h. 5.45: suona la sveglia. La nostra eroina si alza per andare a partecipare a un concorso in culo ai lupi, a puro scopo ricreativo;
h. 6.45: Bibliopiccola e Amoresuo passano a prendere la nostra eroina di cui sopra, che ingannava l'attesa pulendo la merda dei gatti;
h. 7.30: arriva il treno per Inculailupi. Sul treno, Bibliopiccola e la ns. eroina incontrano Minchiabbiblio, a cui viene impedito di dormire a causa delle loro martellanti domande su come sarà il suo vestito da sposo (ve l'ho detto? Bibliotopa e Minchiabbiblio si sposano, e pure in chiesa);
h. 9.00: colazione al bar di Inculailupi;
h. 9.30: i 150 candidati vengono avviati, in ordine alfabetico, alle loro seggioline in plastica, nella chiesa sconsacrata dove avrà luogo il massacro;
h. 11.45: Bibliotopa e la ns. eroina trotterellano in stazione e prendono il treno;
h. 13.00: la ns. er., giunta a casa, pranza con pane e frittata;
h. 13.01: il Comansardante dice: "Andiamo all'Ikea?"
h. 14.00: sono all'Ikea - quella nuova, che è un enorme cubo di cemento in mezzo al nulla;
h. 15.00: i ns. eroi vanno a fare merenda al bar dell'Ikea e fumano le ultime due sigarette in loro possesso;
h. 16.00: i ns. eroi acquistano un divano, mod. Lillberg, betulla con cuscini neri,
in quanto il loro attuale divano è il letto in cui il Comansardante faceva la nanna da piccolo, e pagano alla cassa;
h. 16.30: i ns. eroi ritirano il pacco. Un vecchio profetico, passando, punta verso di loro un lungo indice ammonitore e sussurra: "Non entrerà mai nella macchina!". Ah ah, ridono i ns. eroi, vecchio portasfiga, certo che ci entra;
h. 16.45: non ci entra;
h. 16.46-17.00: il Comansardante riesce a procurarsi un portapacchi, il cui costo è rimborsabile se riconsegnato entro trenta giorni;
h. 17.05: i ns. eroi capiscono che il portapacchi va montato;
h. 18.00: i ns. eroi finiscono di montare il portapacchi, bestemmiando le divinità cristiane;
h. 18.01: i ns. eroi si accorgono che hanno montato il portapacchi seguendo le istruzioni per un altro modello di macchina. Questo spiega la misteriosa assenza di parti dell'auto che, secondo le istruzioni, dovevano esistere. Spiega anche i molti pezzi avanzati;
h. 18.02: i ns. eroi decidono di fottersene e iniziano a legare il pacco, lungo 190 cm e pesante 25 chili, all'auto. Per farlo utilizzano delle inefficienti cinghiette che - a quanto pare - erano le uniche rimaste in tutta l'Ikea;
h. 18.35: legato;
h. 18.36: un tamarro ferma l'auto, dichiara che il pacco va legato a X e che così com'è vola via subito, e riparte;
h. 18. 37: siccome i tamarri si intendono di queste cose, i ns. eroi decidono di legare nuovamente il pacco;
h. 19.00: i ns. eroi terminano di legare a X il fottuto pacco, bestemmiando anche le divinità ebraiche;
h. 19.01: il Comansardante non trova più le chiavi dell'auto;
h. 19.02-20.00: ricerca delle chiavi per tutto il parcheggio, nei cespugli spartitraffico, all'interno dell'Ikea, nelle borse, nelle tasche e financo nelle mutande, nonché telefonate frenetiche alla Mamma del Comansardante, che al momento sta facendo yoga in palestra mentre il suo cellulare si intasa di chiamate sul tavolo del soggiorno. In tutto questo, i ns. eroi sono senza sigarette e gli svedesi salutisti di merda non le vendono;
h. 20.10: mentre la ns. eroina si reca, per la seconda volta, agli oggetti smarriti per chiedere se negli ultimi venti minuti non abbiano per caso trovato quelle dannate chiavi, la mamma del Comansardante vede le chiamate, si piglia male e contatta il figlio;
h. 20.20: la mamma del Comansardante - che abita fuori Torino - si avvia verso la casa dei ns. eroi per cercare le chiavi di riserva dell'auto;
h. 20.21-20.50: i ns. eroi, ormai sentendosi protagonisti di un racconto di Charles D'Ambrosio, si accusano vicendevolmente dello smarrimento e manca poco brucino il divano nel parcheggio. I nostri eroi, inoltre, sono sempre senza sigarette;
h. 20.51: la mamma del Comansardante ha trovato le chiavi e si avvia a portarle a quei due fessi dei ns. eroi;
h. 20.55: la ns. eroina propone di utilizzare l'attesa per legare meglio il pacco;
h. 20.56: il ns. eroe mette la mano sul pacco, ancora precariamente legato al tetto dell'auto, e ci trova le chiavi;
h. 20.57: il ns. eroe telefona a sua madre per dirle di restare lì dov'è, mentre la ns. eroina piange in mezzo al parcheggio;
h. 21.00-21.30: i nostri eroi tornano a casa ai 30 all'ora, rendendosi conto che no, il pacco non era legato bene. A ogni dosso bestemmiano in modo ecumenico;
h. 21.31: la mamma del Comansardante dichiara che solo l'intervento divino ha impedito la caduta del pacco e conseguente strage;
h. 21.32-21.42: i ns. eroi trascinano il pacco (190 cm. per 25 kg., giova ricordarlo.) per quattro piani di scale;
h. 22.00: i ns. eroi invitano la mamma a mangiare la pizza, e intanto si procurano le sigarette;
h. 22.30-23.00: i ns. eroi mangiano fumando;
h. 23.00: i ns. eroi tornano a casa;
h. 23.05: sempre loro aiutano la mamma a portarsi via il materasso del vecchio non-divano;
h. 24.00: i ns. eroi svengono nel letto.
20 giugno 2009:
I ns. eroi montano il divano e non si muovono più da esso.
Era un po' di tempo che non guardavo la televisione, ma stasera a cena il Comansardante l'ha accesa e mi sono aggiornata sugli spot in onda in questo secolo.
Dal momento che è quasi estate, i prodotti più venduti sono quelli che servono per abbronzarsi o dimagrire, o entrambe le cose insieme. Soprattutto la cellulite è un nemico da combattere con qualsiasi mezzo, dalle creme all'acqua (non quella del rubinetto, sia chiaro, che fa pisciare come un cavallo ma misteriosamente non intacca la pelle a buccia d'arancia) agli snack al cioccolato (combattere la cellulite col cibo, secondo me, è come scopare per recuperare la verginità, ma effettivamente ho idee antiquate e confuse e che ne so dei progressi della scienza?).
Così mi è venuta questa idea geniale: la carta igienica anticellulite.
Fai la cacca, ti pulisci e ti modelli le chiappe. Magari intrisa di crema depilatoria: con un unico, pratico gesto avrai un ano pulito, il culo glabro e la pelle levigata.
Non è un'idea geniale?
Domani butto la tv dal tetto.
Stasera il Comansardante mi ha fatto vedere questa foto:
e mi ha chiesto "Secondo te chi è?"
Ci ho pensato un attimo e poi ho sentenziato: "Non lo so, ma assomiglia a George Harrison".
Povero George: immagino l'onda anomala nel Gange, dove le sue ceneri sono state sparse - e non bastava che fosse morto, dovevano pure scambiarlo per lo sconosciuto Donato, che, ahinoi, avrebbe un giorno fatto carriera col suo vero nome.
Il Comansardante fa la notte, così il mio risveglio coincide, più o meno, col suo addormentarsi. Per cui stamattina mi sono mossa felpata come la pantera rosa, preparando la colazione senza far tintinnare nemmeno il cucchiaino contro la tazza del thè, facendo la doccia con tutte le porte chiuse, scalza fin sulla soglia di casa per non fare rumore con i tacchi. Sono uscita sul pianerottolo in punta dei piedi, ho ricacciato dentro Harold con un calcetto silenziosissimo, e mentre stavo per chiudere - senza produrre suono - la porta dietro di me, mi è scivolata di mano l'enorme borsa piena di bottiglie di vetro vuote che mi apprestavo a riciclare santamente, e ha emesso un delicato
CRASH!
mentre dette bottiglie in parte si sbriciolavano in minutissimi cocci, in parte rotolavano per il pianerottolo con un soave
RUMBLE RUMBLE RUMBLE RUMBLE
mentre io flautavo un appena percettibile
MA PORCA DI QUELLA VACCA
e mi lanciavo all'inseguimento.
Insomma, ci ho messo tutta la buona volontà ma il Comansardante si è svegliato lo stesso. Ma è lui che ha il sonno leggero, eh.
Visto che non so bene chi votare alle europee, ho fatto questo test online per vedere dove mi situo.
Viene fuori che in Italia sto più o meno nei paraggi di Sinistra e Libertà, vedo in lontanaza il PD e c'è Rifondazione che mi scruta all'orizzonte.
In compenso ho scoperto che sarei l'elettrice ideale di uno sconosciuto (a me) partito sloveno.
Tocca cambiare paese.
Al Centre Pompidou abbiamo visto un film: Calder che fa il circo con le sue creature di fil di ferro e panno.
Io sono rimasta lì incantata. Visto che l'ho trovato su youtube ve lo faccio vedere, così rimanete incantati anche voi:
Il mio preferito è il mangiatore di spade, a 2:15 della seconda parte.
Considerando che:
- siamo partiti da Torino che pioveva a dirotto;
- siamo arrivati a Parigi che pioveva a dirotto e faceva un freddo da congelare i passeri sui rami;
- siamo ripartiti da Parigi che soffiava il vento e urlava la bufera;
- siamo arrivati a Torino che c'erano 32 inspiegabili gradi e una parcentuale di umidità che di solito si associa a una vasca da bagno piena;
ne deduco che l'aereo ha volato non solo attraverso lo spazio, ma anche attraverso il tempo, è luglio e nessuno ha cuore di avvisarci.
Quest'anno mi perdo il Salone del Libro - e c'è pure Paolo Conte!
E mi perdo anche il radunone di Anobii proprio a due passi da casa.
E mi perdo anche il compleanno di BiblioPiccola (scusa BP!).
E, sapete?
Non me ne frega una cippa (tranne che per BP, ma tanto facciamo la festa dopo) perché
io
e il Comansardante
dopodomani
anzi domani che è l'una
prendiamo un aereo
e voliamo
a
PARIGI!
E quindi dopodomani anzi domani io sarò a spasso per il Quartiere Latino mano nella mano col Comansardante mio, e vaffanculo il Salone del Libro.
Tiè!
Oggi, al telefono col proprietario di una scuola di deltaplano (si, faccio un lavoro bizzarro).
Io: Mi dà la sua mail?
Lui: Hotelalfayankeebravoindia chiocciola...
Io: Ma tutto attaccato, così senza un punto?
Lui: ...
Io: ...
Lui: ...
Io: AAAAH! Era lo spelling!
Lui: ...
Io: Me lo ripete mica da capo?
Ci ero stata più di dieci anni fa, prima dei restauri. Si arrivava con l'autobus di linea in una piazza desolata e scrostata, ancorché imponente. La biglietteria era un tavolino piantato in mezzo alla ghiaia, davanti alla Reggia - che era scrostata e sporca come la piazza, ancorché pure lei imponente. La visita guidata era obbligatoria: non che ci fosse tanta gente, ma si veniva radunati uso pecore da un vecchietto sbrigativo, un volontario che aveva deciso di dedicare il resto della sua vita a incazzarsi per lo scempio della Venaria.
Pigliava il gruppo e lo guidava a passo di marcia fra le sale, raccontando la storia dolorosa degli abusi subiti dall'edificio che ha ispirato Versailles (cioè, la storia è questa: i francesi vengono qui, vedono la reggia e pensano figata, ne vogliamo una così!). Con marcatissimo accento sabaudo, contenendo i bòjafaus a stento, il vecchietto raccontava di come fosse stata trasformata in caserma (e mostrava i rimasugli di affresco nelle grandi sale abbandonate, con le scritte W LA FIGA incise fra i putti e gli stucchi, i controsoffitti in cemento, le plafoniere avvitate in mezzo ai muri), di come le statue fossero state rubate un po' da tutti e alcune si potessero ammirare nello studio del Presidente della Repubblica in persona (diceva il nonnetto, non so se è vero), indicava i prati fangosi di fuori e ci chiedeva di immaginare la vastità dei giardini.
Poi portava tutti nella celebre Galleria di Diana, che in mezzo alla desolazione spiccava candida e intatta.
"Bella, neh?" diceva, "L'han fatta tutta in cartongesso, sentite qui!" e batteva il pugno sul muro, che suonava vuoto.
Ci siamo tornati, dicevo, domenica, stavolta in macchina. Caspita, è cambiato tutto: c'è la biglietteria enorme e moderna con la coda a serpente fuori, la via turistica tutta fiorita di gelaterie e yogurterie e ristoranti (che si chiamano tutti Reale, Corona, Plateau Royal), c'è l'ingresso con l'audioguida e il guardaroba. Il vecchietto non l'ho visto da nessuna parte.
L'allestimento del piano basso (cucine e così via) è affascinante, anche se dopo un po' della storia di casa Savoia uno ne ha piene le balle - per fortuna che poi c'è il piano nobile, con le stanzone immense, i resti degli affreschi restaurati, un duo che suona oboe e clavicembalo, un altro che suona Bach con la marimba, la porta che dà sui giardini grandi e bellissimi - che sotto il sole sono verdi e scintillano di luce.
Insomma, hanno fatto un lavoro stupendo.
E poi c'è ancora la Galleria di Diana, ovviamente, e non ho resistito a vedere se era ancora in cartongesso: il muro stavolta suonava pieno. Vabbe', è una ricostruzione, ma è credibile.
Poi siamo usciti, abbiamo mangiato una crèpe e pure il gelato, abbiamo guardato i turisti sentendoci turisti pure noi (a Torino non è così comune, i turisti sono sempre una novità) e siamo tornati a casa felici.
A me però mancava il vecchietto.