende e non smette più
guardano a turno il telefono
sempre impassibilie
il loro tempo si sbriciola
sembra passabile
Da-dam, da-dam, da-dam, ...
Uno dalla scala a chiocciola
scende da basso e sta
fermo sul legno che scrichiola
per la sua vetustà
sì, venditori vecchi
incantatori, suggestionatori,
la strada fatta là fuori
è stata percorsa già
Da-dam, da-dam, da-dam, ...
"Pesce Veloce del Baltico"
dice il menu che contorno ha
"torta di mais" e poi servono
polenta e baccalà
cucina povera e umile
fatta d'ingenuità
caduta nel gorgo perfido
della celebrità
della celebrità
Da-dam, da-dam, da-dam, ...
Pesce veloce del Baltico.
Dato che sono sola tutte le sere dalle 18 alle 24, stasera ho deciso di cucinare una cenetta per i bibliobastardi.
Vi dico il menu, ditemi se vi piace.
Patatine e schifezzine
Farinata col rosmarino
Risotto alla scamorza affumicata
Calzone di carciofi e ricotta (doveva essere una torta ma mancava ripieno, l'ho piegata a metà ed è diventata per magia un calzone)
Torta di melanzane funghi salsa di pomodoro e mozzarella
Insalata mista
Per dessert c'è il cuba libre.
A me pare una bella cena. In teoria. Nella pratica fra mezz'ora sono qui, il risotto è da fare, sono in pigiama, la farinata è insipida, il bagno da lavare, i vestiti del comansardante su tutte le sedie della casa e sono qui a scrivere cazzate sul blog.
A volte mi sento un po' Bridget Jones (più magra. Molto).
Post dedicato alla Profe che stasera è triste e ad Alkanette che ha la luna storta.
Quiz:
Che cosa ho in bagno?
1) peli di gatto e piastrelle;
2)sanitari sbreccati e capelli;
3) soffitto di cartongesso e vermi.
Non sbattetevi a pensarci, tanto sono giuste tutte e tre.
Per questa ragione oggi pomeriggio i miei genitori, ratti come faine, sono venuti nella mansardina a sterminare: mio padre armato di silicone, mia madre di strofinacci e detersivo.
Quando torno dal lavoro hanno finito. Il genitore è bianco dalla testa ai piedi, la mamma ha il sorriso di chi sfida chiunque a trovare un microbo in giro. Ho ancora il cappotto addosso mentre mi trascinano a vedere l'opera, coi gatti intorno che mi tirano zampate perché hanno fame.
Mentre contemplo il lavoro fatto e mi complimento ("Uau pant che pant figata pant" - quattro piani senza ascensore sono quattro piani senza ascensore) mi accorgo del primo orrendo misfatto compiuto alle mie spalle: il portasapone è vuoto.
Conteneva un pezzo di sapone alla mela e menta ancora abbastanza grosso per lavarcisi le mani e un rimasuglio preziosissimo di sapone alla mandorla, ormai fuori commercio, che utilizzavo a solo scopo di solazzo olfattivo. Ci tenevo più che a tutti i miei cugini di primo grado messi insieme.
"Ma', dov'è il sapone?"
"Quale?"
"Quello che era qui."
"Erano due scagliette."
"Erano un pezzo di sapone che mi ci lavavo le mani e uno piccolo bianco"
"Eh, due scagliette. L'ho buttato"
"Oddio, dove?" (ero pronta a tuffarmi nell'immondizia. Poi lo avrei lavato. Tanto è sapone)
"Nel water, no?"
Soffoco la tristezza e mi impongo un sorriso serafico: la tapina non sapeva, mi ha anche lavato il bagno, è stata gentile, però che cazzo, il mio sapone.
Dopo i saluti i baci gli abbracci le lacrime (materne) i lavate la macchina (paterni) e il mio fate i bravi assolutamente inutile vanno via e io mi metto a tavola.
Cena: frittata agli spinaci che a detta di mia mamma è stata confezionata pensando a me.
Primo morso. Gnam.
Secondo morso. Strana.
Terzo morso. No, niente terzo morso, cos'è quel grumo marrone che mi guarda fra uovo e spinacio? Merda di gallina finita nel tuorlo?
Estrazione chirurgica del grumo ed esame clinico: potrebbe essere soia granulare (mia madre nella frittata ci mette qualunque cosa, una volta ci ho trovato le nocciole) o carne. Mi sa che è carne.
Telefono.
"Eh." (questo è mio padre)
"Ciau pa', mi passi mica la mamma?"
"Eh."
"Ciau gioia, tutto bene?" (mamma col tono già settato sull'ansia acuta)
"Senti, ma che c'è nella frittata?"
"Le uova."
"No, ok, ma ci hai messo altro?"
"Non lo so, tanta roba."
"Ma tipo la carne?"
"Nooo, figurati se ci ho messo la carne."
"Soia?"
"Non ne ho in casa."
"Allora è carne."
"Impossibile."
Voce di mio padre in sottofondo che le urla in piemontese: "Ci hai messo mezz'etto di tritata che non sapevi cosa farci!"
"L'ho sentito!"
"Oh mi pòvra dòna, è vero, ci ho messo la carne, adesso mi ricordo, ci ho mica pensato!"
"Oddio."
"Ma mica ti fa male, l'hai mangiata fino a diciott'anni!"
"Ma cosa c'entra, certo che non mi fa male, ma..."
"Anzi!"
"...ma è il principio, mamma, oddio ho mangiato la carne, oddio che schifo, oddio sto male."
"Be' be', niente, daccela al Comansardante che a lui ci piace, fatti un uovo."
Sto facendo finta di credere che non lo ha fatto apposta ma non ci giurerei. Faceva questi trucchetti quattordici anni fa e li fa ancora. Quando diventai vegetariana iniziarono a comparire nel menu quotidiano strani piatti stratiformi sepolti da colate dense di besciamella o formaggio, che ispezionavo con la cura di un geologo per trovarvi l'immancabile ragù, l'ovvia fetta di prosciutto, il tonno nascosto, le bricioline di salsiccia sepolte dal pomodoro. A furia di vedersi restituire pietanze sventrate ma intatte e di vedersi opporre digiuni a oltranza mia madre aveva abbandonato i tranelli e mi aveva affidato il compito di rosolarmi da sola il seitan o i ceci quotidiani.
Si vede che oggi ha avuto una ricaduta.
Resta il fatto che ho mangiato la carne. Un boccone solo, ma tant'è, ho voglia di vomitare.
Il primo che ride lo banno.
Stanotte ho fatto un sogno. Io i sogni non me li ricordo mai e quando me li ricordo non ci dò peso perché non credo che significhino qualcosa. I sogni son desideri (cit. da Cenerentola) o sono cazzate (cit. da me), con buona pace di Freud.
Ma stamattina mi sono svegliata tutta sudata e con la ridarella. Sento il bisogno di raccontarvi il perché.
Nel sogno sono in spiaggia con le bibliobastarde (Bibliotelepata, Bibliotopa, Bibliopiccola), tutte in costume da bagno ma avvolte negli asciugamani da spiaggia. Infatti fa freddo, il cielo e la sabbia sono grigi e anche il mare è scuro e lucido come metallo fuso (neh che bell'immagine poetica?).
Un'onda molto alta si solleva e si spatascia sulla riva mandando gli schizzi fino a noi. "Che mare grosso" diciamo forse, o forse no. Una seconda onda è ancora più alta.
La terza è un muro d'acqua da tsunami.
Un muro nero e altissimo, una caverna che si fa sempre più profonda, una bocca spalancata ad inghiottirci (il pathos! il pathos!).
Fuggiamo e l'acqua si frange alle nostre spalle inondandoci.
Ci voltiamo, e all'orizzonte c'è, disegnata in nero contro il cielo grigio, la sagoma conica di una tromba d'aria (d'acqua? insomma, lei) in rapido avvicinamento.
A questo punto nel sogno cado in preda al panico. Urlo e poi urlo di nuovo e poi dico alle altre: "Devo andare ad avvertire il Comansardante!" (nel sogno lo chiamo per nome, però)
Mi metto a correre, abbandonandole al loro destino. Stronzetta che sono.
Non so bene perché ma mi trovo a scedere molte scale di marmo e attraversare il salone di una villa, tutto rosso e oro.
Esco sulla terrazza della villa e sono su un'altra spiaggia in bianco e nero come la precedente. Il Comansardante, in costumino da bagno e barba, siede a gambe incrociate sull'asciugamano, come Gandhi ma più magro.
Io sono terrorizzata, gli corro incontro strillando "Scappa, scappa! vai via, guarda, c'è il tornado!"
Lui si volta serafico e mi dice: "Ma sei cretina? Quale tornado?"
"QUELLO!" urlo disperata, indicando l'orizzonte e il cielo.
E nel cielo grigio, sopra il mare grigio e la spiaggia grigia, in un vivido technicolor, stanno volando tre verdissime ed enormi Tartarughe Ninja di plastica. Con la mascherina e la panciotta arancione e tutto.
La battuta finale del sogno, quella su cui mi sono svegliata ridendo, è del Comansardante: "Ma non l'avevi capito che era tutta una trovata pubblicitaria?"
Ora vorrei sapere solo questo: c'è uno psicanalista in sala?
Biblioiburo ha aperto con tre amici un blog che parla, lo cito, "di letteratura, fumetto, cinema e arte che abbiano a che fare con l'immaginario e il fantastico. Insomma, Tolkien, Alan Lee, Carpenter, Dalì, e molti altri. E' anche uno spazio in cui i lettori potranno sapere tutto sulle presentazioni dei nostri libri. Basta collegarsi all'indirizzo http://vassane.splinder.com".
Io non sono un'appassionata di fantasy e quindi di Tolkien e compagnia non so una cippa (so che è tutta una roba di anelli e maghi e omini coi piedi pelosi, e qui finisce la mia competenza), ma voi, miei piccoli lettori,
se avete anelli,
se siete maghi,
se avete i piedi pelosi,
se sapete quale cazzo è la differenza fra un elfo e uno gnomo,
probabilmente sarete interessati.
Per cui ecchequà, vi ripeto l'indirizzo: http://vassane.splinder.com
Cliccate numerosi.
Vi ricordate del contrabbassistista di cui vi parlavo qualche post addietro? Certo che si, miei affezionati lettori. Stasera l'ho incontrato a casa di Bibliotopa.
Eravamo lì a cucinare dalle sei ed eravamo esauste.
Parentesi: vi racconto. Arriviamo lì, Bibliotelepata. Biobliopiccola e Bioblioboh (che sarei poi io), e Bibliotopa, che è sempre topa, anche in cucina, ci mette subito ai fornelli.
Ho giusto il tempo di fare la scenetta che mi sono preparata ("Chiudete tutte gli occhi e allungate la mano") e dare loro il regaluccio che ho comprato in una delle bancarelle dell'università: un microrsettodipelouche bianco col musino marrone, che si può appendere un po' ovunque. Ovviamente ne ho preso anche uno per me. Il mio si chiama Leopoldo. Dite tutti in coro: "Ciao, Leopoldo". Loro si commuovono, io mi commuovo, è un momento molto bello, poi viene rotto dall'incalzare del tempo, dal momento che sfugge, dai milllemila ospiti che arrivano, e quindi:
Bibliotopa e Bibliotelepata si mettono a impastare cose varie, dicendosi frasi tipo "Ma con la polpette di zucca ci sta il prezzemolo?";
Bibliopiccola ed io, ritardate della culinaria, operaie della cucina, piccole schiave, tagliamo affettiamo versiamo arrotoliamo secondo ordine.
Siamo la forza-lavoro della cena, la bassa manovalanza, il terzo mondo: Bibliopiccola ed io brindiamo col martini bianco e dichiariamo sciopero. Proprio quando tutto è stato fatto, beninteso. Cioè alle nove in punto., quando arrivano i primi ospiti.
Bibliotopa è bellissima e innamorata, Bibliomminchia è bibliomminchioso allo stremo. Arrivano i coinquilini simpatici di Bibliopiccola (la leader, il ragazzino e l'abusivo), gli amici laconici di Bibliomminchia (con nomi strani, così tanto che non mi perito nemmeno di trovare loro un pseudonimo), i ragazzi (quelli del cazzo a manovella) e BiblioFra, che mi manca tanto perché non lo vedo mai.
Fra tutti, il Contrabbassista Picio (mi spiace, ma da oggi si chiamerà così) mi si avvicina e mi dice: "E così tu sei vipera nera, eh?". "Vipera ve-ne-re-a" scandisco arrossendo. Mi spiega come ha trovato il blog, io svicolo abilmente scappando.
Cioè, capitemi, gli ho dato del picio in diretta nazionale, il minimo che possa fare è sentirmi un po' in imbarazzo. Mi sento un po' in imbarazzo.
Non si può scappare in eterno in un appartamento di due vani. Dopo mezz'ora la mia nemesi è di nuovo lì, a chiedermi: "E così sono un picio?" e io, in risposta, gli allungo il mio bicchiere di vino. Ma non è una risposta, lo ammetto, e allora, in tutta sincerità, gli dico che si, l'ho sempre considerato un po' uno scemo, un baccaglione senza senso, ubriachi entrambi come si era ogni volta che ci si vedeva.
Poi l'ho visto suonare e l'ho rivalutato. Sarà un metro di giudizio banale e non lo nego, ma scoprire che qualcuno ha un talento enorme per qualcosa me lo fa rivalutare in positivo. E infatti, gli dico, ti ho rivalutato, davvero, sei un grande, anche se non capisco un cazzo di musica.
Lui apprezza, ringrazia, mi specifica che il nome del gruppo è diverso da come l'avevo scritto e va via, veleggiando verso altri lidi.
Mi sembra la sede adatta per scusarmi: il Picio non si merita questo appellativo. Io, al posto suo, mi sarei presa a schiaffi. Lui è un gentiluomo che sa capire la differenza fra un picio volante e un Picio dato col cuore. Oh, se ha la maiuscola diventa un nome, eh? Vabbe', se ricapita di parlare di lui gli metto un altro nomignolo.
A parte l'episodio imbarazzante mi sono anche divertita, ma - ma . il Comansardante era al lavoro, non era lì, e mi mancava. Uffa, che palle le persone innamorate, hanno sempre qualche scusa buona per lamentarsi.
Ho sempre sognato di essere una rossa sensuale, con una lunga chioma infuocata di boccoli lucenti. Però madre natura mi ha dotato di spettacolari capelli color cacchina.
Per alleviare la frustrazione ogni tanto faccio l'hennè.
Oggi il bagno era particolarmente sporco, per cui era la giornata ideale per fare casino. Ho triturato il mio panetto ( Comansardante: "Con quello finiamo in galera", io: "Purtroppo è solo hennè") e l'ho mescolato con l'acqua bollente fino a che non ha assunto la consistenza e l'aspetto della merda di vacca ( Io: "Vuoi una cucchiaiata?", comansardante: "No, ma quando hai finito lasciami la pentola che la lecco"), poi mi sono dedicata all'applicazione.
Faccio l'hennè da circa quindici anni e ogni volta, ogni volta, mi preparo per benino, guanti di gomma, giornali per terra, pinzone, e ogni volta cerco di partire bene, prima le radici e poi le lunghezze, prima dietro poi davanti, asciugamano sulle spalle ecc. Ogni volta, e ribadisco ogni volta, dopo un minuto al massimo sto impastando la chioma con manate di fanghiglia senza ordine nè disciplina, schizzando tutto intorno, ricopro lavandino pavimento e pareti, mi insozzo la maglietta, l'asciugamano scivola via, mi riempio le orecchie e mi imbratto fino ai gomiti. Poi appallottolo quella che, un tempo, era la mia capigliatura, e ora sembra la testa di Telespalla Bob infangato, e me la avvolgo con la pellicola trasparente. Mi infilo la cuffietta da doccia e inizio a ripulire tutto. Stavolta i gatti hanno contribuito a rendere più emozionante l'operazione cercando di mangiarsi l'henne, scappando via con la pellicola svolazzante tutta intorno, coricandosi sull'asciugamano e facendo tutto quanto potevano per diventare mogano anche loro.
Comunque alla fine il bagno era pulito, la testa impacchettata, le orecchie svuotate dai grumi marroni e tutto (effetto collaterale: adesso ho le orecchie arancioni. Mi donano. Un anno ho fatto l'hennè senza guanti di gomma e ho avuto le mani arancioni per un mese).
Dopo tutto 'sto lavoro una persona normale che fa? Si siede e accende una sigaretta. Solo che io mi sono accorta di averle finite. Così mi sono vestita, ho infilato un berretto di lana sopra la cuffietta da doccia (bianca a pallini rossi) e indossato un golf col cappuccio tirato su, poi sono uscita. Vado, compro le sigarette e torno. Sulle scale incontro la famiglia del primo piano (padre madre e figlioletto) ed educatamente lascio loro il portone aperto. Loro mi fissano lungamente mentre il ragazzino sgattaiola fuori a buttare l'immondizia. Resisto alla tentazione di dire "Insciallah" e mi oriento sul buonasera. Continuano a fissarmi mentre li supero alla volta del secondo piano.
"Le lascio il portone aperto?" fa il padre, sempre fissandomi.
"No, no, l'avevo lasciato aperto per far passare il coso" dico io indicando il bambino che è rientrato.
Dopodichè cerco di sparire il più in fretta possibile. Probabilmente penseranno che la conversione all'Islam mi ha fatto male.
Di norma l'hennè si terrebbe su dai quaranta minuti alle due ore. Io lo tengo fino a che la pressione della pellicola sul cranio non mi provoca mal di testa, quindi un tre-quattro-cinque ore.
Nel frattempo non sono rimasta oziosa, cosa credete. Ho persino cambiato le lenzuola al letto, in collaborazione con i gatti. Appena vedono sventolare una federa capiscono che la festa comincia e si buttano a testa bassa sul materasso.
Ho anche mangiato cena, ho ascoltato i bee gees (quelli di Massachusets, prima che li castrassero e si mettessero a cantare con le vocine acute), ho chiacchierato al telefono con Bibliotelepata e con la mamma.
Poi mi sono lavata i capelli.
Poi ho rilavato il bagno che era di nuovo pieno di fango verdastro.
Poi mi sono arrotolata la testa in un asciugamano.
Dopo tutto questo vi aspettereste che dicessi: ho tolto l'asciugamano e i miei capelli erano diventati blu.
Oppure: ho tolto l'asciugamano e i miei capelli sono caduti tutti e ora sono calva.
Oppure: ho tolto l'asciugamano e i miei capelli erano tali e quali a prima.
E invece no, fregati: ho i capelli rossi, spendenti e profumati. Ne è valsa la pena, come sempre.