La casa di Bibliopiccola è il set di un rialitisciò, ora ne sono certa.
Stasera, per dire, sono sicura di aver individuato una telecamera.
L'ambiente.
La casa, devo dirvelo, è bellissima. Altro che villetta prefabbricata a Cologno Monzese come nel grande fratello (sto inventando, per quel che ne so potrebbe essere ambientato in un bilocale a Viggiù), la Casa (da adesso con la Maiuscola) è un nobile palazzo in una bellissima piazzetta al margine del quadrilatero romano. Da una parte c'è il caos di Porta Palazzo, col mercato, gli spacciatori, gente di mezzo (terzo) mondo e il negozio di cereali più grosso di Torino. Dall'altra c'è il quadrilatero, quartiere di viuzze pittoresche che fino a quindici anni fa era il più malfamato della città, e ora è tutto un pullulare di localini fighetti e negozi di abbigliamento dove una felpina costa centocinquanta euri e fa cagare come quelle di Porta Palazzo a un euro (vedi sopra).
In più Bibliopiccola abita proprio sopra il mio spacciatore ufficiale di tofu, che dal punto di vista logistico è un vantaggio mica da ridere.
L'appartamento è immenso. Ho deplorato la mancanza di segnaletica interna adeguata: non riesco a trovare il bagno, e temo sempre di finire in qualche stanza misteriosa dove un coabitante sconosciuto si sta cambiando le mutande. C'è una stanza immensa con un soffitto a botte fatto di mattoni a vista, alto qualche dozzina di metri (per me che abito in una mansarda ogni soffitto sopra i due metri sa di cattedrale), un forno a legna, una stanza col soffitto affrescato con putti vari che si sbaciucchiano e una tristissima lampadina da trenta wat che spenzola nel mezzo, due microbagni da cagata veloce, una stanzetta dove stanno ammucchiati in tre (Bibliopiccola inclusa) e due balconi, uno che si affaccia su un cortile acciottolato, pieno di edera e statue, bellissimo, l'altro che offre la vista dell'angolo di Torino più parigino che c'è: un bistrot con dehor, un vicolo acciottolato, lampioni e lo sbadiglio di una piazzetta che si apre subito dopo. Montmartre sotto casa.
Gli abitanti.
Premessa: sono tanti. Bibliopiccola, che in tutto sto popò di casa abita circa un metro quadro di spazio, non avrà mai un briciolo di privacy. Non è detto che ne voglia, perché, anche se voi non lo sapete, lei è una di quelle creature fortunate che amano le persone.
Bibliopiccola: ventitrè anni, bibliotecaria. E' una di quelle persone per cui si può utilizzare l'aggettivo solare senza remore. Ha la sesta di reggiseno perché il suo cuore è troppo grande per stare in una taglia comune. Stakanovista, fa due lavori alla volta per un totale di sedici ore spostamenti esclusi, poi tranquilla se ne va in bici ai Murazzi, balla e beve fino all'alba, dorme un'ora e torna in biblioteca.
Da qualche giorno non parla, guaisce. Non cammina, saltella. Non tace, esulta in silenzio. Vivere da sola è un traguardo enorme, e merita almeno il triplo dell'amore che le si può dare.
Il fuhrer: iniziamo subito col più antipatico. Ventitrè anni, ligure, ha stipulato per primo il contratto d'affitto, venti giorni fa. Questo lo fa sentire il capo. Tratta la casa come se fosse un'antica proprietà avita e rifiuta il dialogo in merito a questioni di importanza basilare, tipo ma davvero vuoi stare con le bombole del gas come in campeggio e non vuoi comprare una cazzo di cucina vera?
Isterico, gira seminudo per casa vociando al telefono, è stronzo e fa il finto alternativo del cazzo mentre secondo noi (e con noi intendo le bibliobastarde) ha un sacco di soldi.
Il neutro: è arrivato col fuhrer, ma è meno cagacazzo. Arriva, si rolla una canna, offre, perde il fumo, glielo ritrovo, gli sparisce di nuovo (sospetto il fuhrer), non dice una parola, a volte ride. L'unica reazione umana ce l'ha alla vista di Bibliotopa: inizia a sbavare e la invita a cena. Per il resto, è valdostano, ha ventieccetera anni e di lui non si sa altro.
Il buono: ha diciannove anni, arriva dal Trentino ed è il più simpatico. Fa una scuola di grafica, è pieno di piercing e ha gli occhi verdi. Bibliopiccola lo ha già adottato e si sveglia alle sei insieme a lui per fargli il caffè. E' un bravo ragazzo. Entro quindici giorni lo avremo portato ai Murazzi e avrà perso l'innocenza nel bagno di Giancarlo. Per i non-torinesi, Giancarlo è un locale storico dei Murazzi e il bagno di Giancarlo è così lurido che Trainspotting gli fa una pippa.
La leader: ha circa ventisette anni, studia architettura, ha vissuto un Brasile e possiede quattro paia di coglioni. In perfetto stile Grande Fratello ha già litigato col Fuhrer. Bibliotelepata si è innamorata di lei e cerca di convincerci che la sua attrazione erotica per Claudio Bisio, dichiarata, è un chiaro sintomo di lesbismo.
La montanara: viene da non so che valle in bilico fra Piemonte e Lombardia, ed è un curioso miscuglio fra pastorella tipo Heidi e fighetta milanese. Ha trascorso in casa circa sessanta minuti, durante i quali ha bevuto un caffelatte, un thè e un caffè, ha parlato al cellulare, ha scritto il piano di studi e si è fumata una canna. Iperattiva.
La ragazzina: ha diciassette anni e gira per Porta Palazzo in miniabito nero aderentissimo inguinale e tacchi a spillo. Se sentite parlare di una recrudescenza degli stupri a Torino sapete perché. Fa la barista e mi dicono che non ha un giorno libero da quattro mesi. Questo spiega la sua vaga isteria. Di lei ho immagini in corsa con un phon in mano. Ovviamente Bibliopiccola ha adottato anche questa e le cerca il beauty case mentre lei si fa la messa in piega passandosi il mascara.
L'abusivo: non sono sette ma otto. Ebbene si, in corridoio c'era giusto posto per una brandina e in quella vive un argentino cinquantottenne, pubblicitario, molto colto, simpatico, che accidentalmente non ha una lira e lavora in un call-center. Piace a tutti, peccato che non paghi l'affitto e scrocchi sempre la cena a chiunque. A parte questo è un gran conversatore e stasera abbiamo ascoltato insieme Chico Buarque (dietro mia esplicita richiesta).
Le prossime puntate del BibliopiccolaRialitiSciò su questo blog, non perdetevele.
Sa', postiamo.
Aggiorno sulla situazione presente: sono seduta in pigiama sulla sedia girevole, ho rubato le ciabatte al comansardante, sto ascoltando i Beatles e mi scappa un po' la cacca (ma mi trattengo, non temete).
Novità numero 1: Bibliopiccola ha lasciato il nido domestico ed è andata a vivere, dice lei, da sola. In realtà in casa sono in sette, come i nani di Biancaneve, quattro maschietti e tre signorine dai 17 ai trenteccetera anni. Futuri possibili: un sequel di Friends dove ciascuno tromberà a turno con tutti gli altri, un reality (domani vado ad aiutarla col trasloco e vedo se ci sono telecamere nascoste) dove ciascuno tromberà a turno con tutti gli altri, una comune più o meno sessantottina dove ciascuno tromberà a turno con tutti gli altri. In ogni caso prevedo parecchio sesso nel futuro di Bibliopiccola.
Novità numero 2: Bibliopiccola ed io siamo diventate colleghe, yuppi! In questo post, come vedete, si parla un sacco di Bibliopiccola.
Novità numero 3: il comansardante ha dodici giorni di fila il turno dalle 18 a mezzanotte, e quindi provo tutte le ebbrezze della singletudine. Che si concretizzano nell'avere il pc tutto per me e scrivere post del cazzo ascoltando i Beatles. Spero che lo licenzino presto perché mi manca.
Novità numero 4: ho finito i libri indiani, quindi basta giochini coi nomi in sancristo. Si torna all'ebraico. Preparatevi.
Vado a fare la cacca.
Astadasasahasrikaprajnaparamita.
Non so cosa voglia dire, ma ha così un bel suono vorrei trovarle un significato. Invito i signori lettori e le signore lettrici ad aiutarmi.
Finisce Blob, inizia Un posto al sole e tu non riesci a trovare il telecomando per spegnere la tele.
Ecco.
Sono reduce da una serata interessante. Una persona che io consideravo un picio (nell'accezione di cretino che questa parola prende in piemontese) è un contrabbassista da paura. Nell'intervallo-siga a metà concerto gli ho detto "Oh, credevo che il mio contrabbassista preferito fosse Jino Touche, invece sei tu" e lui mi ha risposto "Guarda, io Jino ma me lo mangio quando vuoi"
"Be'. detto fra noi, me lo mangerei anch'io"
"Eh eh - fa lui a Bibliomminchia lì accanto - magari ci crede che me lo mangio". Be', magari non è proprio meglio di Jino Touche, anche esteticamente, però é bravissimo.
Segnateveli: Stefano Amen, Paolo Spaccamonti e Marco Piccirillo. Se vengono a suonare nella vostra città andate a sentirli. Se volete il cd ce l'ho. Sono bravissimi.
Ora come ora il mio amato bene è in bagno e sta - credo - rendendo l'anima. Mentre io mi beavo delle belle melodie dei sopracitati lui, mi sa, beveva. Anche io, e difatti schiaccio tasti a caso. Aniniewnjngjwk.
Entrambi i gatti mi fissano e non so cosa vogliono. "Più acqua, meno acqua, più sole, meno sole" cito a braccio Moretti.
Ieri (saltando di palo in frasca come un fringuello selvaggio) ho conosciuto ben due dei forumisti delle saponette.
Ora, voi non lo sapete (e perché dovreste? mi chiedo), ma c'è un forum dedicato alla Lush, che è un' azienda inglese che fa prodotti per l'igiene personale non testati e parzialmente eco-bio. Il che vuol dire che inquinano meno del Fructis di Garnier.
Queste robe hanno di buono, anzi di ottimo, che profumano tutte così tanto che le sento pure io*, che sono strane (hanno il bagnoschiuma solido, per dire, e il sapone con la frutta dentro, e il talco al gelsomino, e il burro di cacao al cioccolato e arancia) e che hanno colori bellissimi. Nel forum ci si fanno le pere sui prodotti (siamo tossiche, e se li provate diventate tossiche anche voi) e si parla anche d'altro. Così parlando parlando ieri ho conosciuto Jarboe e Middleheart. Jarboe è carina, tenera, simpatica, beve e fuma quindi meglio, e ha come unico difetto che tra un po' si sposa. Ma glielo perdoniamo, vero? Le ho tirato ben due pacchi in meno di ventiquattr'ore, ma visto che già la amo sarà gentile e mi capirà. Vieni a vivere qui, vero?
Middlecoso era in incognito e io in teoria non l'ho conosciuto, quindi vi dirò solo che gli ho tirato un mozzicone di sigaretta (spento) addosso. Hei, era un gesto di amicizia, ti sarai mica offeso?
PS. Shinystat mi dice che ho un visitatore quotidiano nientemeno che dall'Olanda, Lasciami un commento, ti prego, tu illuminato viaggiatore di quella magica terra dove crescono libere piante meravigliose, dove la gente malata può morire senza soffire, dove le prostitute hanno uno status sociale riconosciuto e dove gli e le omosessuali possono sposarsi e nessuno chiama in causa quel rompicoglioni di vaticano. Rendo noto che ad Amsterdam potete trovare il monumento agli omosessuali discriminati, fra l'altro. Secondo me è un segno di civiltà immenso.
*Sono anosmica. Cosa vuol dire? Che non sento gli odori. Tipo che ho passato per vent'anni le vacanze con un letamaio sotto casa e non ne ho mai sentito l'odore. Adesso sento gli odori della Lush. Come dice la sempresaggia Alka, sono Lushosmica.
Mi sta venendo l'influenza. Per ora la lista dei sintomi - che va allungandosi - comprende raffreddore, mal di testa, raucedine, dolori articolari. Il termometro ha un sito fisso sotto l'ascella destra (anche ora che scrivo, per dire) ma non registra temperature superiori a trentasettecinque, quindi a onor del vero non posso mettere in lista anche la febbre.
Però possiedo: un gomito sbucciato, il braccio sinistro dolorante, un livido sul culo, un dolore all'osso sacro. Questo perché? Questo perché ieri sono cascata di nuovo.
Stavo scendendo le scale del condominio insieme al comansardante, ciascuno diretto al proprio lavoro. Lui tutto in tiro in giacca e cravatta, io con un sacco dell'immondizia nella mano destra e uno pieno di bottiglie vuote nella sinistra. Quelli delle pulizie avevano appena dato la cera ai gradini o qualcosa di simile, perché erano coperti da una patina lattigginosa biancazzurra. Le mie scarpe da ginnastica hanno slittato a metà di una rampa e sono volata di culo, poi ho preso l'abbrivio e ho concluso la discesa con le natiche, hop hop hop, cinque o sei gradini, sempre senza mollare i sacchetti. La mia dedizione all'immondizia è commmuovente.
Le bottiglie di vetro nel sacchetto di sinistra si sono fracassate, il comansardante rideva troppo per preoccuparsi della mia salute e io pensavo, nell'ordine, "chissà se ho lasciato una scia di rifiuti" e "chissà se ho sporcato di cera la felpa". Poi ho iniziato a tirare cristi, ho ficcato i sacchetti nelle mani del mio azzimato coinquilino (che continuava a ridere, e non ha smesso che ieri notte al sopraggiungere del sonno), ho riacquistato a fatica la posizione eretta, mi sono voltata e mi sono accorta che i vicini (vecchietta + vecchietto) erano usciti sul pianerottolo, attirati dal casino. Mi sono salvata dalle loro molteplici offerte di cure mediche, ambulanza, acqua, sedia e ho concluso pattinando la discesa delle fottute scale.
Oggi è arrivata una lettera di convocazione per l'assemblea di condominio e, fra i punti all'ordine del giorno, c'è anche la pulizia scale e i rischi ad essa connessi. Il mio culo sta per diventare oggetto di dibattimento fra i condomini tutti. Quella sera io sarò altrove, spero.
Comunque, come dicono i Monochrome set, don’t cry, beautiful, it’s just a phase, to the father and the son and the holy ghost I chant and I pray, I love.
Sono tornati i vermi in bagno. Detto questo, non so cos'altro dire. Sono sconfortata. Lo stucco non funziona, il silicone non funziona, le bestemmie non funzionano e lo spray ammazzaschifezze li fa solo diventare più cazzuti.
Consigliatemi voi. Sono disperata. Rischio di non potermi più lavare per tutta la vita.
Stasera, in piena paranoia, ne ho visto uno sul pavimento, perfettamente incuneato fra due piastrelle. La mia colite cronica si è risvegliata e avevo appena spruzzato una quantità inaudita di frutti del mio corpo nel water. Il ventolino ronzava a palla ma, povero ventolino, per depurare l'aria sarebbe servito ben altro. Un cesso en plein air, per dire.
Fisso il verme. Non sono sicurissima che sia un verme. Il bagno è poco illuminato, sarà mica una macchia? Mi avvicino, inclino la testa, lo guardo da ogni angolazione. Poi si muove e capisco che è vivo.
Chiamo il comansardante. Lui sciabatta con flemma fino al punto incriminato.
- Dove? - mi fa.
- Si è messo lì - indico la fessura - lo stronzo.
Annusa l'aria.
- Mmmmh, no, mi sa che lo stronzo lo hai fatto tu adesso.
- Non sottilizzare e uccidi.
Prende la carta igienica killer e si prepara al vermicidio.
Si china.
Con coraggio, devo dire. E' un po' blu in faccia ma solo perché ha smesso di respirare.
Poi mi guarda e sfrega la carta sulla fessura.
Come per magia il verme scompare con due strofinate.
- Mi hai chiamato per uccidere una macchia di sporco?
Si muoveva, uffa.
Questo è il mio primo cruciverba. Provate a cliccare sull'icona di Explorer (bleah, ma pazienza) qui sotto, e dovrebbe aprirsi il programmino per risolverlo online. La versione giocabile online l'ho realizzata con CruciLab ( http://www.giocaitalia.it/crucilab). Buon divertimento.
OOOPS! Come mi fanno notare Freesia e BossCarlo ho fatto un casino. Poi l'ho anche rimediato. Adesso il cruciverba dovrebbe funzionare correttamente. Ditemi se ci sono altri errori.
Visto che Freesia è stata la prima solutrice, ecco il premio: la piccola Molly per lei (una foto di due mesi fa, adesso è uguale ma più grossa):

Il comansardante ha l'influenza.
Le prime avvisaglie venerdì. Gli ho detto che non sarei uscita perché ero troppo stanca e lui, anzichè gioire per la prospettiva di una sera con gli amici maschi (quelli del cazzo a manovella, per capirci) e senza femmine rompicoglioni tra i piedi, ha brontolato "Nemmeno io". Venerdì sera domestico, lui ha giocato a Age of Mithology (uno strano gioco in anglo-greco dove una voce femminile ripete spesso "prostata") e io ho continuato a lavorare al mio cruciverba (si, mi sono messa a inventare cruciverba. Più tardi se riesco vi posto il primo).
Sabato pomeriggio, sono qui a chattare sul blog della Profe che compie gli anni (il blog, non la Profe) e mi arriva un suo sms: "Forse ho un po' di febbre".
Quando esce dal lavoro andiamo all'iperultramercato a fare spesa grossa, e stranamente non si ferma davanti al chili con carne Uncle Ben's e non compra nemmeno la salsiccia.
A casa si infila finalmente un termometro sotto l'ascella e, si, ha la febbre.
Così questo è stato un fine settimana decisamente quieto. Il comansardante con la minestrina e la tachipirina, io col pc e i cuba libre solitari (ieri era pur sempre sabato sera, no? Non sono andata a villa Capriglio a sentire quelli che suonavano il tango, avevo bisogno di alcol e consolazione). Ne ho approfittato per leggere tutto il blog di Perdigiorno, e mi sono trovata a piangere davanti al pc mentre leggevo la storia del suo matrimonio (forse era il cuba libre a parlare).
Insomma, ho passato due giorni davanti al computer e sono fusa, e in più non ho un cazzo da scrivere per un post. Consolatemi.