Oddio.
Ho intravisto Grignani in TV e mi è parso sexy.
Ho paura.
Il pc era morto. E' rimasto morto per qualche giorno, poi stasera il comansardante ha pronunciato parole magiche, sgozzato una gallina, sacrificato una vergine e mescolato sangue di drago con occhi di pipistrello, poi ha infilato un cd tre volte benedetto e santificato e tutto ha ripreso a funzionare (più o meno è andata così, me lo ha spiegato ma non ci ho capito nulla, quindi interpreto).
Adesso funziona di nuovo.
Però si è fuso il phon e il citofono non citofona.
Vi aggiorno sulla mia vita perché potreste sentirne il bisogno (ma anche no, fa il coro).
Allora, il comansardante e io siamo andati a trovare Alkanette e Cravan in una città del nordest il cui nome vi celo, ma nella quale entrambi risiedono.
Abbiamo:
- visto la casina di Alky, dormito nel lettino di Alky e mangiato la torta fatta con le manine di Alky. Tutto delizioso.
- sfogliato e parzialmente letto tutti i libri contenuti alla Feltrinelli, senza acquistarne nemmeno mezzo. Personalmente ho letto tutto un volume di Calvin e Hobbes in piedi davanti all'espositore, e credo che qualcuno mi abbia scambiata per un'installazione permanente.
- conosciuto e istantaneamente amato Cravan, che nonostante studi per diventare un ingegnere (bleah) è un essere umano perfettamente accettabile, e anche di più. Cravan, vieni a vivere qui con noi! La lettiera del gatto può essere tua!
- bevuto cioccolata calda commentando con tanta veemenza che il proprietario del negozio aveva l'aria di aspettarsi le palette coi voti. Alla mia avrei dato otto, nel caso stia leggendo.
- speso una considerevole cifra in saponi e roba varia in uno di quei negozi nei quali, quando entro, poi devono trascinarmi fuori a forza.
- assistito a uno spettacolo teatrale gratis e in un palco tutto nostro, cosa che mi ha fatto sentire come la contessa Olenska. La contessa Olenska non avrebbe passato così tanto tempo a chiedersi se si poteva sputare sulla testa di quelli sotto, forse, e nemmeno messo i piedi sulla ringhiera del palco. Forse.
Lo spettacolo era bello e commuovente (Romeo e Giulietta. Alla fine muoiono, lo sapevate?), il fonico era bravissimo e ha ricevuto un sacco di applausi. Il fatto che fosse un nostro amico è un dettaglio.
- scattato foto plastiche in una piazza. Se gli interessati ne vogliono copia devono fornirmi un indirizzo email e del denaro per il disturbo. Arriveranno nel 2008.
Memorandum: devo un euro ad Alka.
Ieri sera invece siamo andati (solo il comansardante e colei che scrive) a vedere Conte che suonava in piazza. Siccome non siamo riusciti a avere il biglietto, abbiamo visto il concerto sul maxischermo nella piazza accanto.
E' stato un po' strano, perché per me vedere Conte suonare è quanto di più simile a un rituale religioso che riesca a concepire. Un po' come andare a messa per un cattolico. Conte va visto a teatro, su una potrona rossa, il buio in sala, il palco sospeso in un cerchio magico di luce, gli ottoni devono scintillare e il rito va seguito in perfetto silenzio. Ma così come la messa, in casi estremi, viene detta anche su una nave in fiamme o sotto un bombardamento o in un campo di grano con le mucche che ruminano accanto all'altare improvvisato, e il buon fedele deve trovare in sè il raccoglimeto necessario e non farsi distrarre, a seconda dei casi, dal sibilo delle granate o dalle deiezioni dei bovini, così anche Conte può essere ascoltato in piazza nonostante i coglioni col telefonino, quelli che chiacchierano e quelli che saltellano davanti alla sacra immagine (il rituale non prevederebbe il pogo, e certe eterodossie meritano il rogo). Ma alla fine della messa non compare mai la Parietti che strilla nel microfono del parroco "Missa est! Ite, ite!". Perché ieri sera si?
Oggi esco dalla biblioteca e chi ti vedo? Un tedoforo fiaccolamunito che scende a balzelloni dalla Mole.
Nonostante gli intimi auguri, non si è spiaccicato sul pavè.
Poi mi sono trovata intruppata in una manifestazione di studenti e vari, nella quale spiccava un singolo giapponese altissimo, con macchina fotografica inattiva e la faccia che diceva: "EH?".
Sta città (Torino, per chi non avesse capito) è piena di tedeschi, da qualche giorno a questa parte.
L'altro ieri. Sono davanti alla biblioteca che aspetto la bibliocollega e mi si avvicina un esemplare teutonico di notevolissimo aspetto, seguito da due cameramen di più modesto sembiante. Il giuovine adone mi pianta in faccia due occhi due verdi con pagliuzze d'oro che mi ipnotizzano seduta stante, perché anche una donna col cuore felicemente impegnato non sa resistere a certi cromatismi dalla sensualità così sfacciata.
"Zcusa posso kiederti un pikkolo favore?" tuba lui, e i miei ormoni iniziano un samba su e giù per gli organi interni. Il dialogo prosegue così:
Lui (fissandomi): "Noi ztiamo girando un dokumentario per la televizione tedeska..."
Io ipnotizzata annuisco sorridendo.
Lui: "...potrezti fare per noi un pikkolo spot?"
Io ipnotizzata annuisco sorridendo.
Lui: "Grazie!"
Io ipnotizzata annuisco sorridendo.
Lui: "Devi zolo guardare in makkina..."
Io ipnotizzata annuisco sorridendo.
Lui: "...e dire..."
Io ipnotizzata annuisco sorridendo.
Lui: "Torino città della zpiritualità".
Il mio ateismo radicale mi riscuote con un brusco calcio in culo: "No, no, scusa, non ho tempo."
Lui si allontana con aria perplessa.
Mi spiace per i suoi occhi deliziosamente policromi, ma l'idea di me che dico tale cazzata di fronte al pubblico di una TeleRatzinger locale con la faccia disfatta delle nove del mattino mi ha sedato gli ormoni.
Oggi ho fatto sega al lavoro.
Non ho mai fatto sega a scuola, per cui approfitto dell'età adulta per praticare questo sport così affascinante.
Se proprio devo trovare un aspetto positivo nei contratti a progetto, eccolo: posso fare il cazzo che voglio e nessuno mi telefona a casa per chiedermene ragione.
Tutta questa meraviglia di giornata libera e come l'ho impiegata?
- a passare l'aspirapolvere. Strage di acari, famiglie distrutte, tesori riscoperti sotto il divano, mi sono accorta che non ho la moquette, ma il linoleum.
- a eliminare le bottiglie vuote di plastica che ornavano tutte le superfici orizzontali della casa e assumevano riflessi molto belli se colpite dai raggi del sole al tramonto. Mi piace molto stapparle, calpestarle, ritapparle e metterle in un sacchetto. Poi non ho voglia di buttare il sacchetto, e lo lascio sotto la finestra. Ne ho già tre.
- a pulire la merdina del gatto dalla cassetta e area limitrofa, costellata di stronzini satellite che lui lancia in giro in un gioioso impeto coproludico.
Ho capito di aver esagerato in casalighitudine quando ho avuto l'impulso, quasi un desiderio fisico, di ripiegare a triangolo e riporre in modo ordinato i millemila sacchetti di plastica dell'ipercoop che riempiono l'armadietto sotto il lavandino in un fluido assetto pre-esplosivo. Ho riconsiderato i pregi dell'effetto valanga che questo magma di pvc ottiene quando cerco al suo interno la bottiglia-tarocco-dello-svelto e ho trascorso più utilmente una mezz'ora a leggere questo blog, che fa entrare lo sprovveduto utente telefonico nel mondo verminoso del telemarketing. Da ex-telefottitrice professionista, ne sono rimasta estasiata.
Esulando da tutto quello che ho scritto sopra:
- chi vuole giocare a cadavere squisito su splinder? Se non lo sapete fare chiedete a Beneforti, o a Google (ma Beneforti e uno che sa). Io raccolgo adesioni.
- Alky, Mercurio, Lobo, il comansardante tempo fa aprì e lasciò ammuffire nell'oblio tsu.splinder.com. Secondo me è un peccato. Sonici superstiti, TSU può risorgere a nuova vita come blog. Pensateci. Io ho il jpg con la banana, da qualche parte.
Complemento del titolo: ogni tanto bisogna pur aggiornare il blog.
Comunque, domani è il compleanno del comansardante, noto anche come Pois. Per cui, se mi amate, se lo amate, se non ve ne frega un granchè, in ogni caso cliccate qui e fategli gli auguri.