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Finalmente - finalmente - finalmente, posso buttare nel cesso le cuffiette. E poi ripescarle, perché mi servono ancora, ma solo per tre settimane, a meno che non mi rompa troppo e non me ne vada prima ancora. Eh si, vado a lavorare in biblioteca. Finalmente.
Che non è solo un lavoro che mi piace, proprio tanto, non solo amo i libri e adoro toccarli e guardarli e catalogarli (pensate, a volte persino leggerli), ma - soprattutto - in biblioteca non urla nessuno. Nessuno fa rumore. I libri non si lamentano, non hanno strane richieste, e non ti minacciano di denuncia se si trovano un errore di stampa sul frontespizio. I libri sono zitti, pazienti e stanno buoni e fermi. Loro hanno tutto il tempo del mondo.
Così ieri ho avuto la soddisfazione immensa di andare a rassegnare, con un ghigno satanico, le mie dimissioni. Ho aspettato un bel po', perché attorno alla capa-che-mi-odia c'era una ressa da mercato del pesce, a causa delle ferie natalizie. A quanto pare non le vogliono dare, o dare col contagocce, o va a sapere. Tutti si accalcavano e urlavano, volavano date e insulti e minacce. Io, in un angolo, osservavo aspettando il mio momento, e quella calma ha incuriosito più di un collega. Alcuni sono venuti a chiedermi perché non ero lì a partecipare al totovacanze, guarda che i giorni migliori sono già tutti accaparrati, se non ti sbrighi le ferie le fai a febbraio, e io tranquilla: no, mi dimetto. Una ragazza esclama: perchè non ti danno le ferie? Spiego che ho trovato un altro lavoro, e che inoltre il giorno dopo sciopererò. Divento immediatamente l'eroina della faccenda, ricevo incoraggiamenti e auguri e pacche sulle spalle che neanche avessi vinto le olimpiadi.
Oggi ho scioperato, sono andata alla manifestazione, mi sono congelata in mezzo alle bandiere rosse sventolanti e ho pranzato coi bibliobastardi, sentendomi quasi una di loro a tutti gli effetti.
E il brufolo, seguendo le leggi di natura, è sparito.
P.S. I vermi no, ci sono sempre.