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mercoledì, 26 aprile 2006
Momenti bucolici.

Ieri pic-nic per festeggiare il 25 aprile e le liberazioni, quella del 25 aprile, appunto, e quella più recente del 10.
Sarà per la faccenda del risultato risicato, sarà la sfiga solita, ma ovviamente dopo una settimana di sole belluino ieri il tempo era nuvolo e prometteva pioggia. Ce ne fottiamo e partiamo lo stesso, recuperando i pezzi della comitiva e le borse di cibo in giro per la città.
Arrivati sul prato, distese le coperte, spacchettati gli involti e rollato l'aperitivo ci accorgiamo che io ho dimenticato la pregiata bottiglia di rum Calvero da tre euro che avevamo acquistato per brindare con qualcosa di diverso dai morettoni. Per fortuna i morettoni sono molti e questo mi evita di tornare in città a piedi inseguita da una folla con intenzioni lapidatorie.
Dopo i panini l'insalata di riso le verdure grigliate la frittata le patatine, esuasti e coperti di briciole vermini (AAAAARGH!) formichine ragnetti e fili d'erba e tabacco, arriva il momento culminante del pic-nic, ossia l'estrazione della plancia del futurisiko. Io non so manco giocare a risiko, figuriamoci il futurisiko. Non ci capisco niente per tre turni ma mi diverto a piazzare i carri armati. Quando finalmente la complicata dinamica dei dadi mi si sta chiarendo e un istinto guerrafondaio inizia a fare capolino, una grossa goccia cade sulla Kamcatcha sterminando la popolazione e distruggendo i villaggi. Da lì all'inondazione il passo è breve: è evidente che piove. Per far smettere la precipitazione ci affrettiamo a ritirare tutto. Appena il gioco è al sicuro nella scatola, infatti, di colpo esce il sole e i maschietti si mettono immediatamente a giocare a calcio. Il calcio fa loro dimenticare che un pic-nic coi panini e senza costine di maiale alla brace non è un vero pic-nic.
Le fanciulle più dotate iniziano a cantare o si uniscono agli sportivi. Io che non so fare un cazzo mi spalmo a pancingiù sul plaid e osservo le interazioni fra i calciatori sul prato e fra le formiche e gli scarafaggini fra i fili d'erba.
La carenza di polmoni di entrambi i gruppi - le musiciste e i cannonieri - fa iniziare una partita di trivial-risiko, le cui regole non vi spiego perché inventate lì per lì e quindi insensate e poi perché non me le ricordo. Ci tengo a dire che la mia squadra vince perché ha l'arma segreta, ossia Gabriel. Gabriel ha un archvio impressionante di notizie storico-geografico-sportive in memoria, e sa dire quando si è combattuta la battaglia di Alamo e qual'è la moneta del Lesotho e qual è stato il primo allenatore dell'Inter.
Gonfia di soddisfazione e di urina mi unisco alla spedizione-piscio ed esploriamo il parco, tre fanciulle con la vescica sottobraccio, alla ricerca del  cespuglio totale che ci avvolga a trecentosessanta gradi. Incontriamo svariati scoiattoli.
Più tardi, più libera e lieta adesso che il grosso della birra è sgocciolato fra i rovi, mi avventuro da sola alla ricerca di roditori. Ce ne sono un fottìo e tranquilli come cagnolini. Uno viene a mordicchiarmi il dito teso. Lo seguo e giochiamo un po' fra gli alberi: lui si nasconde, poi fa capolino da dietro il tronco, mi aspetta, mi avvicino, scappa un po' più in là, si avvicina, poi scappa di nuovo.
E' scesa di fatto la sera, fa freddo, il prato è quasi buio. Raccogliamo pattume e mozziconi e andiamo verso le macchine, felici e inconsapevoli.
Non sappiamo ancora che una parte di noi concluderà la giornata in modo tragico.
Ossia noleggiando Ma mere, il film più cretino degli ultimi tempi.

Trama del film: Isabelle Huppert, sempre topa e sempre perversa, debosciata e maniaca come nella Pianista, cerca per due ore di congiungersi carnalmente col figlio di diciassette anni. Ci riesce e si taglia la gola. Il figlio continua tranquillamente a fornicare mentre la madre si affoscia sul suo petto. Alla fine il ragazzino si masturba nell'obitorio di fronte al catafalco. Se l'intento del regista era quello di farsi urlare dietro "Ma vaffanculo!" ci è riuscito perfettamente.

E dopo il momento culturale, vi informo che il comansardante oggi ha dato l'ultimo e definitivo esame della sua carriera universitaria, tesi esclusa, prendendo anche con un 30 e lode. Come dire, un finale col botto.

Parola di ViperaVenerea alle 21:05 precise | link | commenti (8) |
vita da vipera, bibliobastardi, vipera and friends, il comansardante, roba alcolica

venerdì, 21 aprile 2006
Il romanzo reticente.

NdVV.: Questa cazzata la scrivo solo perché ha fatto ridere la Profe, e se la Profe ride gli uccellini cinguettano e il cielo diventa più blu.

Cos'è il romanzo reticente?
Magari il romanzo reticente è un romanzo che si vergogna di esserlo e fa un po' finta di niente, tipo che inizia come un saggio, poi si trasforma in una favola e alla fine lo ammette, va bene, sono un romanzo.
O magari è un romanzo che lascia le cose in sospeso:
 "Allora Ludovico si alzò, e brandendo la spada disse, con voce tonante...no, dai, lasciamo stare, non importa cosa disse. Ma era poi Ludovico?".
Un romanzo del genere non sarebbe male.


NdVV2.: la primaverafobia mi colpisce, e in crisi di ispirazione copio e incollo i commenti fatti su altri blog. Questo è barare, direte voi. E' vero, rispondo io, e sbadiglio.

Parola di ViperaVenerea alle 19:53 precise | link | commenti (16) |
cose a caso, vipera and friends

giovedì, 20 aprile 2006
Perché io valgo, si si.

Presentarsi bene è importante.

Tipo oggi, che è il mio primo giorno intero di lavoro nella nuova biblioteca, nel tentativo di portare un carrellino di libri da qui a lì sono riuscita a farlo derapare. Mi è caduto sulla caviglia - ahia - e si è rotto. Fra l'altro se non passava un baldo studentello a quest'ora ero ancora lì incastrata.

Parola di ViperaVenerea alle 14:30 precise | link | commenti (7) |
bibliocazzate, vita da vipera, vipera precaria

martedì, 18 aprile 2006
L'omino della pizza.

L'omino della pizza, con gli occhiali, mi consegna la diavola e la radicchio - scamorza ansimando visibilmente per i quattro-piani-di-scale-senza-ascensore.
Mentre raspo nella borsa alla ricerca dell'euro mancante, lui individua il gatto e si mette a fare dei versetti.
Il gatto lo fissa, palla gli occhi e si rimpiatta.
Con voce da madre che parla del figlio tardo, gli dico: - E' timido -
- Anche io.- mi risponde lui.

Questo momento autobiografico sul pianerottolo ma ha basita con l'euro in mano.

Parola di ViperaVenerea alle 22:15 precise | link | commenti (8) |
vita da vipera, bestie pelose

giovedì, 13 aprile 2006
Paranoie.

Sono due giorni che per strada, in biblioteca, in tram e sulle scale del condominio mi viene voglia di abbrancare gli sconosciuti per il colletto, la sciarpa, la cravatta o quel che è, sbatterli al muro e chiedere e tu, per chi cazzo hai votato, eh?

Parola di ViperaVenerea alle 20:01 precise | link | commenti (13) |
cose a caso, vita da vipera

lunedì, 10 aprile 2006
Non facciamoci prendere dal panico, neh?

Programma per la serata:

- h. 22.30, al cine con gli amici rifondaroli tutti a vedere il caimano;
- h. fine del film, spostamento in circolo arci per seguire i risultati;
- h. che ne so, sbronza di festeggiamento o sbronza depressa con ingoio della scheda elettorale;
- domani h. 9.00, rigurgito sul pc.

Sonotesasonotesasonotesasonotesa.

Parola di ViperaVenerea alle 19:32 precise | link | commenti (3) |
cose a caso, vita da vipera, bibliobastardi, vipera and friends, roba alcolica

sabato, 08 aprile 2006
Ho scoperto che sono cogliona.

Perdio, che ritorno.

Oddio, lo so che voi speravate in un resoconto di viaggio minuzioso e approfondito e corredato da filmine e diapositive e tutto, ma non ho voglia, e abbiate pazienza, sono le cinque del mattina, sono tornata dal mio mio primo appuntamento post-rientro con Giancarlo (che non è un amante di cui vi ho sempre taciuto l'esistenza, ma un locale dei Murazzi di cui tutti i torinesi ben conoscono la presenza, e meriterebbe un post a sè, se solo volessi scriverlo, ma non voglio, e quindi pippe, come disse il poeta) e non sono in vena.
Vi basti sapere, come dato puramente didattico, tipo Baedeker dei poveri, che la sottoscritta in nove giorni ha visto, per quanto di sfuggita, Siviglia, Cadice, Marbella e Granada. Che ha invidiato agli abitanti di Siviglia la tranquillità delle loro giornate, i loro locali accoglienti, la piazza di Spagna maestosa e i patii scintillanti di fontane. Che a Cadice e ai suoi ha invidiato tutto - e come non farlo, se si amano Genova e Marsiglia amare Cadice è un obbligo - dai vicoli ombrosi ai bastioni scintillanti, dalle case con l'intonaco lavato dal vento ai locali pulciosi dove i vecchi bevono vino e mangiano pesce fritto al mattino. Che a Granada ha invidiato l'Alhambra, i vicoli arabi pieni di tossici e cani rognosi, la gente accogliente, la sangria e un vino che non si dimentica. Di Marbella la sottoscritta, ricordandosi che l'invidia è un peccato capitale, ama solo le quattro vie arrotolate del centro, e la frase di una cameriera incontrata al bar: "Da noi adesso è iniziata l'estate". A nessuna città la sottoscritta - ossia io, diamoci un taglio - dicevo, a nessuna città ho invidiato la cucina, perché in Andalusia non credo ci siano molti vegetariani, e quindi il menu mi offriva sempre e solo formaggio e uova, uova e formaggio, e a tutte ho invidiato i cuba libre, fatti con un bicchiere colmo di rum e uno schizzo di coca, proprio come a casa.
Ma dicevo, il ritorno. Che trauma. Intanto, l'aereo fra tutti i posti possibili è atterrato a Orio al Serio, che praticamente è un capannone in mezzo al nulla, la summa dello squallore. Pioveva. Salgo sull'aereo a Siviglia - mattinata serena, abbronzata come se avessi passato un mese al sole, lentiggini sul naso e maglietta - mi addormento appena il carrello si stacca materialmente da suolo di Spagna e mi risveglio che l'ala sta fendendo, nell'atterraggio, un cielo griglio, limaccioso e decisamente piovoso. La navetta Orio-Milano ha trascinato cinque individui tristi e malmostosi (la sottoscritta, il comansardante e tre altri affranti giovani) fino a una Milano sempre brutta e sempre ostile. Lo sciopero dei treni li ha obbligati, i cinque depressi di cui sopra, a utilizzare un costosissimo Eurostar dove l'offerta di un tè freddo non li ripaga dell'esborso di quindici cazzo di euro per una tratta di un paio d'ore. Quattro dei demotivati giocano torvi a briscola, un quinto, ancora più deleterio al morale, tace silente e arde con lo sguardo le piatte campagne lombarde battute dalle intemperie.
A Torino non piove, ma le nuvole sono dense e il trolley pesante. Quattro piani di scale fino alla mansarda. Lì ci sono due cose belle, intanto il gatto, che miagola e fa le fusa e si struscia e ci da' un buon motivo per essere a casa, e poi il cesto di benvenuto delle bibliobastarde, col vino e i taralli e altre cose che non mi ricordo ma che mi sono mangiata con la voracità di nove giorni di uova e formaggio.
Accendiamo il pc e scopriamo che coglione è diventato un complimento e che ci toglieranno l'ICI, peccato che poi i comuni italiani non avranno più soldi e quindi dovranno sfrattare i cittadini.

Voglio tornare a Cadice (che non
sarà una gran battuta finale, ma sicuramente è una frase sincera).

PS: Oh, domani lo rileggo, adesso non ho voglia, tenetevi gli errori di battitura e non rompete le palle, piccoli amici coglioni quanto me.

Parola di ViperaVenerea alle 05:31 precise | link | commenti (3) |
vita da vipera, vipera internescional, bibliobastardi, vipera and friends, il comansardante